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DECIMABIS PELLEGRINO Foggia, processo d’appello Decimabis: chiesta la conferma della condanna a 15 anni per il boss Pellegrino

Il pg Barbanente ha concluso la requisitoria per nove imputati. L’accusa si fonda su intercettazioni e dichiarazioni di sette collaboratori di giustizia

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
11 Luglio 2026
Cronaca // Foggia //

FOGGIA – Nessuno sconto di pena per Vincenzo Antonio Pellegrino, detto “Capantica”, indicato come uno dei boss storici della “Società foggiana”. Il procuratore generale Francesco Barbanente ha chiesto la conferma della condanna a 15 anni di reclusione inflitta in primo grado nell’ambito del processo d’appello Decimabis, in corso a Bari.

Secondo l’accusa, Pellegrino avrebbe ricoperto un ruolo di primo piano all’interno della batteria Moretti-Pellegrino-Lanza, diventando un punto di riferimento per gli affiliati nei periodi di detenzione di Rocco Moretti e del figlio Pasquale. Storico fedelissimo di Moretti sin dagli anni Ottanta, il 74enne è detenuto dall’aprile 2016.

La requisitoria del pg, iniziata lo scorso 24 aprile e destinata a concludersi in autunno, riguarda complessivamente 12 imputati. Nella seconda parte dell’intervento, durata quasi tre ore, Barbanente ha esaminato la posizione di nove di loro, chiedendo per tutti la conferma delle pene stabilite dal Tribunale di Foggia il 23 settembre 2023.

Oltre ai 15 anni per Pellegrino, il pg ha chiesto 12 anni per Leonardo Gesualdo e 11 anni ciascuno per Savino Ariostini, Michele Morelli, Ciro Stanchi, Mario Clemente, Giuseppe Perdonò, Massimiliano Russo e Pietro Stramacchio. Tutti sono accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa.

Nella prossima udienza saranno esaminate le posizioni degli altri tre imputati: Felice Direse, condannato in primo grado a 13 anni per mafia; Marco Gelormini, condannato a 4 anni per tentata estorsione; e Alessandro Morena, condannato a 9 anni per due episodi di usura e le relative estorsioni.

L’inchiesta Decimabis

L’indagine Decimabis portò, tra novembre e dicembre 2020, all’emissione di 44 ordinanze cautelari. La Direzione distrettuale antimafia chiese inizialmente 43 rinvii a giudizio, poi ridotti a 41 in seguito alla morte di due indagati, tra cui il capo-clan Federico Trisciuoglio.

Il procedimento si divise successivamente in due tronconi. Tredici imputati furono rinviati a giudizio con rito ordinario davanti al Tribunale di Foggia: il processo si concluse con 12 condanne, mentre una posizione minore venne stralciata. Altri 28 imputati scelsero il rito abbreviato, concluso in appello con un’assoluzione e 27 condanne.

Nel complesso, il Tribunale di Foggia inflisse nel settembre 2023 circa 130 anni di carcere, con pene comprese tra 4 e 15 anni, per reati che comprendono associazione mafiosa, estorsione, tentata estorsione e usura.

Secondo gli investigatori, Decimabis ha ricostruito uno dei principali affari criminali della “Società foggiana”: il sistema delle estorsioni, accanto al traffico di sostanze stupefacenti. L’inchiesta si inserisce nel solco dell’operazione Decimazione, scattata il 30 novembre 2018 con 30 arresti e conclusa con un’archiviazione, due assoluzioni e 27 condanne.

Intercettazioni e dichiarazioni dei pentiti

L’impianto accusatorio si basa sulle intercettazioni raccolte durante le indagini e sulle dichiarazioni di sette collaboratori di giustizia.

Nel processo di primo grado furono ascoltati i foggiani Alfonso Capotosto, Carlo Verderosa e Giuseppe Folliero, il sammarchese Patrizio Villani, ritenuto vicino al clan Sinesi, e il viestano Danilo Pietro Della Malva.

A loro si sono aggiunti i fratelli Ciro e Giuseppe Francavilla, diventati collaboratori di giustizia dopo la sentenza di primo grado. Giuseppe Francavilla è stato ascoltato anche nei mesi scorsi davanti alla Corte d’appello.

Il ruolo attribuito a Pellegrino

Per la procura generale, Pellegrino sarebbe stato “un capo e componente del vertice della batteria”, con funzioni di direzione della “Società foggiana” e di partecipazione alle decisioni sulle strategie criminali, insieme ai vertici delle batterie Sinesi-Francavilla e Trisciuoglio-Tolonese.

Secondo il pg, non vi sarebbero elementi per ridurre la pena, anche perché gli imputati avrebbero già beneficiato delle attenuanti generiche in primo grado, ottenendo condanne vicine ai minimi previsti.

Per Leonardo Gesualdo, ritenuto affiliato ai Moretti-Pellegrino-Lanza, è stata chiesta la conferma della condanna a 12 anni. L’uomo, arrestato il 6 ottobre 2025 dopo quasi cinque anni di latitanza, è considerato dall’accusa un soggetto incaricato di supportare l’organizzazione nelle attività estorsive, dalla richiesta delle tangenti alla riscossione e alla consegna del denaro agli affiliati.

Conferma della pena a 11 anni chiesta anche per Mario Clemente, indicato come affiliato ai Sinesi-Francavilla e considerato il primo dissociato nella storia della “Società foggiana”. Attualmente ai domiciliari, Clemente aveva dichiarato in aula di essersi avvicinato ai Testimoni di Geova e di aver interrotto ogni rapporto con il passato criminale, senza tuttavia indicare i nomi di eventuali complici. Lo riporta La Gazzetta del Mezzogiorno.it

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