Cronaca

Roma, scarcerazioni Faida Gargano per “totale inerzia di un perito”


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agguatoRoma – LE scarcerazioni per decorrenza dei termini di custodia cautelare che avvennero l’anno scorso di alcuni imputati del processo sulla sanguinosa faida del Gargano davanti alla Corte d’assise di Foggia – uno dei quali accusato di 123 omicidi – non sono imputabili a singoli magistrati o a problemi di “disorganizzazione”; ma sostanzialmente al comportamento di un perito, colpevole di “totale inerzia”, “malizioso mendacio e perniciosa reticenza”.

E’ quanto hanno messo nero su bianco gli ispettori del ministero della Giustizia in una corposa relazione acquisita dal Csm; Csm che , anche sulla base di queste conclusioni, ha archiviato il fascicolo che aveva aperto sulla vicenda. In quel processo c’era un rilevantissimo numero di conversazioni intercettate da trascrivere, ragion per cui vennero aggiunti cinque periti ai tre incaricati in un primo momento, e poi ancora altri due.

A uno di loro, Berto Vitagliano, nel dicembre del 2007 venne revocato l’incarico per “aver lavorato con assoluta negligenza”; non solo: l’esperto venne anche denunciato per omissione di atti d’ufficio. Ed è proprio nei suoi confronti che punta l’indice la relazione degli ispettori, che -sottolinea il Csm- è invece “ampiamente liberatoria nei confronti dei singoli magistrati”, parla di “insussistenza di profili di disorganizzazione a carico degli uffici giudicanti e requirenti” e attribuisce “in buona sostanza la responsabilità dell’accaduto” al perito. Per questa ragione e tenuto conto che non ci sono state altre scarcerazioni, che il processo si è concluso “con la condanna di numerosi imputati all’ergastolo” e che uno degli scarcerati è tornato in carcere, il Csm ha archiviato il fascicolo su richiesta di cinque consiglieri (GazzettadelMezzogiorno.it)

La decisione della scarcerazione degli esponenti della Faida del Gargano sarebbe nata dal fatto che gli otto periti dell’accusa non sarebbero riusciti, nel corso di tre anni, a trascrivere l’enorme numero di intercettazioni effettuate dai carabinieri del Ros (raggruppamento operativo speciale). Di conseguenza, il processo è rimasto “bloccato”, nonostante dal 7 novembre 2005 accusa e difesa si sono incontrati davanti alla Corte d’Assise in 94 occasioni. Nell’ultima udienza, tenuta il 20 giugno scorso, i magistrati non hanno potuto che leggere l’ordinanza di scarcerazione per i 6 boss ritenuti colpevoli di numerosi omicidi. La vicenda, ritenuta inaccettabile, ha scatenato diverse polemiche. Il primo esponente della malavita foggiana ad essere scarcerato fu Armando Libergolis, 33enne di Manfredonia, accusato di aver commesso 5 omicidi. Armando, ufficialmente allevatore, fu arrestato nel giugno del 2004 dai carabinieri di Foggia nel corso del blitz Iscaro-Saburo. E’ stato considerato uno degli eredi del boss di zio Ciccillo Libergolis, uno dei più pericolosi della zona, di recente assassinato Oltre al 33enne saranno scarcerate anche altre tre persone: due presunti assassini ed uno spacciatore, coinvolti nel medesimo processo.

(immagine tratta da Pupia.it)

Roma, scarcerazioni Faida Gargano per “totale inerzia di un perito” ultima modifica: 2009-11-11T19:11:51+00:00 da Redazione



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