Nel caso dell’omicidio di Angela Petrachi arrivano le motivazioni della Corte d’Appello di Catanzaro dopo il rigetto, lo scorso marzo, dell’istanza di revisione della condanna all’ergastolo per Giovanni Camassa.
Al centro della richiesta dei legali dell’imputato una traccia biologica di DNA rinvenuta su un reperto appartenente alla vittima, considerata dalla difesa come possibile elemento nuovo a discarico. Tuttavia i giudici hanno chiarito che tale elemento “non può essere, né con certezza né esclusivamente, ricondotta” all’ex marito della donna, inizialmente indagato e poi escluso dall’inchiesta.
Secondo la Corte, il dato tecnico non è sufficiente a scardinare il quadro accusatorio già consolidato, poiché “non rende incompatibile il nuovo quadro indiziario con i dati probatori su cui è stato fondato il giudizio di colpevolezza di Camassa”.
Nelle motivazioni viene evidenziato come la traccia genetica presenti elevata frammentazione e margini di incertezza nella ricostruzione del profilo genetico, anche per la possibile presenza di più contributori. Tra questi, i giudici indicano i figli della vittima avuti dall’ex marito, il cui DNA risulta necessariamente compatibile con quello paterno, rendendo quindi più probabile la loro presenza sul reperto.
Viene inoltre sottolineato come non sia stata accertata la natura del materiale biologico da cui è stata estratta la traccia, elemento che contribuisce a ridurne il valore probatorio.
Angela Petrachi, giovane madre di Melendugno, scomparve il 26 ottobre 2002 e fu ritrovata uccisa l’8 novembre successivo in un boschetto di Borgagne. Giovanni Camassa, condannato all’ergastolo, ha sempre dichiarato la propria innocenza.
Lo riporta ansa.it.



