Giuseppe Cruciani porta al Libro Possibile il suo “Dizionario del politicamente scorretto”, un volume che raccoglie idee, battaglie, provocazioni ed esperienze personali del giornalista e conduttore radiofonico.
«È una sintesi di tutto quello che penso e che dico alla radio», spiega Cruciani. «Al centro ci sono la libertà di espressione e la libertà di pensiero, ma anche molte esperienze personali: il Cruciani che andava all’università, quello che ha iniziato a lavorare nel mondo della comunicazione e quello della radio. Dentro c’è un po’ tutto quello che dico e tutto quello che sono».
Il libro si presenta dunque non soltanto come una raccolta di definizioni e opinioni, ma anche come un autoritratto personale e professionale. Un percorso costruito attorno ai temi che da anni caratterizzano gli interventi pubblici di Cruciani: il rifiuto delle censure linguistiche, la critica al conformismo e la difesa della possibilità di esprimere opinioni scomode.
Interrogato sul peso che il politicamente scorretto può avere oggi nel dibattito pubblico e nella politica, anche alla luce dell’ascesa di figure come Roberto Vannacci, Cruciani riconosce che questo tipo di comunicazione può rappresentare un vantaggio.
«Può aiutare a crearsi consenso», afferma, «ma non basta. In politica non può esserci soltanto questo».
Un altro elemento centrale è il rapporto con il pubblico. Le piazze continuano a riempirsi e anche l’appuntamento del Libro Possibile ha richiamato numerose persone.
Cruciani, reduce da una tournée teatrale conclusa a maggio, descrive il proprio pubblico come molto più ampio e trasversale rispetto alla platea abituale del suo programma radiofonico.
«Qui c’è un pubblico variegato, magari anche semplicemente curioso. Non ci sono soltanto fan o persone che ascoltano il programma alla radio o mi guardano in televisione», racconta.
Per chi lavora quotidianamente all’interno di uno studio o dietro un microfono, il contatto diretto con le persone rappresenta un momento particolarmente significativo.
«Ogni tanto è importante uscire dallo studio e toccare con mano il pubblico», sottolinea Cruciani.
Secondo il conduttore, nella società è ormai evidente una reazione contro il politicamente corretto, la cultura woke, il mainstream e le limitazioni imposte all’utilizzo di determinate parole.
«C’è stata una ribellione molto forte», osserva. «Ma sono ancora forti anche le resistenze di chi vuole impedire l’uso di certe parole o tende a catalogarti in un certo modo soltanto perché fai determinati discorsi».
Una contrapposizione che, secondo Cruciani, è destinata a restare al centro del dibattito pubblico: da una parte la richiesta di maggiore libertà espressiva, dall’altra la volontà di stabilire confini sempre più rigidi sul linguaggio e sulle opinioni considerate accettabili.



