Regione Puglia. De Caro sugli sprechi fa la scoperta dell’acqua calda.
C’è un momento, nella vita della politica italiana, che torna con la puntualità delle stagioni. È quello della folgorazione. Se accade nel periodo estivo, non fa scoop ma tendenza.
All’improvviso chi governa scopre gli sprechi, gli sperperi, le consulenze allegre, i consigli d’amministrazione inutili, le carte di credito troppo generose. E lo annuncia con la stessa enfasi con cui Cristoforo Colombo avrebbe comunicato di aver trovato un continente. Peccato che quel continente fosse già abitato.
È successo anche in Puglia.
Antonio Decaro accende la telecamera, promette rigore, tagli, controlli, sobrietà. Via le carte di credito, trasferte sotto esame, stretta sulle spese, agenzie da riorganizzare. Tutto condivisibile. Tutto persino doveroso.
Ma c’è un particolare che sfugge soltanto a chi ha deciso di non vederlo.
Decaro non è arrivato ieri. Non è il commissario mandato da Giove per salvare una Regione sconosciuta. È stato capogruppo del Partito Democratico, parlamentare, eurodeputato, sindaco di Bari per dieci anni. La macchina amministrativa non gli è certo estranea. Ed è inevitabile che la domanda dell’opposizione trovi cittadinanza nel dibattito pubblico: se oggi c’era bisogno di mettere il lucchetto ai rubinetti, chi li ha lasciati aperti fino a ieri?
Fratelli d’Italia e Forza Italia chiedono una cosa che, in democrazia, dovrebbe essere normale: sapere chi ha sbagliato, se qualcuno ha sbagliato. Non per alimentare una caccia alle streghe, ma perché il denaro pubblico non appartiene ai governi, appartiene ai cittadini.
Fin qui la cronaca.
Poi, però, arriva la politica. E con lei quel curioso esercizio nazionale che consiste nell’accusare gli altri usando le stesse parole che qualcuno userà domani contro di noi.
Perché la verità è meno comoda degli slogan.
Chi oggi denuncia gli sprechi, ieri amministrava altrove. Chi oggi siede all’opposizione, quando era al governo raccontava identiche favole sulla rivoluzione morale. Cambiano i protagonisti, resta identico il copione.
Giulio Andreotti, con il cinismo dei grandi, osservava che «il potere logora chi non ce l’ha». Ma avrebbe potuto aggiungere che l’opposizione regala una memoria formidabile, mentre il governo produce improvvise amnesie.
E allora eccola, la scena che si ripete da mezzo secolo.
Quando si è all’opposizione ogni euro speso è uno scandalo. Quando si governa ogni scandalo diventa una complessità amministrativa. Quando si perde le elezioni ci si accorge improvvisamente di tutto ciò che non funzionava.
È il trasformismo della coscienza pubblica.
Ennio Flaiano scriveva che «la situazione politica in Italia è grave ma non è seria». Forse oggi direbbe che è persino prevedibile.
Perché il problema non è Decaro. Non è Fratelli d’Italia. Non è Forza Italia.
Il problema è una politica che continua a recitare la parte del pompiere dopo aver passato anni a discutere se ci fosse davvero il fumo.
E mentre destra e sinistra si rinfacciano responsabilità, i pugliesi continuano a fare i conti con liste d’attesa infinite, servizi che arrancano e tasse che non conoscono mai la parola “riduzione”. Loro non chiedono video. Chiedono risultati. Non pretendono moralizzatori dell’ultima ora. Pretendono amministratori che si accorgano dei problemi prima che diventino emergenze.
C’è un proverbio che dice: “La moglie di Cesare non deve solo essere onesta, ma anche apparirlo“. Oggi la politica sembra averlo capovolto: preferisce apparire inflessibile dopo aver tollerato troppo, anziché dimostrare di esserlo sempre.
Ecco perché questa storia non riguarda soltanto la Puglia.
Riguarda un’intera classe dirigente che continua a vendere come rivoluzione ciò che avrebbe dovuto essere ordinaria amministrazione.
La politica italiana assomiglia sempre più a una moneta coniata senza rovescio. Da una parte c’è chi accusa. Dall’altra… ancora chi accusa. Ognuno convinto che la memoria degli italiani duri meno di un comunicato stampa.
Può anche darsi che abbiano ragione.
Ma esiste una memoria più ostinata di quella dei partiti: è quella dei cittadini, che ogni mese pagano le tasse e ogni giorno misurano la distanza tra gli annunci e la realtà.
Ed è una memoria che, prima o poi, presenta il conto.
A cura di Maurizio Varriano



