Monte Sant’Angelo – ASSOLTI perchè il “fatto non sussiste”. Questo il verdetto pronunciato ieri dai giudici della prima sezione penale del Tribunale di Foggia (presidente Antonio De Luce, a latere Elisabetta Tizzani e Carmen Corvino – fonte Gazzetta del Mezzogiorno) a favore di Nicola Pinto, 62 anni di Rodi Garganico, esponente dello Sdi, presidente della Comunità montana del Gargano, e di Peppino Maratea, 71anni di Vico, indipendente, assessore alla cultura della città garganica, assolti dall’accusa di corruzione, reato “riqualificato” dai giudici dall’iniziale “concussione” contestata dal Pubblico ministero Enrico Infante, che ha chiesto, nella sua arringa accusatrice, una condanna a 4 anni ciascuno per i due indagati.
L’accusa per i due esponenti garganici, era quella di aver preso delle mazzette, tra il 2006 e il 2007, affinchè non ostacolassero il progetto di cablaggio di una parte del Gargano, relativo alla connessione wireless (sistemi di comunicazione tra dispositivi elettronici, che non fanno uso di cavi. I sistemi tradizionali basati su connessioni cablate sono detti wired).
I giudici della prima sezione penale del Tribunale di Foggia hanno quindi respinto la ricostruzione della Procura: nessuna concussione nè corruzione (dopo la riqualificazione del reato), dato che non ci sarebbero prove che sia avvenuto un “transito di danaro” tra l’accusatore della vicenda, l’imprenditore abruzzese Gino Verrocchi, e gli imputati. Imputati che furono arrestati dai carabinieri l’11 gennaio del 2008, rimasti ai domiciliari per 6 mesi, anche durante il processo, che iniziò nell’aprile dello stesso anno, dopo la denuncia dello stesso imprenditore Verrocchi anche ai pm foggiani.