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DESERTO TARTARI “Il deserto dei Tartari”: il paradosso della frontiera e il prezzo di aspettare un sogno

Da Buzzati all’Italia di oggi: il confine può proteggere, separare e rinviare la vita oltre una soglia ancora da attraversare.

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
11 Settembre 2026
Cultura //

Da Buzzati all’Italia di oggi: il confine può proteggere, separare e rinviare la vita oltre una soglia ancora da attraversare.

di Antonio Pio Piazzolla

La Fortezza Bastiani è stata costruita per impedire che il nemico attraversi la frontiera; Giovanni Drogo trascorre la vita sperando che lo faccia, ed è in questa contraddizione che “Il deserto dei Tartari” di Dino Buzzati trasforma un confine geografico nel confine tra due vite possibili.

Quando il giovane ufficiale arriva alla Fortezza pensa di rimanervi pochi mesi: alle sue spalle ci sono la città, la madre, gli amici, Maria e una vita ancora tutta da scegliere, davanti c’è il deserto del Nord, dal quale da anni non arriva nessuno. A Bastiani, però, più il nemico non arriva, più diventa necessario che esista.

Senza i Tartari la Fortezza infatti perde la propria ragione e con essa rischiano di perderla gli anni di chi la presidia. Quello che dovrebbe essere temuto finisce per essere desiderato: l’invasione diventa l’occasione capace di trasformare una vita ordinaria in una vita eccezionale. La frontiera, però, non separa soltanto due territori, perché Bastiani costruisce una propria cultura di regole, rituali, gerarchie e valori: più Drogo la interiorizza, più la città gli diventa estranea. Da una parte ci sono l’onore, l’attesa e il sogno dell’occasione straordinaria; dall’altra gli affetti e una quotidianità meno eroica ma concreta. Il confine militare diventa così anche un limite culturale tra due modi di attribuire valore all’esistenza.

È forse qui che Drogo diventa nostro contemporaneo, non perché oggi aspettiamo i Tartari, ma perché anche la vita reale può essere rinviata oltre soglie che sembrano dover essere superate prima di poter cominciare davvero, come un lavoro stabile, un reddito sufficiente, una casa, l’autonomia. Il Rapporto annuale 2025 dell’Istat mostra che nel 2024 oltre due giovani italiani tra 18 e 34 anni su tre prolungavano la permanenza nella famiglia d’origine; tra le cause viene indicata la difficoltà nel mercato del lavoro, l’accesso alla casa e l’incertezza economica. Eurostat stima inoltre che nel 2024 in Italia si lasciasse la casa dei genitori in media a 30,1 anni, contro 26,2 dei restanti paesi nell’Unione europea.

Il paragone ha un limite: Drogo sceglie progressivamente Bastiani, mentre molte frontiere economiche contemporanee restringono la possibilità stessa di scegliere. Ma proprio questa differenza rende attuale la domanda di Buzzati: che cosa accade al presente quando la vita desiderata sembra cominciare sempre dopo una soglia ancora da attraversare? Il rischio è che il presente diventi soltanto la sala d’attesa del futuro. Anche la costruzione del romanzo accompagna questo inganno. All’inizio turni, regole e giornate uguali dilatano l’attesa; poi gli intervalli si allungano e gli anni scorrono sempre più rapidamente e mentre ogni singolo giorno sembra immobile, la vita nel suo insieme sta correndo.

Dietro Bastiani c’è anche la biografia di Buzzati. Entrato giovanissimo al Corriere della Sera, lo scrittore maturò il romanzo durante le ripetitive notti di redazione. La Fortezza diventava così anche l’immagine di un’esistenza trascorsa aspettando la grande occasione: per un ufficiale una battaglia, per un giornalista la notizia capace di cambiarne la carriera. Gli appunti preparatori rendono questa lettura ancora più significativa perché nella prima idea di Buzzati i Tartari non sarebbero arrivati: Drogo sarebbe sopravvissuto e, anni dopo, sarebbe tornato con Ortiz a una Fortezza ormai vuota; ma nel romanzo pubblicato nel 1940, invece, il nemico arriva davvero ma arriva quando Drogo, vecchio e malato, viene allontanato da Bastiani perché non è più utile a quella battaglia attesa per tutta la vita.

Proprio nel finale il romanzo diventa più inquietante di una semplice parabola sull’attesa: Drogo non ha sprecato la vita aspettando qualcosa che non esisteva, i Tartari c’erano davvero e arrivano seppur dopo tanto tempo. Il sogno quindi era possibile. A essere impossibile era sapere quando sarebbe diventato realtà. Drogo ha sbagliato allora? Buzzati non concede una risposta così comoda. Bastiani gli ha sottratto una vita possibile, ma gliene ha offerta un’altra: appartenenza, identità, speranza, uno scopo. La domanda non è se sia giusto inseguire un sogno ma quanto presente siamo disposti a sacrificargli senza sapere quando arriverà.

È il doppio volto della frontiera: strumento di difesa dal nemico e limite tra mondi, culture, possibilità. Può proteggerci da ciò che sta oltre, ma può anche trasformare ciò che sta oltre in una promessa. Oggi quella soglia può essere persino economica quando pensiamo al punto oltre il quale collochiamo autonomia e futuro. Il romanzo ci svela che il nemico è lì, sono gli anni di Drogo a non esserci più: trascorre l’esistenza aspettando che il nemico attraversi il confine ma alla fine è lui ad attraversarne uno.

A cura di Antonio Piazzolla

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