Musica

Ready to Die – Iggy & The Stooges, 2013


Di:

Iggy Pop (fonte: globoblo.blogspot.it)

Titolo: Ready to Die
Artista: Iggy & The Stooges
Etichetta: Fat Possum Records
Genere: Rock
Uscita: 30 aprile 2013

BENVENUTI nel museo delle cere di Iggy Pop e dei suoi Stooges. Qui tutto (o quasi) è rimasto immutato come quarant’anni fa, quando nei negozi di dischi faceva irruzione quel Raw Power destinato a restare scolpito nella memoria collettiva del punk rock.

Il costo del biglietto è quello di un cd nuovo di pacca, la durata della visita è pari a 40 minuti scarsi. Quanto basta per ammirare, cristallizati nel tempo, il punk ‘n roll ruvido e grezzo come la cartavetro da 80 e lo sguaiato canto dell’Iguana ufficiale del rock.

Come in un salotto di Madame Tussaud, questo Ready to Die fotografa fedelmente il proto-punk di una delle band più influenti di tutta la storia della musica leggera. Un manipolo di eroi che, in tempi non sospetti, adottò suoni e accostamenti armonici impensabili fino a pochi anni prima, bruciando le tappe del sentiero tracciato dagli europei Who per anticipare l’ondata punk che dai Ramones in poi infiammerà gli amplificatori del Vecchio e del Nuovo Continente.

Ready to Die - cover

Purtroppo, così come il John Lennon dei musei delle cere non è il vero John Lennon, così Ready to Die rischia di essere solo un calco senz’anima di un’epoca che fu.

La formazione che suona nell’ultima uscita targata Stooges (la quinta con questo monicker: la restante parte della corposa discografia dell’Iguana è uscita con il solo nome di Iggy Pop) è praticamente la stessa che diede vita, nel 1973, al sopracitato Raw Power. Se si esclude l’aggiunta del sassofonista Steve MacKay (anche lui ex militante degli anni d’oro della band, anche se solo per un breve periodo) e l’assenza di Ron Ashton, venuto a mancare nel 2009, il team è lo stesso, così come il tandem di compositori (lo stesso Iggy Pop e James Williamson).

Ma ormai non si è più nel 1973. E, putroppo, non lo sono neanche gli Stooges. La produzione si lascia andare a licenze poetiche non più pensabili, tra chitarre grattate e bassi troppo ingombranti: tutte scelte ricercate con perizia per ricreare quell’atmosfera garage tanto cara al rock più cattivo del passato, ma oggi come oggi decisamente fuori contesto. D’altro canto, Iggy Pop non si cimenta più in quelle intonazioni roche e sgraziate che lo avevano reso celebre ma che probabilmente, oggi come oggi, non sono più alla portata di un’arzilla rockstar più vicina ai 70 che ai 60 anni.

James Williamson, Iggy Pop, Scott Asheton (fonte: sandboxworld.com)

Di certo i fan del cantante si troveranno di fronte a qualcosa di nettamente diverso rispetto alle sue ultime uscite: Preliminaires e Après erano una più che ostica marmellata al gusto di Leonard Cohen, ben lontani dalle atmosfere laceranti cui aveva abituato il pubblico della prima ora. Rispetto a quei due tentativi non eccelsi di rivendersi sotto una luce d’atmosfera, Ready to Die è un bel passo avanti. Ma da Sua Maestà Iggy e dalla sua corte di Stooges ci si poteva aspettare qualcosa di più di una semplice serata revival dove i travestimenti servono solo a scimmiottare un’epoca che non c’è più.

Ready to Die è un materiale di partenza più che sufficiente per giustificare un tour estivo. Ma Iggy Pop non si illuda: se la scaletta non conterrà almeno Search And Destroy, non la passerà liscia.

Il disco, comunque, merita mezzo voto in più per l’irresistibile ironia di dare un titolo simile a un platter realizzato da quasi settantenni.

Track by Track

* ………….. trascurabile
** …………. da ascoltare almeno una volta
*** ………… da inserire in shuffle sull’mp3
**** ……….. da ricordare
***** ………. capolavoro

1. Burn **
Opener graffiante e senza compromessi. Come in ogni album ben costruito, svolge la funzione di introduzione all’ascolto. Efficace pezzo scaldapubblico, ma nulla di più. Il calco degli anni ’70 trova forse qui il suo apice.

2. Sex And Money *
Inutile mantra che ruota intorno alla ripetizione ossessiva di due concetti chiave per Iggy Pop. Quasi inopportuna l’irruenza delle parti di sax.

3. Job **
Andamento scanzonato per un testo forse più profondo di quanto lascerebbe intendere a una prima lettura. Simpatica e coinvolgente.

4. Gun ***
Se la festa langue, ecco un bel modo di tirare su il morale. Via i musi lunghi, è tempo di battere il piede per terra e lasciarsi andare.

5. Unfriendly World *
Immancabile ballad. Come spesso accade per gli Stooges, tra i pezzi meno riusciti.

6. Ready To Die ***
Riff efficace e andamento sostenuto. La title track coglie nel segno, con un Iggy Pop che finalmente si sgancia un po’ dalle tonalità ‘in cantina’.

7. Dd’s ***
Un due quarti vivace che riesce a inquadrare le partiture di sax in una dimensione accattivante. Con un bridge che coglie di sorpresa.

8. Dirty Deal **
Punk ‘n roll in piena regola. Ma il brano precedente aveva già chiuso tutto il meglio dell’abum.

9. Beat That Guy **
Pezzo sguaiato dai toni quasi bluesy. Curioso.

10. The Departed *
La ballad conclusiva lascia un odore stantio. Anche se l’episodio è migliore di Unfriendly World, l’idea che l’edizione giapponese contenga come bonus la versione strumentale di questo brano lascia per lo meno di stucco.

Line up

Iggy Pop – voce
Scott Asheton – batteria
Mike Watt – basso
James Williamson – chitarra
Steve MacKay – sax


Valutazione: 6.5/10



[Live in Italy]

Roma – giovedì 4 luglio 2013
Inizio ore 21.45
Ippodromo delle Capannelle
Via Appia Nuova 1245

Milano – giovedì 11 luglio 2013
Inizio ore 20.00
Ippodromo del Galoppo – Ingresso Piazzale Lotto
Via Diomede 1

Info e ticket: www.ticketone.it


Ready to Die – Iggy & The Stooges, 2013 ultima modifica: 2013-06-12T22:47:45+00:00 da Redazione



Vota questo articolo:
0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli correlati

Pin It on Pinterest

Share This