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DENISE LEA Denise Cosco, la zia mostra per la prima volta il suo volto: «Ora non dovrai più nasconderti»

Per diciassette anni la figlia di Lea Garofalo ha vissuto sotto protezione, tra identità di copertura e continui trasferimenti. Intanto la Procura di Velletri indaga sulla sua morte e cerca di ricostruirne le ultime ore.

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
12 Settembre 2026
Prima pagina //

Per diciassette anni Denise Cosco ha dovuto nascondere il proprio volto e vivere sotto nomi falsi. Dopo la sua morte, avvenuta ad Ariccia all’età di 35 anni, è stata la zia Marisa a pubblicare sui social quella che viene indicata come la prima fotografia pubblica della nipote.

Ad accompagnare l’immagine, un messaggio carico di dolore e affetto: «Nessuno potrà più decidere per te, non dovrai più nasconderti». La donna ha aggiunto di poter finalmente mostrare «il tuo volto e i tuoi occhi bellissimi».

Il gesto restituisce simbolicamente a Denise quell’identità che le esigenze di sicurezza le avevano negato fin dall’adolescenza. Figlia di Lea Garofalo, testimone di giustizia assassinata nel 2009, Denise era stata costretta a continui trasferimenti per sottrarsi alla famiglia d’origine, legata alla ’ndrangheta di Petilia Policastro. La stessa zia ha raccontato di non aver potuto incontrarla negli ultimi quattro anni.

L’indagine sulla morte

La Procura di Velletri, guidata dal procuratore capo Carlo Villani, ha aperto un fascicolo contro ignoti per istigazione al suicidio. L’indagine, affidata al pubblico ministero Domenico Vicario, punta a ricostruire le ultime ore di vita della giovane donna e ad accertare se abbia subito pressioni o minacce capaci di influenzarne la decisione.

L’ipotesi di reato, secondo quanto riferito dalla Procura, non mette in discussione la volontarietà del gesto, ma consente agli investigatori di verificare se vi siano state responsabilità esterne.

I carabinieri del Nucleo investigativo di Frascati hanno sequestrato il telefono cellulare di Denise. L’analisi di chiamate, conversazioni e messaggi potrebbe fornire elementi utili per comprendere il suo stato d’animo e ricostruire i contatti avuti prima della tragedia. I militari hanno inoltre effettuato un sopralluogo nell’abitazione di Ariccia e ascoltato alcune persone presenti nello stabile.

L’autopsia, eseguita venerdì 11 settembre, non avrebbe evidenziato ferite da difesa né segni riconducibili all’intervento di altre persone. Restano tuttavia da acquisire i risultati degli esami tossicologici.

Tra gli accertamenti ritenuti più importanti figura l’audizione del compagno di Denise, un uomo di 35 anni che si trovava nell’abitazione insieme al figlio della coppia. Il bambino, di quattro anni, non era nella stanza al momento dell’accaduto.

L’uomo non sarebbe stato ancora ascoltato perché sotto choc. Secondo gli investigatori potrebbe essere una figura decisiva per ricostruire gli ultimi giorni di Denise, anche perché sarebbe stato tra le pochissime persone a conoscerne il vero nome e la storia personale.

Una storia segnata dalla violenza mafiosa e dalla necessità di vivere lontano da tutto, persino dalla propria identità. La fotografia pubblicata dalla zia assume così il valore di un ultimo gesto di libertà: la restituzione di un volto che, per troppo tempo, era stato costretto a rimanere nell’ombra.

Fonte: Leggo.it, articolo aggiornato il 12 settembre 2026.

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“Felicità non è fare sempre ciò che si vuole, ma volere sempre ciò che si fa.” – Valerio Albisetti

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