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PUGLIA COPERNICUS La Puglia nella morsa del caldo, i dati di Copernicus

Lo dice Copernicus, la piattaforma di osservazione della Terra dell’Unione europea, che mette a disposizione grandi quantità di dati ambientali

AUTORE:
Geppe Inserra
PUBBLICATO IL:
11 Settembre 2026
Cronaca // Foggia //

L’estate che si sta finalmente concludendo è stata la più calda e la più siccitosa di sempre, in Puglia. Lo dice Copernicus, la piattaforma di osservazione della Terra dell’Unione europea, che mette a disposizione grandi quantità di dati ambientali e climatici raccolti ed elaborati attraverso satelliti, stazioni di misura e modelli meteorologici.

Per capire quanto l’estate 2026 si sia discostata dalle estati del passato e come questo scarto si sia distribuito sul territorio pugliese, abbiamo utilizzato – con l’aiuto dell’AI – il dataset ERA5-Land di Copernicus, concentrandoci su due indicatori particolarmente significativi per descrivere il carattere di un’estate: la temperatura dell’aria a 2 metri e le precipitazioni totali.

Abbiamo scelto otto anni campione, distanziati di dieci anni l’uno dall’altro — 1956, 1966, 1976, 1986, 1996, 2006, 2016 e 2026 — e, per ciascuno, abbiamo considerato i mesi di giugno, luglio e agosto. Lo scopo non era quindi ricostruire una serie climatologica continua di settant’anni, ma creare una sorta di fotografia a intervalli regolari che permettesse di osservare, con un linguaggio accessibile, come sono cambiate le condizioni estive tra generazioni diverse e quanto il 2026 risulti eccezionale rispetto agli anni presi come riferimento.

La ricerca ha poi aggiunto una dimensione geografica. I valori della griglia Copernicus sono stati incrociati con i confini amministrativi ISTAT 2026, così da passare dal dato meteorologico grezzo a una lettura territoriale: prima l’intera regione, poi le singole province e, per il 2026, anche i comuni.
Questo approccio ha permesso di capire non soltanto che la Puglia è diventata più calda e più secca, ma anche dove il caldo è stato più intenso, quali territori hanno mantenuto temperature relativamente più contenute e come la piovosità si è distribuita nelle diverse aree regionali.

Per trasformare migliaia di valori numerici e geografici in una rappresentazione immediatamente leggibile, abbiamo infine realizzato alcune infografiche: i risultati sono sorprendenti, se non sbalorditivi, e certificano che il cambiamento climatico è ormai un dato di fatto.

La prima infografica restituisce con immediatezza il quadro dell’estate 2026 in Puglia. A livello provinciale, le temperature medie estive più alte si sono registrate a Brindisi e Taranto, entrambe con 27,90 °C, seguite da Lecce con 27,80 °C. Più contenuti, ma comunque molto elevati, i valori di Foggia (27,23 °C), Barletta-Andria-Trani (27,21 °C) e Bari (26,83 °C).
Il confronto con la media degli anni campione precedenti mostra scarti molto marcati: Foggia è la provincia che registra l’aumento più forte, +4,44 °C, seguita da Barletta-Andria-Trani (+4,31 °C) e Bari (+4,15 °C). L’infografica evidenzia quindi un riscaldamento diffuso, che interessa tutta la regione, pur con differenze territoriali.

Molto interessante è anche la classifica comunale. Tra i territori più caldi compaiono Manfredonia e Foggia, insieme a numerosi comuni del Salento e del Tarantino. Sul fronte opposto, i 20 comuni più freschi del 2026 appartengono tutti alla provincia di Foggia, soprattutto nelle aree del Subappennino Dauno e del Gargano. Un dato che conferma quanto altitudine, morfologia e caratteristiche locali continuino a incidere fortemente sulle temperature estive.

Dato questo particolarmente stimolante, perché lascia intravedere – come abbiamo scritto nei giorni scorsi, ospitando alcune dichiarazioni di Angelo Colangione, presidente dell’Auser di Foggia, che il cambiamento climatico con la conseguente «domanda di fresco» potrebbero diventare un inedito fattore attrattivo per queste aree, offrendo un’alternativa al sottosviluppo e allo spopolamento cui sembrano destinate.

La seconda infografica allarga lo sguardo e mostra con chiarezza come si siano scaldate le estati pugliesi dal 1956 al 2026. Il dato forse più immediato è quello complessivo: la media delle sei province passa da 23,48 °C nel 1956 a 27,48 °C nel 2026, con un aumento medio di ben 4 gradi. È un salto molto forte, che restituisce bene l’idea di come e quanto il clima estivo regionale sia cambiato nell’arco di settant’anni.
Il grafico evidenzia inoltre che il riscaldamento riguarda tutte le province, pur con intensità diverse. Questo significa che non siamo di fronte a un fenomeno localizzato, ma a un aumento diffuso che interessa l’intera Puglia.
L’infografica ci dice quindi due cose insieme: da un lato, oggi le province più calde sono quelle adriatiche e ioniche del versante orientale e meridionale; dall’altro, l’aumento più forte nel lungo periodo si osserva soprattutto nel nord della regione. In sintesi, la Puglia si scalda tutta, ma non ovunque allo stesso modo.

La terza infografica riguarda il quadro pluviometrico e aggiunge un elemento decisivo: al caldo eccezionale dell’estate 2026 si è accompagnata una fortissima scarsità di piogge. Sull’intera Puglia, tra giugno e agosto sono caduti mediamente appena 30,5 millimetri di pioggia, contro una media di 98,6 millimetri calcolata sui sette anni campione precedenti. Lo scarto è enorme: −69,1%. E soprattutto quella del 2026 risulta l’estate meno piovosa tra gli otto anni presi in esame in tutte e sei le province pugliesi.
La distribuzione territoriale mostra differenze, ma nessuna provincia sfugge a questa situazione. Nel 2026 Bari è quella che ha registrato il quantitativo estivo più elevato, con 37,6 mm, seguita da Taranto (31,9 mm) e Foggia (30,0 mm). In fondo alla graduatoria troviamo Lecce, con appena 24,7 mm, preceduta da Barletta-Andria-Trani con 25,4 mm e Brindisi con 27,6 mm. Se però confrontiamo questi valori con la media 1956-2016 dei rispettivi territori, lo scarto più forte si registra proprio nella provincia di Foggia, con −75,7%, seguita dalla BAT, con −74,8%.

Il dato sulla pioggia va però letto diversamente da quello sulle temperature. Nelle due infografiche precedenti emergeva una progressione molto più chiara del riscaldamento estivo, che interessa tutte le province e culmina nel brusco aumento del 2026. Le precipitazioni, invece, non diminuiscono in maniera regolare da un decennio all’altro: il grafico mostra forti oscillazioni, con estati molto piovose come il 1976 e nuove risalite nel 2006.
I dati messi a disposizione da Copernicus certificano che il cambiamento climatico non è più un’ipotesi né un problema lontano nel tempo: è ormai una realtà con cui la Puglia deve fare i conti.

Temperature estive sempre più alte, eventi estremi e precipitazioni irregolari impongono di attrezzarsi subito, partendo prima di tutto dal secolare problema dell’acqua, che sarà sempre più una risorsa da gestire con attenzione. Significa ridurre le perdite delle reti, aumentare le possibilità di raccolta e riuso e rendere l’irrigazione più efficiente. L’agricoltura deve orientarsi verso colture e tecniche più adatte a estati così calde e siccitose. Anche le città devono cambiare, con più verde, più ombra e spazi capaci di attenuare il calore, mentre sul territorio serve rafforzare la prevenzione degli incendi e la capacità di intervenire durante le ondate di calore.
Adattarsi non significa arrendersi al cambiamento, ma prendere atto della realtà, e prepararsi ad affrontarla con strumenti adeguati.

A cura di Geppe Inserra su letteremeridiane.org.

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