CulturaManfredonia
A cura dell’arch. Michele Di Lauro, docente di Storia dell’Arte del Liceo”Roncalli” di Manfredonia

Siponto Il rito Etrusco-Romano di fondazione (Seconda parte)


Di:

Manfredonia, 12 marzo 2019. Dopo aver individuato l’incrocio tra il Cardo e il Decumano massimi, al di sotto o nei pressi dello stesso veniva scavata una fossa chiamata mundus. Probabilmente di forma circolare: ed in essa si getteranno primizie e terra provenienti dalla madre patria. Così fecero anche i nuovi abitanti di Siponto: 300 cittadini romani, veterani della battaglia di Zama, che godevano quindi sia dei diritti civili che di quelli politici. Successivamente la fossa veniva ricoperta e si erigeva un altare. Plutarco, nella vita di Romolo, XI (riportato in Hortus Apertus, di Francesco Pieri, Cappelli editore, 2010, traduzione di M. Serio), così descrive il mundus “Romolo per prima cosa scavò una fossa circolare nella zona su cui sorge ora il Comizio, e in essa depose le primizie e tutto quello che era utile secondo consuetudine e necessario secondo natura. Quindi vi gettò un po’ di terra del proprio paese natale, e mescolarono assieme il tutto. Questa fossa è indicata con il nome di mundus, lo stesso con cui viene designato il cielo. Poi viene tracciato il perimetro delle mura, considerando la fossa come centro della futura città”.

Dopo la realizzazione del mundus, a Siponto, si passò alla fase successiva detta limitatio, ovvero la delimitazione attraverso il sulcus primigenius del perimetro della città (Fig.1). La realizzazione del sulcus primigenius era un momento denso di sacralità: si era consapevoli che dopo aver sottratto ad Arpi il territorio su cui sorgerà la colonia di cittadini romani, si stava nel contempo sottraendo territorio agli dei. Per questo motivo era molto importante ricercare l’assenso e la benevolenza delle divinità.

Il solco veniva tracciato secondo un preciso rituale. Si aggioga a un aratro con il vomere in bronzo un toro bianco sul lato esterno e una vacca bianca su quello interno. Il percorso avveniva in senso antiorario inclinando la stiva dell’aratro in modo tale che la terra spostata cadeva all’interno dell’area da delimitare. L’aratro veniva sollevato nei punti in cui era prevista l’apertura delle porte o nelle aree di accesso ai porti, così come è ipotizzabile nel caso di Siponto (Fig.1). Secondo la ritualità etrusca del murus, lo stesso veniva realizzato allargando la fossa del sulcus primigenius. Successivamente, in corrispondenza del solco tracciato, si rendeva più profonda e si allargava la fossa scavata per permettere la realizzazione delle fondamenta delle mura, che erano sacre e inviolabili. Nei punti in cui era stato sollevato l’aratro, corrispondenti agli accessi, era possibile il valico e quindi entrare e uscire dalla città, sia agli uomini che alle merci. Catone, citato da Servio, libro V, 755, ad Vergilii Aen. dice: “Qui urbem novam condet, tauro et vacca aret; ubi araverit, murum faciat; ubi portam vult esse, aratrum sustollat et portet, et portam vocet.” (Chi fonda una nuova città, ari con un toro e una vacca e dove avrà arato costruisca le mura, dove vuole che sorgano le porte sollevi l’aratro, lo trasporti e chiami quello spazio porta). Il solco primigenio, scavato ritualmente dall’aratro, aveva anche un’altra importante funzione: serviva a definire il confine giuridico della città, come nuova entità territoriale. Per poter comprendere meglio la grande importanza dell’uso dell’aratro nel rito di fondazione di una città, è utile far riferimento al costume secondo cui al vincitore non bastava radere al suolo o dare alle fiamme la città conquistata, ma doveva anche distruggerla ritualmente (J. Rikwert, L’idea di città, Adelphi editore, p. 70). Servio, in Vergilii Aen., IV, 212, asserisce che la distruzione di una città avveniva con lo stesso rito con cui si era proceduto alla sua fondazione. È molto probabile che l’aratro venisse condotto in senso orario, e quindi ovviamente opposto a quello di fondazione: in questo modo la città perdeva la sua identità non solo dal punto di vista magico-religioso, ma anche e soprattutto giuridico.

Classico è l’esempio della distruzione di Cartagine da parte di Scipione l’Emiliano, avvenuta secondo un rituale preciso che ci è pervenuto grazie alla testimonianza di Macrobio (Saturnalia, III, 9). Tutte le operazioni relative alla fondazione della colonia di cittadini romani di Siponto furono eseguite con la supervisione diretta e al comando dei tre triumviri della deduzione del 194 a. C., D. Junius Brutus, M. Baebius Tamphilus, M. Helvius. La commissione di magistrati (triumviri coloniae deducendae) venne fornita del personale e dei mezzi necessari per la realizzazione del nuovo insediamento, come avveniva normalmente per la fondazione di nuove colonie. Le operazioni non erano limitate al solo periodo rituale iniziale ma proseguivano di norma per tre anni, al fine di impostare giuridicamente e urbanisticamente la città. Infatti i triumviri avevano il compito di individuare le aree su cui far sorgere il foro della città, i principali edifici pubblici e i templi Al termine del loro mandato, emettevano lo Statuto della colonia (lex data), rendendo pubblico il sistema giuridico. Stabilivano i servizi religiosi, le cerimonie pubbliche e le magistrature della colonia. La loro attività andava anche oltre l’ambito strettamente urbano, poiché era loro compito stabilire le aree agricole da assegnare dell’ager publicus, le aree pubbliche per il pascolo e le aree adibite a bosco. È molto probabile che ai 300 coloni cittadini romani furono assegnati terreni nel territorio sottratto ad Arpi (Fig.2), ma non vi sono evidenze sulla loro  localizzazione, poiché il territorio circostante la colonia di Siponto non presenta tracce di centuriazione. Diversamente, è possibile rilevare tracce di centuriazione all’interno del Tavoliere, tuttora visibili analizzando le aerofotografie dell’area agricola vicino all’attuale città di Foggia, che allora era ager publicus sottratto ad Arpi. Molto probabilmente la mancata centuriazione del territorio nelle vicinanze della colonia ci indica che lo scopo prevalente della deduzione della colonia marittima di Siponto era militare, così come accadde per le altre colonie marittime del 194 a. C. e così come rivela il classico esempio della colonia marittima di Ostia, priva anch’essa di territorio circostante centuriato. Lungo il perimetro delle mura vi era uno spazio non coltivato e considerato anch’esso sacro: il pomerium. Secondo il rito augurale etrusco, si trattava di un’area che stabiliva il confine dello spazio urbano per cui era stata chiesta l’approvazione divina, cioè inauguratus, e quindi non era più solo ager ma urbs (città). (Varrone in Solin. I, 18; Catone in Servio, 5, 755, ad Vergilii Aen.) (Fine seconda parte)

(A cura dell’arch. Michele Di Lauro, docente di Storia dell’Arte del Liceo”Roncalli” di Manfredonia)

(Il materiale contenuto in questo articolo può essere riprodotto, in tutto o in parte, per scopi non commerciali, purché siano citati l’autore e la fonte).

ALLEGATO IMMAGINE

Fig.1: Siponto, Sulcus Primigenius – Il solco sarà realizzato perimetrando l’altura tufacea presente ai margini della laguna. Il sulcus non sarà scavato in corrispondenza delle quattro porte della città e in corrispondenza dell’accesso all’area portuale.

Fig.1: Siponto, Sulcus Primigenius – Il solco sarà realizzato perimetrando l’altura tufacea presente ai margini della laguna. Il sulcus non sarà scavato in corrispondenza delle quattro porte della città e in corrispondenza dell’accesso all’area portuale.

Fig.2 : La colonizzazione nell’area campana e apula. L’immagine è stata tratta da una presentazione sul web relativa alla colonizzazione dell’Italia meridionale nel II sec. a.C. Si nota come il territorio di Siponto si estendeva all’interno fino ai confini con la Campania.  https://slideplayer.it/slide/1005251/3/images/8/

Fig.2 : La colonizzazione nell’area campana e apula. L’immagine è stata tratta da una presentazione sul web relativa alla colonizzazione dell’Italia meridionale nel II sec. a.C. Si nota come il territorio di Siponto si estendeva all’interno fino ai confini con la Campania. https://slideplayer.it/slide/1005251/3/images/8/

Siponto Il rito Etrusco-Romano di fondazione (Seconda parte) ultima modifica: 2019-03-12T13:04:16+00:00 da Redazione



Vota questo articolo:
2

Commenti


  • Marco

    Ora invece vige il rito delle paludi sipontine, della monnezza e di uno dei più grandi depositi di gpl al mondo..


  • cittadino

    Abbiamo anche le lodevoli competenze locali…. a quando l’inizio di alcuni scavi….e poi l’appetito vien mangiando……
    Esimio architetto sa lei se ci sono finanziamenti, anche europei per iniziare ad effettuare gli scavi dello scrigno “Sipontum”. Tale domanda l’ho rivolta già in precedenza a qualcuno di quel santo palazzo…. ma invano è giunta una risposta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli correlati

Pin It on Pinterest

Share This