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CAPORALATO Puglia: aziende si cancellano dalle ‘white list’ del lavoro agricolo

Ad evidenziare il dato negativo è Antonio Gagliardi della Flai Cgil Puglia

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
12 Giugno 2024
Capitanata // Foggia //

Alle aziende agricole pugliesi sembra non piacere la Rete del Lavoro Agricolo di Qualità, creata per contrastare lo sfruttamento lavorativo e il caporalato. Nonostante il basso numero di adesioni, l’aggiornamento a maggio 2024 mostra un calo nel numero di aziende iscritte. La Flai Cgil sottolinea che ciò indica come alcune imprese, che avevano inizialmente presentato domanda, non fossero realmente virtuose come dichiarato.

Questa rete, introdotta dalla legge 116 del 2014 e modificata dalla legge 199 del 2016, è riservata alle imprese agricole che rispettano le norme sul lavoro, la legislazione sociale e le imposte. L’adesione alla rete, gestita dall’Inps, esonera le aziende iscritte da controlli prioritari da parte degli organi di vigilanza, fungendo da una sorta di “white list”. In Puglia, il numero di aziende iscritte è passato da 1.144 nel 2021 a 1.404 a settembre 2023. Tuttavia, il monitoraggio più recente registra un calo a 1.282 aziende.

A livello territoriale, il 51% delle imprese registrate si trova a Bari, il 39% nel Foggiano, mentre le altre province mostrano quote inferiori. Antonio Gagliardi, segretario generale della Flai Cgil di Puglia, osserva che solo 300 delle aziende iscritte hanno operai agricoli dipendenti, mentre le altre sono a conduzione familiare. Considerando che in Puglia operano circa 77.000 aziende agricole, di cui quasi 30.000 assumono stagionali, questi dati risultano esigui.

La Flai Cgil, commentando i dati dell’Ispettorato nazionale del lavoro che mostrano un 53% di imprese non in regola e un basso numero di controlli (una ispezione ogni 33 anni), critica la mancanza di priorità sul dumping salariale da parte delle associazioni datoriali. Questo fenomeno danneggia le aziende che rispettano le norme e non viene sufficientemente contrastato. La Flai Cgil sostiene che tutte le imprese dovrebbero essere spinte a iscriversi alla Rete del Lavoro Agricolo di Qualità, ma la realtà attuale è ben diversa.

Con l’avvicinarsi della stagione delle grandi raccolte, Gagliardi evidenzia ulteriori aspetti negativi:

Denunciamo il ritardo con cui le istituzioni stanno predisponendo misure per accogliere in modo dignitoso le migliaia di lavoratori stagionali che arrivano in Puglia, e nello stesso tempo non si riesce a far fronte alla condizione di emergenza che vivono i lavoratori negli insediamenti informali, senza acqua potabile, servizi di assistenza sanitaria, spesso ottenuti solo dopo nostre battaglie e con l’appoggio di associazioni di volontariato. Così come si è scoperto che i decreti flussi presentano lacune normative e non rispondono al dettato normativo. Solo l’ipocrisia può far nascere stupore rispetto a una legge come la Bossi-Fini che alimenta circuiti irregolari per uomini e donne che diventano esercito di riserva per caporali e imprenditori senza scrupoli, da spremere e sfruttare senza alcun rispetto per la dignità umana. Vorremmo discutere di questo ai tavoli della Rete del lavoro agricolo di qualità, per dare compiutezza alla legge 199, in attesa di una risposta da parte della Regione alla quale abbiamo chiesto un incontro urgente”.

Lo riporta Foggiatoday.it

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