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La pellicola di esordio di Muraca è un'opera coraggiosa

“La Terra dei Santi”, la ‘ndrangheta in salsa sipontina

Se in alcune scene si nota il taglio documentaristico scelto dal regista in altre si percepisce un gusto un po' troppo romanzato e le 2 cozzano tra di loro


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Questo fa la ‘ndrangheta. Si rivolge ai suoi accoliti chiamandoli per nome come si fa con i figli, gli promette protezione ma poi li tratta come schiavi e li manda a morire come animali al macello o, nella migliore delle ipotesi, a marcire dentro le nostre indegne galere.” Fernanzo Muraca, regista e co-sceneggiatore. Vittoria (Valeria Solarino) è un magistrato trasferito da poco dal Nord a Lamezia Terme in Calabria, dove decide di combattere la ‘ndrangheta puntando la sua attenzione verso le donne degli affiliati. Tra queste Assunta (Daniela Marra) vedova da 3 anni, è costretta a sposare il fratello di lui (un uomo violento che si dimostrerà anche vigliacco) e ad allevare i figli destinati a morire negli scontri tra fazioni contrapposte.

Dopo la visione dell’opera prima di Muraca si è quasi dilaniati dalla necessità di esaltarne gli evidenti pregi alla quale si contrappone però la constatazione che alcuni difetti che, se eliminati, avrebbero portato alle creazione di un’opera di livello tale da essere trasmessa anche nel circuito internazionale, sia come sale che come festival del Cinema.

“Un’opera coraggiosa”

In primo luogo la pellicola di esordio di Muraca è un’opera coraggiosa che, benchè abbia una collocazione calabrese, ha avuto le porta chiuse da parte della Film Commission della regione, probabilmente troppo timorosa per l’argomento trattato che non avrebbe favorito il turismo locale. Dopo l’interessamento della Regione Puglia il film è stato girato interamente a Manfredonia (Foggia). La città sipontina è poco riconoscibile nel film, se non per qualche dettaglio non proprio edificante. Il film è tratto dal libro di Monica Zapelli, già sceneggiatrice de I cento passi, nel quale si narra la storia della terra intrisa di Mafia di Peppino Impastato. “Sono nato in Calabria, a Lamezia Terme. Mio padre aveva un’azienda che è stata distrutta dall’’ndrangheta, quindi ho provato queste esperienze sulla mia pelle“, ha raccontato il regista in conferenza stampa al Comune di Manfredonia.

Il regista ha approfondito notevolmente la materia trattata e questo si nota in alcuni dettagli verosimili che compaiono all’interno del film. Una tra tutti la sequenza del Rito di iniziazione o Battesimo nel quale il contrasto onorato (o iniziato) è chiamato a giurare nel nome di «nostro Signore Gesù Cristo e con la figura di San Michele Arcangelo tra le sue mani mentre brucia e dovrà pronunciare: Io giuro dinanzi a questa società di essere fedele con i miei compagni e di rinnegare padre, madre, sorelle e fratelli e se necessario, anche il mio stesso sangue.» (Codice della ‘Ndrangheta).

Altro punto a favore del film è la scelta di concentrarsi su una storia totalmente a femmile che permette di evidenziare aspetti poco percorsi nelle vicende di mala, come il rapporto tra madri e figli. A tale riguardo l’interpretazione migliore nel film è senza dubbio quella della bravissima Daniela Marra, personaggio centrale, realistico e spontaneo nei sentimenti.

“Girato interamente a Manfredonia”

Il ruolo di Valeria Solarino, diversamente, non è né da infamia né lode, sotto alcuni aspetti troppo stereotipato e lezioso e, aspetto peggiore, sfuggono allo spettatore le sue motivazioni. Lorenza Indovina dovrebbe interpretare una madre e moglie del boss viscida e ambigua ma l’operazione non riesce appieno, specie per lo sguardo buono dell’attrice che ispira naturalemente simpatia. Solo applausi invece per Ninni Bruschetta ma soprattutto per Tommaso Ragno (il boss) la cui sola presenza aumenta notevolmente il livello di tensione del film.

Veniamo ai punti dolenti: con i suoi soli 81 minuti la Terra dei Santi ha una durata troppo striminzita, cosa che diventa fin troppo evidente sia nell’intreccio della trama sia nelle psicologie dei protagonisti che restano troppo abbozzati In qualche tratto appare quasi come un riassunto, passando da una situazione all’altra senza una giustificazione valida o una sequenza che evidenzi l’evoluzione dei personaggi. Se in alcune scene si nota il taglio documentaristico scelto dal regista in altre si percepisce un gusto un po’ troppo romanzato e le 2 cozzano tra di loro.

“Un’opera con temi così importanti meritava molta più attenzione”

La Kisesis Film ha prodotto il film con il sostegno di Rai Cinema ma quest’utima avrebbe fatto meglio a concedere alla storia una spazio maggiore, trasformandola in una miniserie di almeno 4 ore. Un’opera che tratta temi così importanti meritava molta più attenzione. Un vero peccato.

A cura di Agostino Del Vecchio,

Manfredonia 12 settembre 2018

“La Terra dei Santi”, la ‘ndrangheta in salsa sipontina ultima modifica: 2018-09-12T13:47:13+00:00 da Agostino del Vecchio



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