La percezione che il cittadino riceve da questo “status quo” stantio e continuamente offeso, è quella dell’abbandono, una condizione che, in assenza di risposta e soprattutto fatti, è facilmente mutuata dalla criminalità.
A Foggia il clima è incandescente, e con gli eventi criminosi dei giorni scorsi, la percezione si è tramutata in fatti. Tra degrado urbano, tensioni sociali, decollo di una struttura mai vista pur avendo aerei che volano, mancanza di lavoro, dissesto delle finanze comunali percepito ma non formale, minacce “al piombo”, il cittadino da qualche tempo si chiede se vale la pena essere pugliese o altro. Un modo, si presume, per tagliare quel cordone ombelicale che ci lega dal 1946 a “mamma Bari” e perciò a tutte quelle necessità e vincoli politici.
Da anni si tenta di discutere sull’autonomia in Capitanata; chi vorrebbe accorparla al Molise formando la “Regione Moldaunia”, chi da sola. Nel frattempo le istituzioni subiscono il fascino di “mamma Bari” disertando platealmente tavoli e inviti di discussione. L’autonomia sarebbe un progetto che ci vedrebbe, finalmente o purtroppo, liberi da quel cordone ombelicale, quasi mai nutriente per il nostro territorio. Colpa di Bari o della nostra incapacità politica e imprenditoriale “baridipendente”? Qualche altro pugliese l’ha capito e ha ricominciato ad agire con fatti: i salentini recriminano autonomia, organizzandosi con referendum popolari e produzione di atti storici e legali per costituire la “Regione Salento”. Colpa di “mamma Bari”? Merito di fattiva e buona capacità politica e imprenditoriale locale o di accomodamenti programmati per pochi leader con tornaconti reciproci? La percezione è che nessuno vuole staccarsi da quel cordone ombelicale, nutrimento per pochi e scusante per molti.
Nella provincia di Foggia la percezione negativa che si accusa nel capoluogo, è la stessa. Paesi divisi da strade interrotte, località montane in continuo cambiamento per un terreno franoso e poco “puntellato” non solo da infrastrutture inadeguate, bensì da superficiali politiche ambientali da anni comodi salvadanai per altre attività, inquinamento fluviale e marittimo, emergenza demografica e occupazionale, ritardi sanitari e sue mancanze distrettuali spesso chiuse, sono solo alcuni dei problemi che il cittadino percepisce e cui non riceve risposte.
GINO LISA: “UN AEROPORTO CHE VOLA MA NON DECOLLA” – E sì, la percezione è una sensazione che spesso misura lo stato d’essere, pur subendone le cause. Le due settimane appena trascorse si sono rese protagoniste di diversi eventi non favorevoli allo sviluppo e sicurezza dell’intera provincia di Foggia, capoluogo compreso. A tener banco è stato il sempre attento e mai risolto problema della viabilità aerea e l’ultimo vile gesto di una delinquenza nei confronti delle Istituzioni. “Gino Lisa”, un aeroporto che vola, ma non decolla e che si vorrebbe trasformare nell’ulteriore area di una green – economy che già produce surplus energetico, senza porsi il problema della sua effettiva funzione. Nei cassetti di alcuni investitori c’è un progetto per l’ampliamento delle piste che, a quanto pare, si contrappone a quello dell’installazione dei 27 pannelli fotovoltaici previsti da accordi di parte. Pur conoscendo gli ultimi dati sull’affluenza dei passeggeri che ha avuto lo scalo aeroportuale foggiano, +9,2% negli ultimi dieci mesi, dal Governo centrale si odono voci di chiusura. La percezione è che non si ha la voglia di decollare.
TURISMO PARA-RELIGIOSO E DINTORNI – “BITrel” al posto di “Aurea”, un cambio di guardia inatteso col tentativo, in parte riuscito, di risollevare quel turismo religioso a noi molto caro e che ci ha visto interpreti e sempre in prima linea per rilanciare l’economia locale. Una “Borsa Internazionale del Turismo Religioso” il fine dell’iniziativa che altri hanno affossato e la popolazione ha avvertito come la successiva privazione di un Governo sensibile solo all’altra metà del tacco del nostro Stivale.
Incremento dell’attività criminosa, professionalmente interrotta dai nostri valenti uomini in divisa con arresti eccellenti, ma che non hanno allontanato la paura che il cittadino percepisce da anni. Certo, la sicurezza è stata ridimensionata, non garantita, tant’è che a distanza di pochi giorni il Primo Cittadino, il Sindaco Gianni Mongelli ha ricevuto palesi minacce.
E che dire dell’allarme “dissesto universitario” lanciato durante l’apertura dell’Anno Accademico 2010 – 2011 dell’Università foggiana? Conti sempre in rosso di un ateneo che in pochi anni ha prodotto lavoro ed eccellenze, e che ora è costretto a tagliare fondi e servizi, non solo al cuore pulsante come la ricerca, ma all’intero indotto della provincia di Foggia. A pelle, si percepisce lo “spauracchio chiusura” di alcuni corsi universitari e con essi lo sviluppo di un’area già in affanno. Se solo la volontà politica e Istituzionale, al momento giusto e con le persone giuste, fossero intervenute per garantire ciò che Roma ci aveva dato, oggi avremmo funzionante l’attesa Authority alimentare.
“Vabbè!”
Questi son solo alcuni degli eventi percettibili dell’intera Capitanata, senza elencare quelli del capoluogo dauno già noti. Uno fra tanti e di recente discussione, ma insoluto da anni, è quello sulla sanità. Distretti e ospedali gestiti e comandati da “non foggiani” inseriti “ad hoc” dalla Regione Puglia, segnando così la forte supremazia politica di “mamma Bari” e la debolezza di “figliastra Foggia”. Nel capoluogo dauno le liste d’attesa per prestazioni ambulatoriali superano i sei mesi, quelle specialistiche l’anno e oltre. Una situazione che certamente favorisce la migrazione in altre terre e altri ambulatori ma a pagamento, non garantendo in pieno e per tutta la sua fruibilità, il Servizio Sanitario Nazionale che lo Stato dovrebbe fornire. Eppure sarebbe più facile compartecipare senza remore con il privato se la nostra sanità pubblica ammettesse il fallimento del suo sistema imprenditoriale e lasciasse stare le promesse labili di quella politica sempre più presente fra i banchi della gestione della Cosa Pubblica, anziché nelle sale operatorie. Il cittadino dapprima percepisce e poi vive il disagio a sue spese.
Piangersi addosso o puntare il dito non ci rendono giustizia. La società civile è capace di dar risposte suggerendo progetti.
A poco più di 70 km, potremmo trovare la risposta a uno dei nostri tanti problemi. “Tuttofamiglia”, lo sportello comunale che la piccola e proficua Margherita di Savoia (ora prov. BAT) ha da poco messo in funzione al servizio del cittadino, potrebbe essere adottato dai piccoli comuni che popolano la provincia di Foggia. Dai Monti Dauni al Gargano, Isole Tremiti comprese (senza mai dimenticarle, attenzione), le popolazioni si sentono abbandonate dal capoluogo, percependo esponenzialmente la sua lontananza. In questi piccoli paesi, per lo più popolati da anziani, sono i servizi sociali che garantiscono la vivibilità, oltre l’economia e la sanità. Fornirli di uno sportello di segretariato sociale che si rivolge alle famiglie, garantendo informazioni, consulenze e servizi sulla gestione contributiva, in particolar modo quella delle pensioni, sulla tutela della maternità e paternità, sulle misure di sostegno al reddito (assegni familiari e tutela allo studio), agevolerebbe la popolazione senza costi supplementari né faticosi viaggi verso il capoluogo, sempre affollato. Qualcuno potrebbe porre l’inutile problema del colore politico di questo servizio: a mio modesto avviso, è il servizio che annulla il colore, perché il cittadino ha il diritto di essere servito da tutta la politica. Nel caso specifico, la percezione del funzionamento di un servizio, trasmette fiducia e rilancia il territorio.
Che se ne prenda nota!
Resta inteso che se la classe politica dimostrerebbe più “amore” per la terra natia, la Capitanata, illustri amministratori, potrebbe avviare quel percorso virtuoso tale da renderla una piccola “Florida”, come molti anni fa si propose di fare. Un territorio dove fra eco sostenibilità, agroalimentare, politiche sociali e urbanistica, sicurezza, istruzione e abbattimento totale delle barriere architettoniche, si creerebbe un indotto virtuoso che metterebbe le ali alle piste civili e non a quelle militari (peraltro mai concesse), garantendo infrastrutture e occupazione, e non percezioni, sempre che non si facciano i conti con i soldi fittizi.
Sogni?
E perché non realtà?
nicobaratta@alice.it




ne avete perfettamente raggione e cosi la citta fa schifo tutti ne hanno pagura deglli altri piu su…
complimenti lei fa zvegliare molti altri che hanno pagura di parlare gli spingete a far usscire la realta de altre cose vere
Grazie Ibraim.
dammi pure del tu, che mi molto piacere.
Svegliare le coscienze è solo una parte, poiché molta gente si dovrebbe svegliare dal torpore che da circa 20 anni li avvolge, specie quando sono proni a promesse mai mentenute.
Il mondo sta cambiando e con esso le popolazioni e molta gente fa fatica a comprendere che il vero humus per arricchire il cambiamento è la condivisione e non la divisione.
A presto, amico mio.