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LUCERA FOGGIA Arrestato 46enne a Lucera accusato di violenze e persecuzioni contro l’ex moglie

La vittima ha riportato ustioni di I e II grado all’emivolto destro, con flitteni ed esposizione del derma, giudicate guaribili in 14 giorni dai sanitari

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
11 Settembre 2026
Cronaca // cronaca //

Un 46enne di Lucera è stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nell’ambito di un’inchiesta su una lunga serie di presunti maltrattamenti, violenze e condotte persecutorie ai danni dell’ex moglie, con la quale avrebbe continuato a convivere anche dopo il divorzio.

Al centro dell’indagine c’è un episodio avvenuto nel primo pomeriggio del 9 luglio 2026, quando, secondo l’accusa, l’uomo avrebbe reagito a un rifiuto di natura sessuale afferrando una moka ancora piena di caffè bollente e lanciandola contro il volto della donna.

La vittima ha riportato ustioni di I e II grado all’emivolto destro, con flitteni ed esposizione del derma, giudicate guaribili in 14 giorni dai sanitari. L’episodio, secondo la ricostruzione investigativa, sarebbe stato il culmine di una situazione di violenza e vessazioni protrattasi per anni.

Le accuse della Procura

A carico del 46enne sono stati formulati tre distinti capi di imputazione: maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale e lesioni personali aggravate in relazione al lancio della moka.

Per quanto riguarda i maltrattamenti, l’accusa contesta all’uomo di aver sottoposto la donna a un regime continuativo di vessazioni, umiliazioni, aggressioni fisiche e controllo ossessivo dall’agosto 2001 al 18 agosto 2026, anche alla presenza dei figli minori.

L’accusa di violenza sessuale riguarda invece presunti episodi verificatisi dall’aprile 2021, quando è intervenuto il divorzio, fino al 9 luglio 2026. Secondo la Procura, l’uomo avrebbe costretto la vittima a subire e compiere atti sessuali contro la propria volontà, facendo leva sul suo stato di soggezione psicologica e ricorrendo a minacce.

Il quadro accusatorio comprende inoltre le lesioni personali aggravate per l’aggressione con la moka bollente. Le contestazioni sarebbero aggravate dal fatto che i presunti reati sarebbero stati commessi ai danni dell’ex coniuge, in concomitanza con i maltrattamenti e, in alcuni casi, alla presenza della figlia minorenne.

Le minacce e i messaggi cancellati

La custodia cautelare in carcere è stata motivata anche dal pericolo di inquinamento probatorio e dal rischio di reiterazione dei reati, alla luce delle condotte contestate all’indagato.

Secondo quanto riportato nell’ordinanza, l’uomo avrebbe cercato di impedire alle persone vicine alla vittima di parlare attraverso minacce rivolte anche alla figlia minore: “se dici qualcosa a tuo fratello io ti uccido”.

All’ex moglie sarebbero inoltre arrivati messaggi minatori attraverso WhatsApp, successivamente cancellati, tra cui: “Anche se mi denunci e vado in galera e ti farai una nuova famiglia, io ti ucciderò lo stesso!”.

La vicenda, sempre secondo l’ordinanza, non si sarebbe fermata neppure dopo l’allontanamento della donna dall’abitazione. Il 17 agosto 2026, infatti, l’uomo avrebbe raggiunto l’abitazione degli ex suoceri, dove la vittima aveva trovato rifugio, arrivando a manomettere con della colla la serratura. Per consentire l’accesso all’abitazione sarebbe stato necessario l’intervento dei Vigili del Fuoco e della Polizia.

Dalla gelosia alle presunte violenze

Alla base della situazione descritta dagli inquirenti ci sarebbero “la gelosia ossessiva” dell’uomo e la frustrazione legata “dal suo stato di inoccupazione che lo vedeva dipendere dall’attività lavorativa di badante della moglie”.

Secondo la ricostruzione accusatoria, da questi elementi sarebbe nato un sistema di controllo sui movimenti, sugli spostamenti e sulla vita privata della donna. La separazione formalizzata nel 2021 non avrebbe interrotto la convivenza, trasformandola di fatto in una situazione di “separato in casa”.

Nel corso degli anni sarebbero stati segnalati episodi di percosse, perquisizioni del telefono della figlia, insulti e aggressioni fisiche. Tra gli episodi contestati figurano il lancio di soprammobili e flaconi nel giugno 2025, il trascinamento per i capelli dal letto alla cucina nell’ottobre dello stesso anno, il volto calpestato con le scarpe nel marzo 2026 e presunti tentativi di strangolamento a mani nude nel giugno 2022 e nel giugno 2026.

Le accuse, secondo quanto riportato nell’ordinanza, troverebbero riscontro nelle testimonianze dei familiari, nei referti medici, nella documentazione fotografica e nelle annotazioni di polizia raccolte durante le indagini.

La difesa respinge le accuse

L’uomo, assistito dall’avvocato Giacomo Grasso, ha respinto ogni contestazione durante l’interrogatorio di garanzia. Il 46enne ha inoltre messo a disposizione degli inquirenti il proprio telefono cellulare, affinché potessero essere analizzate chat e conversazioni tra i due ex coniugi.

In particolare, l’indagato avrebbe sostenuto che fosse la donna, in diverse occasioni, a chiedere con insistenza di avere rapporti sessuali. Ha inoltre fornito una versione differente dell’episodio della moka, sostenendo che si sarebbe trattato di un gesto autolesionistico accompagnato dalla frase: “Ora vedi che guaio di faccio passare”.

“Questa è la versione dei fatti che ha fornito il mio assistito, credibile o meno non sta a me giudicarlo”, precisa il legale, che richiama anche il particolare contesto sociale nel quale sarebbe maturata la vicenda e “l’ingenuità estrema dell’indagato, tale da ignorare sia le circostanze dell’avvenuta separazione con la moglie che del successivo matrimonio della stessa con un anziano, ultraottantenne del posto, che accudiva per lavoro”.

La strategia della difesa

Sul futuro giudiziario della vicenda, l’avvocato Grasso spiega: “Ora, alla luce delle emergenze emerse dalle indagini, suppongo che la Procura voglia muoversi con il giudizio immediato, che impone alla difesa la decisione, entro 15 giorni dalla notifica, di aderire ad un rito alternativo al dibattimento, quale può essere il patteggiamento o il giudizio abbreviato. E alla luce del materiale al momento in mio possesso (una parte è ancora coperta da segreto istruttorio) ci orienteremo verso la richiesta del rito abbreviato, da valutare se ‘secco’ o ‘condizionato’ ad una implementazione probatoria”.

“L’obiettivo – conclude l’avv. Grasso – non sarà provare a sovvertire l’asse accusatorio, ma di metterlo su un binario di più equa verità”.

Lo riporta foggiatoday.it.

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“Felicità non è fare sempre ciò che si vuole, ma volere sempre ciò che si fa.” – Valerio Albisetti

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