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CORBELLA BEATIFICAZIONE Chiara Corbella verso la beatificazione, il marito: «Cercano di farne una paladina anti aborto, ma lei era molto di più»

Morì a causa di un carcinoma, dopo aver scelto di rinunciare alle cure per non mettere a rischio la vita del figlio che portava in grembo

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
12 Settembre 2026
Attualità //

A quattordici anni dalla morte di Chiara Corbella Petrillo, la giovane romana continua a essere ricordata per la straordinaria testimonianza di fede vissuta durante la malattia e la maternità. Aveva appena 28 anni quando, nel 2012, morì a causa di un carcinoma, dopo aver scelto di rinunciare alle cure per non mettere a rischio la vita del figlio che portava in grembo. La sua storia è oggi al centro di un percorso ecclesiastico che potrebbe condurla alla beatificazione.

Chiara era stata ricordata anche dalla premier Giorgia Meloni nel discorso sulla fiducia, tra le sedici donne citate come esempio di coraggio e determinazione.

A parlare della moglie è il marito, Enrico Petrillo, che in un’intervista rilasciata a Il Messaggero ha ripercorso la sua vita e il significato della sua testimonianza.

«Chiara era una ragazza normalissima – afferma – Il percorso della Chiesa farà il suo iter tuttavia per me Chiara resta un gigante per l’esempio di fede incrollabile che ha dato. Se devo trovare un aggettivo per descriverla, direi “mite”. Ma non nel senso che vivesse passivamente la vita, tutt’altro. Affrontava le cose, entrava dentro la realtà, con serenità e dolcezza. E poi era ironica, allegra. Sempre felice. Persino quando è morta».

Il marito racconta anche gli ultimi momenti della vita di Chiara, sottolineando la serenità con cui affrontò la malattia.

*«Sono fisioterapista nelle cure palliative e ho visto morire tante persone, ma nessuno come lei. In un misterioso parallelismo posso dire di non avere mai visto nessuno morire con la consapevolezza di mia moglie e, soprattutto, con una felicità nel cuore così inesauribile. Chiara ha mostrato di avere con Cristo una relazione indistruttibile e per questo, nonostante tutto, era felice.

Penso che soltanto i santi riescano ad arrivare a una consapevolezza simile».*

Petrillo ricorda poi il primo incontro con la futura moglie: «Siamo entrambi romani de Roma. Io abitavo all’Eur e lei a Colle Oppio. Ci siamo incontrati per caso a Medjugorje».

Nel corso degli anni, però, il marito ha avvertito il rischio che la memoria di Chiara potesse essere interpretata in modo parziale o strumentale. «Nel corso degli anni ho visto questo rischio manifestarsi in diverse circostanze. Ho anche dovuto bloccare tanti scritti su di lei di persone che sostenevano di avere parlato con i familiari, cosa che in realtà non era mai avvenuta».

Il riferimento è soprattutto ad alcuni ambienti cattolici che, secondo Petrillo, rischierebbero di ridurre la figura della moglie a una sola battaglia.

«A certi movimenti cattolici piuttosto politicizzati che vorrebbero ingabbiare la figura di Chiara e farne una paladina della battaglia contro l’aborto, una specie di bandierina del movimento pro-life. Non che Chiara fosse favorevole all’aborto, lei era contraria. Ma ridurla a questo è assolutamente limitante rispetto a ciò che era, alla sua fede, alla coerenza con cui cercava di vivere pienamente da cristiana ogni momento. Per Chiara Cristo era il motore di tutto. Non ha difeso la vita di nostro figlio a scapito della propria per portare avanti un’ideologia».

Secondo Enrico Petrillo, la scelta di Chiara non può essere separata dalla sua profonda fede cristiana, che guidava ogni sua decisione.

Quanto alla rinuncia alle cure mediche, racconta Petrillo, Chiara «lo fece con la consapevolezza di essere figlia di Dio e che, come tale, non avrebbe potuto agire diversamente. Se si è cristiani, la vita si difende dall’inizio alla fine, con costanza e coerenza. Ecco perché penso che presentarla soltanto come una paladina della crociata antiabortista sia davvero riduttivo e semplicistico».

A distanza di anni dalla scomparsa della moglie, Enrico non esclude infine la possibilità di tornare ad amare e, un giorno, di risposarsi. «Se mai mi dovesse capitare, perché no? La vita va avanti».

Lo riporta leggo.it.

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“Felicità non è fare sempre ciò che si vuole, ma volere sempre ciò che si fa.” – Valerio Albisetti

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