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L’ABS nella “macchina” dell’economia


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COME promesso nello scorso articolo, oggi parleremo di ABS. Sgombriamo subito il campo da qualsiasi dubbio: non stiamo parlando dell’Antilock Braking System, tipico delle autovetture (ABS, per l’appunto). Piuttosto, facciamo riferimento alle Asset Backed Securities tacciate, da buona parte dei giornalisti (e anche da alcuni economisti), come una delle cause del crollo dei mercati finanziari mondiali nel “lontano” 2008.

Tornate in auge grazie a loro acquisti da parte delle principali banche centrali – la BCE è prossima ad un intervento – le ABS sono in realtà strumenti finanziari che, solo in seguito ad utilizzi non ortodossi degli strumenti stessi, hanno provocato risultati dannosi.

Come spesso avviene, non possiamo esimerci dal porci una domanda: E’ corretto accusare uno strumento (o un’invenzione) di qualcosa che in realtà è da imputare solamente ad un suo utilizzo erroneo da parte dell’essere umano? Anche in questo caso, la nostra risposta è negativa. Le Asset Backed Securities sono dei titoli derivati, ovvero dei titoli il cui andamento è legato a quello di un predeterminato strumento sottostante. Nel caso specifico delle ABS, il sottostante è rappresentato da prestiti concessi dalle banche a determinate categorie di clienti, siano essi privati o imprese. Non possiamo entrare troppo nel dettaglio della materia poiché la mission della nostra rubrica è di portare l’economia nelle case degli italiani e non di essere una rubrica accademica. Ciò che, tuttavia, ci interessa farvi comprendere è che stiamo parlando di strumenti il cui fine è di sintetizzare un “pacchetto” di prestiti reali in un unico strumento finanziario. In definitiva, il loro funzionamento è molto simile a quello delle obbligazioni, ovvero di titoli di credito che prevedono: un capitale, che sarà restituito alla scadenza; un tasso di interesse, idoneo a compensare il maggior rischio assunto dall’investitore; una quotazione giornaliera.

In base a quanto descritto in precedenza, emerge chiaramente che fintantoché le ABS racchiudono pacchetti di prestiti sufficientemente “affidabili”, il sistema può essere ritenuto efficiente. Tramite questi derivati, infatti, è possibile reperire nuove risorse da investire in altri strumenti e, al tempo stesso, “alleggerire” i bilanci delle banche da prestiti di qualità inferiore. Viceversa, laddove l’uso delle ABS determini un finanziamento a soggetti che (con grande probabilità) non saranno in grado di rimborsare i propri prestiti, i quali saranno in seguito “scaricati” ai piccoli investitori, eccoci di fronte ad un utilizzo scorretto di uno strumento che – in origine – non nasce “malato”! “Quel che un’epoca sente come male è di solito un contraccolpo inattuale di ciò che una volta fu sentito come bene…” – Friedrich Nietzsche

(A cura del Dr. Leonardo Taronna – www.twitter.com/TaronnaL
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L’ABS nella “macchina” dell’economia ultima modifica: 2014-09-11T20:37:45+00:00 da Redazione



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Commenti


  • Leonardo Taronna

    Un caro saluto a tutti Voi.

    Quanti fossero interessati ad approfondire l’argomento delle Asset Backed Securities possono leggere l’articolo più dettagliato pubblicato sul portale Close-up Engineering.

    Link => http://closeupengineering.it/l-abs-macchina-delleconomia/


  • Raffaele

    Lei parla, eufemisticamente, di “utilizzi non ortodossi e/o erronei degli strumenti ABS” quando, a mio parere, sarebbe più corretto parlare di “utilizzi criminali degli stessi”. I titoli in argomento sono spesso negoziati nell’ambito dello ” shadow banking system”, rete di intermediatori (hedge fund, fondi previdenziali, società di investimento, finanziarie di garanzia, veicoli creati per scopi specifici e altre entità) priva di regolamentazione (o perlomeno con una regolamentazione molto elastica), parallela a quella tradizionale, che al contrario è disciplinata.
    Gli operatori dello shadow banking trattano tutti gli strumenti finanziari legati ai mercati ‘over the counter’ (non regolamentati): derivati, swap, Asset backet securities (Abs), CDS, cartolarizzazioni, Collateralized debt obligation (Cdo).
    Tra l’altro, acquistano crediti a lungo termine e li smobilizzano con l’emissione di obbligazioni il cui rimborso è garantito dai crediti stessi, che spesso si rilevano inesigibili causando forti perdite ai sottoscrittori (come successo con gli MBS, quei titoli obbligazionari garantiti dai crediti dei mutui subprime). I pericoli d’insolvenza e di instabilità sistemica indotti da tale finanza parallela sono elevatissimi.
    Il problema non sta tanto negli strumenti utilizzati (per es. un uso corretto dei derivati può permettere di coprire il proprio portafoglio, quindi ridurre il rischio e non aumentarlo) ma nell’uso che ne è fatto.
    Il problema non è la speculazione in sé (che tra l’altro offre il vantaggio di rendere costantemente liquido il mercato), ma il fatto che non sia controllata.

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