Lavoro

Lavoro minorile,Save the Children: 260 mila in Italia


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Lavoro Puglia (archivio, fonte image: adnkronos)

Puglia/Italia – Erano circa undici anni che non si realizzava un monitoraggio sul lavoro minorile in Italia ma il rapporto dell’Associazione Bruno Trentin, e Save the Children non sembra lasciare dubbi: il problema esiste e, soprattutto in epoca di crisi economica, ha raggiunto dimensioni preoccupanti coinvolgendo oltre un ragazzo su venti. Si tratta di circa 260 mila ragazzi minori di sedici anni costretti a lavorare soprattutto a causa delle difficoltà economiche delle loro famiglie. Un dato che riguarda il 5% dei minori dai 7 ai 15 anni e che viene diffuso alla viglia della Giornata mondiale contro il lavoro minorile del 12 giugno.

Per buona parte di loro, almeno 30 mila individui, il rapporto individua rischi elevatissimi di sfruttamento dovuti a tipologie di lavoro pericolose sia da un punto di vista della salute e della sicurezza sia da quello dell’integrità morale. Il lavoro minorile è dunque un fenomeno tutt’altro che scomparso nei Paesi economicamente avanzati e sta probabilmente diffondendosi anche a causa della crisi economica e delle politiche di austerity che hanno limitato l’azione di molti servizi sociali.

L’Italia, da questo punto di vista, risulta essere un paese particolarmente esposto proprio per le difficoltà economiche ed occupazionali palesate negli ultimi anni che coinvolgono tutti i minori senza alcuna distinzione di genere: secondo i dati del rapporto, il 54% delle vittime del lavoro minorile sono maschi e il 46% sono femmine.
Oltre il 40% dei ragazzi coinvolti nel fenomeno svolgono mansioni lavorative in forma occasionale di breve durata mentre un minore su quattro svolge attività regolare di lunga durata che può variare da sei mesi a un anno. Ma quali sono le condizioni che inducono un minore a cercare un’occupazione prima dell’età legale dei sedici anni? Una delle questioni principali alla base della recrudescenza del fenomeno è senz’altro quella dell’abbandono scolastico prematuro che ha una relazione “forte e determinante” con il lavoro minorile. Una casistica di cui l’Italia è leader a livello europeo con una media di abbandono scolastico del 18,2%, ben superiore a quella europea che si attesta invece al 15%.

Il fenomeno degli Early school leavers è uno dei fattori alla base della diffusione del lavoro minorile considerando che l’età di passaggio dalla scuola media a quella superiore è un momento particolarmente delicato nella vita di un ragazzo che, senza l’adeguato sostegno, può facilmente imboccare direzioni sbagliate e irreversibili: le condizioni che inducono il minore a cercare lavoro lo inducono, il più delle volte, a rimanere ancorato ad un contesto caratterizzato da sfruttamento, bassa professionalità e basse retribuzioni.

Un momento delicato nella vita di un giovane, quindi, in cui la famiglia svolge un ruolo fondamentale, come conferma il rapporto che individua proprio nella cerchia parentale l’ambito in cui il fenomeno registra la sua maggiore incidenza con quasi tre ragazzi su quattro impiegati in attività lavorative familiari. Circa il 41% dei minori è infatti impiegato nelle piccole imprese di famiglia mentre il 33% si occupa di lavori domestici di entità tale da pregiudicare un regolare impegno scolastico. Parenti e amici assorbono circa il 13% della forza lavoro minorile mentre il 13,8% è impiegato da persone estranee alla cerchia della famiglia o delle conoscenze.

Fra i settori maggiormente esposti al fenomeno del lavoro minorile figura quello della ristorazione. Il 18,7% dei minori trova infatti un posto come barista, cameriere o aiutante nelle cucine mentre il 14,7% è impiegato nel settore della vendita come commesso e il 13,6% nel settore agricolo.

Per info: http://www.ilo.org/

 

Lavoro minorile,Save the Children: 260 mila in Italia ultima modifica: 2013-06-12T14:17:04+00:00 da Redazione



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  • emmegi

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