AttualitàManfredonia
Intervista al Direttore dell’Ufficio per la pastorale della Cultura, Educazione e Comunicazione

Manfredonia e Chiesa, Illiceto: “Oggi più che mai attenti alle dinamiche sociali”

"Quante realtà sociali sono nate grazie alla Chiesa per rispondere a dei bisogni reali e concreti della comunità di Manfredonia? Molte, e speriamo di continuare su questa strada"


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Manfredonia, 11 luglio 2019. Nelle ultime pagine di cronaca e attualità nazionale la Chiesa assume una nuova voce, rifiutando un ruolo marginale all’interno delle discussioni sociali e politiche. Tempi duri richiedono risposte altrettanto forti. Lo sanno bene quei preti e laici che non hanno avuto paura di prendere una posizione negli ultimi mesi di fronte a certe scelte politiche o certi manifestazioni delle autorità, non senza scatenare polemiche: le decisioni in materia di accoglienza, il rosario impugnato come strumento di propaganda o, ancora, i cartelli riportanti messaggi evangelici ingiustamente sequestrati durante le manifestazioni leghiste. Ed è proprio da qui che parte la riflessione di Michele Illiceto, Direttore dell’Ufficio per la pastorale della Cultura, Educazione e Comunicazione, Docente di filosofia presso la Facoltà Teologica di Bari, scrittore e saggista: «In qualità di  responsabile di un settore della pastorale, quale la cultura e l’educazione, nel mio piccolo prendo una posizione, anche in linea con il magistero del compianto nostro arcivescovo mons. Michele Castoro e del nuovo appena arrivato mons. Franco Moscone. Anche i giornali di matrice cattolica come Avvenire o Famiglia Cristiana hanno più volte criticato le scelte politiche degli ultimi tempi. Purtroppo nel mondo cattolico c’è una frangia che critica aspramente Papa Francesco: troppa apertura, spirito troppo in polemica con certe scelte dell’attuale autorità governativa. In realtà, il messaggio di Papa Francesco è il cuore del messaggio evangelico: rispetto della dignità umana, accoglienza e ospitalità, apertura verso il prossimo, per saper coniugare amore per Dio e amore per gli altri.»

Ma a livello di diocesi, delle piccole comunità parrocchiali, si crea mai una riflessione sulle attuali dinamiche sociali e politiche? Quando striscioni e cartelli riportanti il messaggio evangelico (“Ama il prossimo tuo”) venivano portati via nel corso delle manifestazioni leghiste, non è partita una mobilitazione, un’occasione di confronto sulla tematica?

«È vero, io stesso avrei potuto smuovere le parrocchie per dare una risposta a questa triste piega della nostra politica. Forse una piccola giustificazione c’è: il passaggio di testimone dal compianto Castoro al nuovo vescovo Padre Franco Moscone.  Un periodo di transizione per noi, per cui non sapevamo come il nuovo vescovo avrebbe affrontato questa cosa. Ma ci tengo a sottolineare che Padre Moscone è molto aperto, sensibile al sociale e attento alle problematiche degli ultimi, del resto lui viene da quel mondo lì: fa parte di una congregazione religiosa, i Somaschi, che portano avanti case di accoglienza e scuole nei paesi in via di sviluppo, destinate a prendersi cura di persone che Papa Francesco ha definito il frutto della “cultura dello scarto”.»

Quindi la Chiesa può prendere una posizione?

«La Chiesa non fa politica in senso partitico, non può scegliere uno schieramento perché deve tenere un profilo alto e universale. Un profilo alto che si mantiene tale richiamando i valori etici di ispirazione cristiana che sono alla base del suo messaggio di fraternità e di inclusione. Non si tratta di valori astratti, ma concreti. Il che significa anche criticare le scelte politiche quando è necessario, ma mai passando per una presa  di posizione netta nei confronti di una coalizione politica e questo per evitare strumentalizzazioni  in termini di voto nelle varie comunità. Lo fa indirettamente: la Chiesa oggi ha già denunciato il Decreto Sicurezza, ha parlato in difesa di quanti si prodigano per salvare vite umane, perché il valore della persona, a qualunque zona geografica, etnia o confessione religiosa appartenga,  viene prima di ogni calcolo politico e di ogni costo economico… Ed è il motivo per cui ad oggi è sotto attacco. Ritengo giusto che il Papa non faccia nomi, perché non è contro il personaggio politico in sé ma contro le idee che questo incarna. Del resto sono le idee  – sbagliate o giuste che siano – il motore di ogni modello  politico. E poi potrebbe essere frainteso, accusato di ingerenza.  Di fronte alle povertà e alle fragilità del nostro tempo la Chiesa più che schierarsi preferisce  sporcarsi le mani seguendo la logica del prendersi cura e dell’accoglienza. Molti la definiscono pusillanimità o anche diplomazia di facciata, io la definirei prudenza e oculatezza. Non si tratta di  accettazione passiva da parte della Chiesa, ma solo un modo di vivere la gestazione dei processi.»

E se domani un prete durante una sua omelia dovesse prendere posizione netta, come la prenderebbe?

«Nella chiesa c’è l’istituzione e la profezia. Nel passato abbiamo avute figure scomode che profeticamente hanno dato un segnale di rottura. Ognuno sceglie per sé come comportarsi, l’importante è essere in linea con il vangelo che è sempre dalla parte degli ultimi. Penso che in diocesi sia forte la componente moderata. Ritengo che il cattolicesimo manfredoniano per lo più sia ancora legato ai valori della cultura della sinistra (che non vuol dire che accetti per intero il  pacchetto della proposta politica dell’attuale PD). Chiaramente quando parlo della cultura della sinistra mi riferisco a quella vera, intelligente e buona, quella autentica che critica il divario tra poveri e ricchi, smaschera  le disuguaglianze  sociali e che propone un’idea di Stato sociale capace di prenderci cura di tutti per la realizzazione del bene comune. Credo che più che con le parole la diocesi stia dimostrando con i fatti la sua posizione. Basti pensare alle tante iniziative di carità (mense, doposcuola, accoglienza dei rifugiati, etc…) e di promozione sociale ed educativa da parte delle parrocchie, che non vano lette come puro assistenzialismo, ma come accompagnamento e presa in carico di alcune persone che vivono in situazione di fragilità. O al   campo estivo di Borgo Mezzanone “Io Ci Sto”, che va avanti da tanti anni. Per cinque settimane quaranta ragazzi da tutta Italia verranno a toccare con mano il mondo dell’accoglienza, quella autentica.  La chiesa preferisce lavorare nel silenzio senza mettere in mostra il proprio operato perché il suo scopo non è né il proselitismo né il potere sulle coscienze.  La chiesa di Manfredonia si ritrova nell’immagine di Don Tonino Bello che voleva una “Chiesa del grembiule” al servizio  della gente.

Oggi è un periodo delicato per Manfredonia, presto avremo notizie sulla relazione antimafia. Se questa dovesse dimostrare ingerenze della criminalità sugli affari pubblici, la diocesi ha in mente percorsi educativi per affrontare la cosa?

«Il Vescovo è molto attento a questa realtà, in alcuni interventi ha già denunciato questo rischio che non è solo di Manfredonia, ma riguarda tutto il territorio del Gargano. Chiaramente i pronunciamenti dei vescovi gravitano attorno ai valori che vengono compromessi dalla presenza della criminalità su un territorio, valori che sono alla base di una scelta di vita cristiana e civile. Padre Moscone, e Castoro prima di lui, ha già ammesso la necessità della Chiesa di essere più presente, facendo soprattutto un discorso  di prevenzione e di denuncia. Come? Coniugando il Vangelo con le dinamiche sociali. Questo non riguarda solo la criminalità organizzata, ma tutte le sfaccettature della società postmoderna. Faccio un esempio: quanti imprenditori a Manfredonia si professano cristiani ma poi non rispettano i diritti dei lavoratori, evitando logiche di sfruttamento?  Già Castoro, in alcune sue Lettere e Linee pastorali  ha denunciato situazione di lavoro nero o di lavori sottopagati. Che a Manfredonia sono  una vera piaga sociale. Per un cristiano prima della legalità viene la moralità che vive ogni giorno a livello familiare, professionale e sociale. Per quanto riguarda la politica bisogna dire che essa parte dal basso, non è fatta solo dagli amministratori. In democrazia paradossalmente il vero potere non c’è l’ha chi governa, ma chi sceglie i propri governanti e li controlla nel periodo del loro mandato. Una città che dorme e che non si cura dei processi comunitari è come se desse il permesso ai propri amministratori d fare quello che vogliono.  Nell’era della Grecia classica Pericle in una sua  famosa orazione disse che chi non si occupa di politica  –  cioè degli affari della propria città – non va considerato  “innocuo” ma “inutile”. Quello che noto è una forte dissociazione tra responsabilità individuale e responsabilità sociale. A tal proposito, sempre Pericle sosteneva che un cittadino non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private. Ecco perché ritengo che se ci fosse una maggiore responsabilità di tutti per le cose della città eviteremmo anche quel brutto  fenomeno che è il voto di scambio portato avanti secondo logiche clientelari. Chi è responsabile, colui che compra il voto facendo promesse di lavoro o chi, disperato per non aver trovato lavoro, offre il proprio voto pur di trovare una sistemazione? Di certo il politico che sfrutta la disperazione di chi non riesce a trovare lavoro ha una responsabilità maggiore di chi si presta a tale gioco. E questo non è assolutamente cristiano. In ogni caso abbiamo in mente diversi progetti, ad esempio quello del Forum Sociale delle parrocchie dove affrontare insieme alcune questioni che riguardano da vicino la nostra città. Un momento per fare formazione, quello che i partiti storici non hanno più saputo fare in questi ultimi anni.»

In questi anni come è stato il rapporto tra le autorità locali,  il Sindaco, e le gerarchie ecclesiastiche della Diocesi?

«Un rapporto istituzionale e di collaborazione, nel reciproco rispetto della  specificità e del ruolo di ciascuno. Devo dire che durante l’Amministrazione di Riccardi il Comune è sempre stato attento a valorizzare le energie, le spinte ideali e le risorse umane presenti nelle parrocchie, specie quando si trattava del sociale. In passato, su proposta delle parrocchie, abbiamo portato avanti con l’Assessorato ai sevizi sociali delle belle iniziative, come il “Progetto Nicodemo” destinato agli anziani del quartiere Croce-Di Vittorio, o anche il “Patto Educativo della città” per prevenire devianze  adolescenziali e rimediare allo scollamento tra scuola e famiglia. E poi c’è il Grest che ancora, da circa vent’anni,  va avanti anche senza aiuti esterni, perché è un evento importantissimo per i ragazzi e per le famiglie della città, soprattutto nelle periferie. Proprio in questi giorni la nostra città è come invasa in tutti i quartieri dai giochi e dai colori di ragazzi in festa per il Grest. E tutto questo grazie all’attenzione dei sacerdoti e alla disponibilità gratuita di tanti giovani e adulti educatori che si prendono cura dei figli degli altri. Queste iniziative sono  squisitamente “politiche” e nulla affatto bigotte. Quante realtà sociali sono nate grazie alla Chiesa per rispondere a dei bisogni reali e concreti della comunità di Manfredonia? Molte, e speriamo di continuare su questa strada, ispirati da una stupenda affermazione di don Milani il quale diceva che i problemi degli altri sono anche i miei. Uscirne da soli è avarizia, uscirne insieme è politica. »

Manfredonia e Chiesa, Illiceto: “Oggi più che mai attenti alle dinamiche sociali” ultima modifica: 2019-07-11T16:59:50+00:00 da Redazione



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Commenti


  • Yuri

    Manfredonia ha bisogno di persone come il prof. Illiceto. Condivido ogni parola detta nell’intervista. Queste sono persone all’altezza e non quei pagliacci e quei trash che denigrano ogni giorno la nostra città. Illiceto Sindaco lo vedrei benissimo. Pensateci manfredoniani.


  • giovanni

    Se il meglio che questa città può offrire è un professore di religione, stiamo freschi…ma so, come manfredoniano, che c’è di meglio…molto meglio.


  • Vladimir Putin Sindaco di Manfredonia


  • Ficus

    Giovanni è il classico manfredoniano senza alcuna cultura. Definisce il professore Illiceto un semplice insegnante di religione senza avere contezza alcuna del suo prestigiosissimo curriculum.

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