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TUBONE MOLISE Il Tubone e la firma che ancora non c’è

La politica sia seria. Il bene “acqua” se gestito male rischia di depauperare il Molise dalla vita e dare alla Puglia l’onere dell’ultimo colpo di grazia

AUTORE:
Maurizio Varriano
PUBBLICATO IL:
11 Settembre 2026
cronaca // Foggia //

C’è qualcosa di surreale, quasi onirico, nella storia del “Tubone”.

Da una parte ci sono l’acqua, la siccità, gli agricoltori della Capitanata che aspettano, le campagne che ogni estate fanno i conti con la paura di restare a secco.

Dall’altra ci sono i comunicati, le dichiarazioni, le celebrazioni anticipate.

E così il Tubone, prima ancora di avere l’acqua dentro, sembra già avere attraversato decine di conferenze stampa.

Ma torniamo alla realtà.

Ad oggi il passaggio decisivo è ancora la firma.

Il commissario Fabio Ciciliano ha convocato i presidenti di Puglia e Molise e ha trasmesso la bozza dell’accordo. La firma è attesa, il percorso è avviato, ma la stessa informazione istituzionale e giornalistica parla ancora di un’intesa da sottoscrivere e di una data che non era stata fissata.

E allora una domanda semplice bisogna pur farsela: come si può festeggiare oggi ciò che domani dovrà ancora essere firmato?

Anna Maria Fallucchi parla di “giornata di festa” e di un Tubone che “diventa realtà”. È legittimo rivendicare il lavoro politico fatto. È legittimo essere ottimisti. Tra l’altro chi conosce la Fallucchi sa bene che è pronta sempre, grazie alla sua tenacia, a dar battaglia su questioni importanti che attengono soprattutto la sua Capitanata.

Ma tra un percorso avviato e un’opera realizzata c’è la stessa distanza che passa tra una promessa d’acqua e l’acqua che arriva davvero nei campi.

E questa distanza non si misura con i comunicati stampa.

Si misura con gli atti. Si misura con le risorse effettivamente impegnate. Si misura con i progetti approvati. Si misura con le gare. Si misura con i cantieri.

E, alla fine, con l’acqua che scorre.

Anche sui famosi 140 milioni bisogna smettere di giocare con le parole.

Ci sono risorse già individuate per progettazione e attività preliminari e sono state indicate ulteriori risorse per la realizzazione dell’intervento. Ma proprio per questo bisogna essere ancora più seri: sapere quali somme sono realmente disponibili, quali sono già impegnate, quali sono condizionate, quali atti le rendono utilizzabili e quando partiranno concretamente i lavori, è la vera scommessa.  Perché un finanziamento annunciato non è un cantiere.

Una convocazione non è una firma. Una bozza non è una convenzione sottoscritta.

E una convenzione firmata, da sola, non porta ancora una goccia d’acqua alla Capitanata e si spera non arrechi danno ad un Molise che spesso soffre la mancanza di acqua, non perché l’acqua scarseggi ma per mancanza di opere adeguate al suo flusso e utilizzo.

Questo non significa essere contro il Tubone.

È esattamente il contrario.

Chi lo vuole davvero deve pretendere che questa volta si faccia sul serio.

Il progetto può rappresentare sicuramente una straordinaria opportunità per due territori: il Molise può valorizzare una risorsa eccedente garantendo prima il proprio fabbisogno e adeguati ristori; la Puglia può recuperare acqua preziosa per la propria agricoltura e per la sicurezza del sistema irriguo.

Ma proprio perché parliamo di una risorsa vitale, non possiamo permetterci né propaganda né scorciatoie e non occupare il Molise di altri prenditori che arrivano, prendono e scappano con il bottino.

Il Molise ha il diritto di sapere quanta acqua può realmente cedere senza compromettere il proprio futuro.

La Puglia ha il diritto di sapere quando potrà contare davvero su quella risorsa.

Gli agricoltori hanno il diritto di sapere quando vedranno i cantieri.

I cittadini hanno il diritto di sapere dove sono le risorse e quali sono i tempi.

E la politica ha il dovere di rispondere.

Per questo cautela nel festeggiare sarebbe auspicabile e doversosa.

Si aspetti la firma.

Si osservino bene gli atti, i soldi impegnati.

Poi si può iniziare a pensare alle ruspe e soprattutto all’acqua arrivare dove serve.

Perché dopo vent’anni non abbiamo bisogno di un altro sogno raccontato bene.

Abbiamo bisogno di un’opera realizzata bene.

Il Tubone non deve essere un altro tubo della politica:
un tubo attraverso cui scorrono parole, promesse e annunci.

Deve essere un tubo vero.

E dentro quel tubo, finalmente, deve scorrere acqua che sia perequazione ma non spoliazione.

A cura di Maurizio Varriano.

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“Felicità non è fare sempre ciò che si vuole, ma volere sempre ciò che si fa.” – Valerio Albisetti

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