Economia

Distribuzione gas metano, verso ‘accorpamento’ degli ambiti territoriali: da 2mila a 127


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gasmetanoManfredonia – SE per i tagli a giunte e Comunità montane (oggi a proposito il presidente dell’ente montanaro del Gargano, Nicola Pinto, ha occupato la sede locale, sospendendo per tre mesi dal servizio il segretario generale Ugo Galli e per dieci giorni la responsabile dell’Ufficio amministrativo Lucia Littorian, con il rifiuto di entrambi ad accettare i provvedimenti) si dovrà attendere probabilmente il 2011 (‘cura Calderoli’, che contrasta con quanto stabilito dalla recente Finanziaria), per la riduzione degli ambiti territoriali relativi alle concessioni per la distribuzione del gas metano in Italia il piano di “ridimensionamento” sarebbe invece già in atto. In arrivo infatti la cd ‘grande riforma delle gare metanifere’ (Sole 24 Ore): gli ambiti territoriali dele concessioni relative al gas metano in Italia dovrebbero passare dagli oltre 2 mila, attualmente presenti, a quasi 130 (127). La riduzione consentirebbe “un freno all’ingordigia delle singole amministrazioni” che spesso avrebbero spinto per un “rialzo dei prezzi“ relativamente alle concessioni per la distribuzione del metano. La riduzione degli ambiti territoriali dovrebbe invece comportare una serie di ‘accorpamenti’, a livello di aree, tramite l’attivazione di bacini cd ‘omogenei’, strutturati in base ad un numero stabilito di 100mila utenti, pari, per linee sommarie, a 300mila abitanti per area. La riduzione degli ambiti territoriali relativi alle concessioni per la distribuzione del gas metano dovrebbe favorire la costituzione di una serie di accordi, anche “forzati”, tra gli attuali distributori del gas italiani (con concessioni “prossime alla scadenza”) per ridisegnare la nuova mappa in Italia per gli affidamenti relativi alla distribuzione. Le concessioni, dopo il famigerato Decreto Letta (D.Lgs. 164/2000) non saranno infatti più trentennali, ma di una durata pari a 12 anni.

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QUADRO NORMATIVO (1) Il settore del gas naturale in Italia sarebbe  stato “assoggettato troppo a lungo“ (fonte: Italgas), ad un quadro normativo “sostanzialmente stabile e certo”, un quadro normativo che ha favorito “lo sviluppo delle reti e la diffusione del servizio” in Italia, in condizioni di “coscienza e sicurezza”. Nel maggio del 2000, con il recepire della Direttiva comunitaria 98/30/CE, il Decreto Letta ha invece “innovato” la precedente disciplina giuridica di riferimento, introducendo vincoli come: la separazione societaria (unbundling) fra l’attività di “distribuzione”, dichiarata attività di servizio pubblico locale, e quella di “vendita”, liberalizzata dal 1^ gennaio 2003 sull’intero territorio nazionale, svolte precedentemente da operatori integrati; inoltre, con l decreto Letta, è stato stabilito: l’obbligo di gara per l’affidamento del servizio di distribuzione da parte degli Enti Locali, ai quali spettano funzioni di indirizzo, vigilanza, programmazione e controllo sulla stessa attività; la definizione di una prestabilita durata dell’affidamento, ridotta come detto ad un massimo di 12 anni, rispetto alla durata trentennali delle concessioni; la regolazione, da parte dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas, delle tariffe per l’attività di distribuzione, della sicurezza e qualità del servizio e delle condizioni di accesso al sistema (Codici di rete della distribuzione); l’introduzione di un periodo di gestione “transitoria” degli affidamenti e delle concessioni di distribuzione in essere, con una scadenza compresa tra il 2007 e il 2012; il rientro delle reti e degli impianti nella piena “disponibilità” degli Enti Locali, al termine dei nuovi affidamenti con gara disposti dopo la scadenza di tale periodo transitorio.

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Questo quadro normativo, scaturito dal D.Lgs. n. 164/2000 , ha favorito pertanto “l”ingresso di elementi concorrenziali” anche nel sistema della distribuzione locale, in coerenza con il generale processo di liberalizzazione del settore del gas naturale, teso a “favorire la riduzione dei prezzi al cliente finale e il miglioramento della qualità del servizio erogato”. Nel periodo compreso tra il 2003 e il 2007 le gare per l’affidamento del servizio di distribuzione del gas hanno riguardato, nella quasi totalità dei casi (circa il 98%), le gestioni in mano ad operatori privati. In tale periodo, sono stati pubblicati oltre 230 bandi di gara per l’affidamento del pubblico servizio di distribuzione gas in circa 300 Comuni, pari al 5% del totale dei Comuni metanizzati. Nel complesso, tali gare hanno interessato quasi 600.000 clienti finali, pari al 3% circa del totale. Le caratteristiche delle gare bandite hanno pertanto evidenziato “la forte frammentazione territoriale delle gestioni”, con la conseguente riduzione della relativa efficienza operativa; la marcata tendenza alla “pubblicizzazione” della proprietà delle reti; l’aggiudicazione delle gare quasi esclusivamente in base all’offerta di elevati canoni di concessione agli Enti Locali, in assenza di un loro puntuale riconoscimento tariffario; l’inesistente o scarsa considerazione degli effetti occupazionali, relativi al trasferimento del personale dipendente del gestore uscente, in caso di subentro di un nuovo gestore; la proliferazione del contenzioso amministrativo su aspetti quali scadenza delle concessioni in essere, procedure di gara e disciplina degli indennizzi al gestore uscente (fonte: ItalGas).

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FRA LE LACUNE DEL QUADRO NORMATIVO PRESENTE:  mancata risoluzione per evitare l’abnorme concentrazione delle gare (circa 6.500) in un intervallo di tempo limitato; mancata emanazione del contratto di servizio tipo che dovrebbe regolare il rapporto tra gli Enti Locali concedenti e i soggetti affidatari del servizio di distribuzione; mancata presenza bandi di gara tipo per l’affidamento del servizio; non disciplinati gli effetti occupazionali al cambio del gestore del servizio di distribuzione (previsione contenuta all’art. 28 del D.Lgs. n. 164/2000).

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VERSO ACCORPAMENTO DEGLI AMBITI TERrITORIALI: Gli elementi principali del D.Lgs. n.164/2000 sono ora al vaglio, dopo un confronto diretto con gli enti locali e le associazioni di categoria, del ministro dello Sviluppo in Italia Claudio Scajola, per il confronto finale nella conferenza Stato-Regioni. Il via libera per la riduzione negli ambiti territoriali dovrebbe arrivare entro la fine di gennaio 2010. Determinante per la definizione degli ambiti territoriali relativi alla concessione per la distribuzione del gas metano: la consistenza dei clienti serviti, i bacini territoriali ma anche la geografia attuale delle reti e degli operatori. Basilare naturalmente la definizione di criteri “il più possibile omogeneni” per le gare relative all’affidamento della distribuzione per la concessione nel territorio di gas metano, con la definizione di un prezzo massimo di assegnazione nelle stesse concessioni, con relativi obblighi a carico dello stesse affidatario di garantire degli standard qualitativi e di efficienza della rete. Come rimarcato dall’articolo del Sole 24 Ore, spesso le amministrazioni italiane avrebbero approfittato nella loro volontà di fare ‘cassa’, così “restringendo i margini di profitto dei gestori”, e derubricando i relativi investimenti degli stessi per incrementarne la qualità relativa nel servizio. Anche in questo la nuova tipologia delle concessioni a scadenza breve (fatta come detto per la liberalizzazione della concorrenza) potrebbe anche rappresentare “un freno” negli investimenti futuri degli affidatari del servizio nel settore. Gli ambiti in ogni modo dovrebbero comunque passare dagli attuali 2 mila a 127. Le cd metropoli dello Stivale (Milano, Torino, Bari, Napoli, Roma) dovrebbero salvare il proprio status di unicità relativamente all’ambito territoriale di concessione, diversamernte dalle piccole amminsitrazioni che rischiano di vedersi accorpate, nella concessione per la distribuzione del metano, con altri comuni, ma sempre nel rispetto “delle specificità del territorio”.

Distribuzione gas metano, verso ‘accorpamento’ degli ambiti territoriali: da 2mila a 127 ultima modifica: 2010-01-12T03:36:58+00:00 da Giuseppe de Filippo



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