La questione del diritto di Monte Sant’Angelo a essere sede arcivescovile, in condizioni di parità con Siponto e, successivamente, con Manfredonia, merita alcune considerazioni per la sua rilevanza storica. Si tratta di una vicenda antica, caratterizzata da una lunga e complessa contesa tra la città garganica e quella sipontina, protrattasi per secoli attraverso rivendicazioni, contrasti e periodi di alterna affermazione.
L’argomento è stato approfonditamente affrontato da Ciro Angelillis nel secondo volume de Il Santuario del Gargano, dedicato proprio alla storia e alle vicende legate alla prestigiosa istituzione ecclesiastica.
Tra gli episodi più significativi figura quello dell’arcivescovo montanaro Leone Garganico, che tra il 1020 e il 1050 si definì «arcivescovo sipontino e garganico». Secondo alcuni storici, tra cui Sarnelli, Ughelli e Cavalieri, tale titolo sarebbe stato frutto di un’iniziativa arbitraria e priva di fondamento. Tuttavia, un’analisi più attenta delle fonti sembra restituire alla scelta di Leone Garganico una legittimità storica tutt’altro che trascurabile.
Le origini della questione possono essere ricondotte addirittura al pontificato di Vitaliano I. Nel 668, infatti, una bolla papale stabilì l’unione delle diocesi sipontina e garganica con quella di Benevento, affidando al vescovo Barbato anche le diocesi di Bovino, Ascoli, Larino e quella comprendente le due chiese di San Michele in Gargano e di Siponto.
Sebbene diversi studiosi abbiano sostenuto l’eventuale natura apocrifa della bolla di papa Vitaliano, resta comunque un dato storico di particolare rilievo: per oltre tre secoli, numerosi pontefici successivi confermarono ai nuovi vescovi di Benevento la medesima concessione, utilizzando una formula precisa:
«Concedimus tibi Bibinum, Ausculum, Larinum, et Ecclesiam Sancti Michaelis Archangeli in Monte Gargano et Sipontinam Ecclesiam».
La continuità di queste conferme testimonia l’esistenza di un legame istituzionale tra le due realtà ecclesiastiche. Secondo quanto riportato da Ughelli e Sarnelli, le chiese di Monte Sant’Angelo e Siponto possedevano pari dignità episcopale, senza che fosse chiaramente stabilito quale delle due dovesse esercitare una posizione preminente sull’altra.
Non risultava inoltre definito con certezza il luogo nel quale il vescovo avrebbe dovuto fissare la propria residenza, qualora fosse stato effettivamente nominato un unico rappresentante per entrambe le sedi.
La controversia raggiunse un momento particolarmente delicato durante il pontificato di Leone IX. Dopo tre anni di contrasti tra Monte Sant’Angelo e Siponto e in seguito alla vacanza della cattedra episcopale, il pontefice intervenne per ristabilire l’unione delle due chiese con quella di Benevento.
La decisione fu formalizzata attraverso una disposizione nella quale si affermava:
«Sottoponiamo a te e ti affidiamo la chiesa di Monte Gargano e il borgo ove detta chiesa sacra e venerabile si trova, e la chiesa sipontina».
Un passaggio che conferma quanto la storia delle due sedi episcopali sia stata strettamente intrecciata per secoli e come il riconoscimento della dignità ecclesiastica di Monte Sant’Angelo non possa essere liquidato come una semplice rivendicazione locale priva di fondamento.




Mó pure u Manzegnóre vann truann. Una citta che si è dimezzata numericamente in un secolo. Pruffediùse…