"Abbiamo una bella città e potrebbe dare più posti di lavoro"

Antonio, ex collaboratore di giustizia ai foggiani “Per 4 spiccioli, non vendetevi alla mafia”

"Fare la sfilata può anche andar bene, ma ciò che conta è denunciare andando, per esempio, presso la procura della Repubblica"


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Foggia, 12 febbraio 2019. “Come mi chiamavo? Antonio Niro. Chi sono? Un ex collaboratore di giustizia”. Comincia così la telefonata del signor Antonio a Statoquotidiano per “sollecitare i giovani, i commercianti e gli imprenditori tutti del foggiano a collaborare con la giustizia”.

Antonio Niro è l’identità di un tempo, non quella attuale. Come riferito dallo stesso, Antonio non è più inserito nel programma di protezione dello Stato “non perché sia tornato a delinquere” ma “poichè lo Stato ti mette fuori programma quando ormai il debito con la giustizia è stato saldato e non ha più località segrete né scorta da mettere a disposizione”.

Oggi vive lontano, ha la sua vita, un lavoro a tempo indeterminato. Ma resta una volontà precisa “Vorrei contribuire mediaticamente dopo i fatti che stanno succedendo a Foggia. So che scende in campo l’Associazione Panunzio il 15 febbraio, un’associazione che conosco e ritengo valida. E voglio dire a tutti che lo Stato c’è. E invito dunque imprenditori, commercianti a collaborare con la giustizia”.

Antonio sottolinea che il suo invito viene da una certezza che può testimoniare avendola vissuto sulla sua pelle. Ed il suo pensiero va alla sua città. Quella in cui viveva un tempo, quando anche lui faceva parte della mafia foggiana. “So che non c’è fiducia a Foggia. Conosco come le mie tasche quella gente. E mi sento di dire però che se non c’è omertà, quella gente la si può sconfiggere”.

Quando anche Antonio era una di loro, precisa il collaboratore di giustizia “Se si vedeva che il commerciante aveva paura, posso dire che quel commerciante lo si sopraffaceva. Se invece il commerciante si rivolgeva alle autorità di polizia e della magistratura, quella gente si tirava un attimo indietro”. Ed aggiunge “nel 2006-2007, la giustizia era debole o assente, io fui rintracciato fin sotto casa mia in una località segreta quando allora cominciai a collaborare con la giustizia. La situazione adesso funziona. E non ci sono solo io a stimolare, ci sono anche altri personaggi un tempo parte della mafia”.

Se si denuncia, lo Stato c’è. Ribadisce. “Ci sono anche queste associazioni come la Panunzio che si impegnano in primo piano. Il presidente l’ho incontrato personalmente in una località e conosco i fatti in cui è stato coinvolto Giovanni Panunzio.

“Fare la sfilata può anche andar bene, ma ciò che conta è denunciare andando, per esempio, presso la procura della Repubblica e far mettere nero su bianco quanto si sa o si è visto o si è subito”.
Un commento poi viene da parte di Niro sugli attentati ad esercizi commerciali foggiani avvenuti nei giorni scorsi. “Quelli che hanno commesso i fatti degli ultimi giorni io direi che sono ‘cani sciolti’, ragazzacci che in cambio di soldi sono disposti a tutto. Oggi molti giovani si aggregano a certi sodalizi mafiosi come quelli in atto a Foggia negli ultimi tempi: e questo pur di fare soldi. Quattro spiccioli. Bisognerebbe far capire loro che non è quella la strada buona”.

E dunque insiste Antonio, rivolge ancora la sua volontà alla città provata dai fatti recenti, alla città dove anche lui un giorno vorrebbe tornare in condizioni di sicurezza. “Io spero solo che Foggia si decida a muoversi. Non Foggia, i foggiani. Lo spero, lo spero guardi”.

Abbiamo una bella città e potrebbe dare più posti di lavoro. Ma se rimane questa maglia di omertà e di criminalità saremo sempre un punto indietro e non avanti”.

A cura di Daniela Iannuzzi

Antonio, ex collaboratore di giustizia ai foggiani “Per 4 spiccioli, non vendetevi alla mafia” ultima modifica: 2019-02-12T11:08:06+00:00 da Redazione



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Commenti


  • Alfredo

    Caro Antonio e’ vero che lo STATO c’e’, ed e’ presente con tutti i corpi di Polizia che tutti i giorni, solo perche’ indossano una divisa , mettono a rischio la propria vita per far rispettare la LEGALITA’:
    Anche l’omerta’ dei commercianti e’ diminuita, quello che manca sono delle leggi che scoraggino tali atti delinquenziali.
    Sono convinto che una pena di venti anni da scontare in isolamento scoraggi qualsiasi atto criminale, invece il piu’ delle volte vengono afflitte pene di sei/sette mesi di arresti domiciliari, comodamente a casa, e permettergli di continuare a minacciare il povero commerciante preso di mira.
    Altre volte vi sono sentenze per mafia di ergastoli in prima udienza, e in fase di ricorso annullate perche’ ” il fatto non sussiste “.
    E’ per tutto questo che il cittadino non si sente sicuro, con il pensiero delle ritorsioni che gli verranno fatte in futuro.


  • pentito

    e brav antonio…. fa u pentit… lavoro a tempo indeterminato….


  • Pentito

    Bello fare guai e poi essere pentito, chissà cosa hai fatto tutta la vita . Io butterei le chiavi altro che pentito

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