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San Giovanni Rotondo, ‘il pianto della miseria’

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
12 Marzo 2010
Cronaca //

Salvatore Mangiacotti (image IlGrecale)
Salvatore Mangiacotti (image IlGrecale)
San Giovanni Rotondo – IL prossimo lunedì 15 marzo, alle ora 19.15, Presso la biblioteca “Michele Lecce”, ci sarà la presentazione del libro “Il pianto della miniera” di Salvatore Mangiacotti. La presentazione sarà curata dall’associazione «Eduso & Co.». Interverranno: Gennaro Giuliani: (sindaco San Giovanni Rotondo),Michele Bordo (parlamentare Pd),Carlo Macrini (assessore alla Cultura), Paolo Gentiloni (parlamentare), Gaetano Cusenza (assessore all’Ambiente), Donato Torraco (direttore editoriale di «Jano»),Salvatore Mangiacotti (autore), moderatore del dibattito Federico Massimo Ceschin. La ricostruzione dei fatti – ha dichiarato l’on. Michele Bordo – che Salvatore Mangiacotti fa della miniera di bauxite di San Giovanni Rotondo ha diversi meriti. Da una parte mantiene viva la memoria di uno spaccato di storia recente, il crollo delle speranze e delle illusioni, dall’altro ci ricorda che quel che è avvenuto sul Gargano non è un fatto esclusivamente locale. La miniera di San Giovanni Rotondo, una delle più importanti miniere di bauxite d’Europa, infatti, rappresenta un pezzo fondamentale del movimento sindacale operaio italiano, cioè di quel movimento che ha contribuito alla storia industriale italiana del dopoguerra e allo sviluppo economico del Paese. Per andare in miniera – racconta Donato Torraco – bisogna scendere: sottoterra. All’imbocco del pozzo i minatori lasciano il sole, le nuvole e la montagna degli uomini. Lasciano le mogli e i figli: si portano appresso, nella parte più intima, solo Dio, se non li abbandona laggiù, fuggendo la materia più profonda. Nel terribile mondo della roccia e del buio sopravvivono solo uomini di roccia e di buio. Hanno la necessità di dimenticare di essere uomini che, se li coglie la coscienza, nel buio del lavoro, li spinge nel pericolo della fuga o della ribellione, perché i minatori, di una qualunque miniera, sono accomunati dalla stessa condizione dolorosa, umiliante e disperata. Da tutto questo nasce la necessità di riconoscersi, nelle otto ore di lavoro, materia pura rimandando l’umanità alle ore del riposo, all’incontro, ogni giorno meraviglioso, con la moglie e i figli.

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