A seguito delle interpretazioni emerse sul tema dell’accoglienza dei richiedenti asilo presso la Casa della Carità, l’associazione Città Protagonista ribadisce la propria posizione, già espressa in un precedente comunicato: una città non può essere amministrata attraverso omissioni, silenzi o comunicazioni tardive.
La vicenda del CAS non può essere considerata un episodio marginale, né un tema da rincorrere sui social. Si tratta, al contrario, di una questione che riguarda la coesione della comunità, la credibilità delle istituzioni e il rispetto delle procedure democratiche.
Secondo Città Protagonista, il sindaco Domenico La Marca avrebbe gestito l’intera vicenda in modo opaco, senza informare il Consiglio comunale né coinvolgere adeguatamente la città. L’associazione sottolinea inoltre l’assenza di verbali, documenti o comunicazioni ufficiali in grado di chiarire contenuti, impegni assunti e valutazioni effettuate.
Per Città Protagonista, la sede naturale per affrontare un tema così delicato era ed è la Conferenza provinciale permanente, luogo istituzionale deputato al coordinamento tra Prefettura, Comuni e forze dell’ordine. Non risulta, sostiene l’associazione, che il sindaco l’abbia convocata o sollecitata, né che abbia chiesto un confronto o ritenuto necessario condividere informazioni con la comunità rappresentata.
Nel vuoto di comunicazione istituzionale, altri gruppi di minoranza hanno proposto un referendum consultivo. Una scelta che Città Protagonista dichiara di non condividere: non perché il tema non sia rilevante, ma perché un referendum non può sostituire il governo del territorio, né risolvere questioni che dipendono da norme statali, decisioni prefettizie e protocolli nazionali.
Il rischio, secondo l’associazione, era quello di trasformare un tema complesso in un sondaggio emotivo, alimentando tensioni e spostando il dibattito dal merito alla propaganda.
Città Protagonista rivendica invece la scelta della responsabilità istituzionale. Manfredonia, ricorda l’associazione, ha una storia importante sul fronte dell’accoglienza: nel 2004 fu tra le prime realtà pugliesi a costruire un modello pubblico con il progetto Manfredonia Solidale, poi Capitanata Solidale. Un’esperienza che dimostra come la comunità sia stata capace di accogliere senza rinunciare alla lucidità, riconoscendo nel Consiglio comunale il luogo naturale del confronto democratico.
Da qui le domande poste dall’associazione: chi ha autorizzato cosa? Quali impegni sono stati assunti? Quali ricadute sociali sono state valutate? Perché il Consiglio comunale non è stato informato?
Città Protagonista pone inoltre l’attenzione su quanto accade oggi nelle campagne del territorio. Secondo quanto riportato da più fonti, molti migranti presenti lavorerebbero già nei campi. L’associazione chiede quindi se siano assunti regolarmente, se dispongano di adeguate tutele contro gli infortuni, se vengano pagati secondo contratto e se siano versati i contributi.
«L’accoglienza non è solo ospitalità — afferma Città Protagonista — ma tutela della dignità umana, contrasto allo sfruttamento e presidio del territorio. Su questo, però, il sindaco non ha detto una parola».
L’associazione precisa di non voler partecipare a una competizione tra chi si mostra “più sensibile” o “più duro” sul tema dei migranti. L’obiettivo dichiarato non è alimentare paure né minimizzare problemi reali, ma chiedere che la città sia governata con serietà, trasparenza e responsabilità.
Città Protagonista annuncia quindi che continuerà a esercitare un’opposizione autonoma, rigorosa e non allineata, distante sia dai silenzi della maggioranza sia dalle scorciatoie populiste.
«La nostra bussola resta la stessa: difendere la comunità attraverso la verità dei fatti, la forza delle istituzioni e il rispetto della dignità umana. Manfredonia merita un dibattito adulto, non un’arena. E merita un sindaco che informi, non uno che rincorra».




Commissario prefettizio!
Datele na seggie a cost. Pure nu banghetìll
faranno il rikongingibendo
ne arriveranno il triplo