ManfredoniaSalva il monumento
La scuola italica delle stele partita dalla Daunia?

Le pietre che parlano: dalle stele daunie alle stele adriesi


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Manfredonia – ALL’ALBA della storia italica, gli unici popoli emergenti, via via che si risaliva la penisola, erano i Dauni (Gargano e il Sud), gli Umbri (Conero e Centro), gli Etruschi (Centro-nord); tant’è vero che a quei tempi era familiare la rotta osmotica a mo’ di triangolo che aveva come base Gargano-Conero-Adria e vertice un approdo slavo.

I Dauni erano riusciti a imporre la propria identità – da non equivocare con egemonia – con l’esportazione delle loro ceramiche in una vasta area italica, che gli storiografi indicano con la “Grande Daunia”. Un territorio dove le restituzioni non riguardano solo il puro vasellame. Tracce monolitiche, ovvero “lastre” cosiddette “Stele daunie”, manufatti artistici di unica fattezza, datate dall’VIII al V sec aC, sono stati ritrovati dal centro-nord dell’Italia sino al sud della Puglia, a Mesagne e Cavallino.

Il termine Lastra appartiene al tema mediterraneo “Lastra” che vuol dire Pietra. L’interesse suscitato tra le cattedre mondiali dalla prima esposizione in assoluto delle “Stele daunie” fuori del museo nazionale di Manfredonia, conclusasi a Montecitorio, ne comprova l’enorme valore per la storia dell’umanità, insieme alla riscoperta del Gargano, il “promontorio del sole”, lo scrigno storico dell’Europa.

Non è un caso, quindi, o una trovata pubblicitaria che detta esposizione romana a Montecitorio sia stata denominata “Pagine di pietra”. Pagine di pietra lo sono per davvero, senza retorica, poiché su di ognuna sono incise, artisticamente simboleggiate, le gesta, la fisiognomica, la biografia del rispettivo personaggio al quale è dedicata; particolare tecnico è che in calce (a piè pagina) sono del tutto nude e questo comprova la loro messa in dimora (infissione) nel terreno a mo’ di lapide.

Tutto questo italico fervore artigianale accadeva antecedente all’VIII secolo aC quando ebbe avvio nella penisola quel grande travaso di uomini e idee passato alla storia con la denominazione di Magna Grecia; da allora, la ceramica dell’estremo sud, la messapica, influenzata dagli ellenici, si contrappone a quella originaria dauna. Oggi nel Museo Nazionale al castello di Manfredonia sono custodite le stele ben ordinate in struttura e sequenza, ricomposte riprendendo la felice esposizione romana.

Nel Museo Archeologico Nazionale di Adria, il lapidario romano, che si estende in un’area di 180 mq, conta una collezione di stele “giovani” rispetto alle daunie, le “stele adriesi” risalenti al I sec dC. La loro sobrietà ne ha incentivato la disposizione attraverso una struttura di recente concezione, evitando così la solita norma espositiva di una “messa in dimora” seriale e monotona, motivo delle distrazioni, quando non di un incedere stanchevole dei visitatori.

L’indovinata disposizione museale vuole le “pagine di pietra” ordinate per ambiente civile e religioso, valorizzando le iscrizioni in base alla tecnica grafica e al significato della messaggistica, grazie alle relative didascalie e annotazioni apposte.

Le stele, dunque, nelle loro semplicità sono di forma rettangolare con estremità circolari ma vi è anche una sequenza di cosiddette “stele circolari”. Una caratteristica unica, quest’ultima, tra i ritrovamenti nel nord, tuttavia simile a quella delle stele scoperte nelle necropoli della Campania. Tutto, comunque sia, lascia ritenere che la scuola italica delle stele sia partita dalla Daunia, Siponto in particolare.

(A cura di Ferruccio Gemmellaro, storico critico – ferrucciogemmellaro@gmail.com)

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Le pietre che parlano: dalle stele daunie alle stele adriesi ultima modifica: 2014-05-12T14:15:28+00:00 da Ferruccio Gemmellaro



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