Prima il caso di luglio e delle magliette rosse, poi il tema qualche giorno fa in un liceo di Crotone sulle leggi razziali

Scuola e politica, Salvini: “Niente più insegnanti politicizzanti a scuola”

La replica del Ministro: "Per fortuna gli insegnanti che fanno politica a scuola (guarda caso sempre pro-sinistra e pro-immigrazione) sono sempre di meno"


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Matteo Salvini torna all’attacco contro gli insegnanti. È  successo già lo scorso luglio quando, in occasione degli esami di maturità, la commissione di un liceo palermitano ha accolto l’iniziativa pro migranti dell’associazione Libera, indossando la simbolica maglietta rossa. Non si è fatta mancare la sua risposta con un tweet: «Per fortuna gli insegnanti che fanno politica a scuola (guarda caso sempre pro-sinistra e pro-immigrazione) sono sempre di meno, avanti futuro!».

Pochi giorni fa il nuovo caso sollevato da un genitore del liceo Filolao di Crotone, il quale avrebbe segnalato al segretario leghista Giancarlo Cerrelli la traccia di un tema assegnato agli alunni: nel compito, infatti, sarebbe stato creato un parallelismo tra le leggi razziali del 1938 in Italia e il “recente decreto in discussione al Parlamento che riguarda l’immigrazione, con al suo interno istanze razziste”.

«Purtroppo» ha replicato Salvini «rimangono alcuni insegnanti politicizzati che fanno il tifo per la sinistra, ma non voglio credere che alcuni di loro siano arrivati a paragonare il mio decreto sulla sicurezza alle leggi razziali, come non voglio credere che una docente possa davvero parlare di allarme razzismo in Italia, visto che i dati dicono il contrario. Se fosse vero quanto segnalato da studenti e genitori di un liceo di Crotone, l’insegnante in questione dovrebbe scusarsi e cambiare mestiere, evitando di fare la militante politica in classe». Dura anche la reazione del Ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti:  «Il parallelismo proposto rischia di strumentalizzare e sminuire una triste pagina della nostra storia, quella delle leggi razziali, che rappresenta ancora oggi una ferita profonda su cui proprio quest’anno si stanno aprendo, anche nel mondo scolastico e accademico, riflessioni e approfondimenti in occasione degli 80 anni dalla firma di quei terribili provvedimenti.»

È giusto parlare di politica in classe? È inevitabile per un docente professare il proprio credo politico attraverso la sua didattica? Qui di seguito l’opinione di alcuni insegnanti.

Michele Illiceto, insegnante di storia e filosofia: «L’insegnante di filosofia affronta chiaramente e apertamente la politica. Se dovessi togliere la politica dal mio mestiere, allora non dovrei più spiegare Platone, Aristotele, Hobbes, Locke, Montesquieu… se lo studente mi chiede quale sia il mio schieramento politico io rispondo, ma senza condizionare. Dobbiamo aiutare i ragazzi a prendere una posizione. Inoltre, credo che la scuola debba mettere sempre in discussione il sistema politico attuale.»

Rino Colletta, professore in pensione: «Io sono d’accordo che si parli di politica, ma l’insegnante dovrà essere un buon moderatore e capace di essere neutrale nel presentare l’argomento da discutere. Inoltre, la sua dialettica dovrà essere capace di buona sintesi e freschezza terminologica, tenendo ben presente ciò che è stata la Storia e ciò che oggi è con analisi, confronti, punti di vista, opinioni e proposte.»

Vito Saracino, dottorando in Cultura, Educazione e Comunicazione : «Bisognerebbe chiedere innanzitutto che cosa si intenda per politica nelle farneticanti parole del Ministro. Forse il Ministro dell’Interno che non ha alcuna delega su scuola e università si voleva riferire a non fare propaganda politica attiva, come quella che fa lui anche se in veste di ministro della Repubblica. Personalmente credo che il ruolo dell’insegnante sia quello di formare una coscienza di cittadino con la c maiuscola, e questa azione è fare politica ma nel senso alto del termine. Inviterei Salvini a farsi un giro nelle aule scolastiche e università per ricordarsi quel sapore di sapere che spesso dimentica.»

Pina Covello, laureanda in Scienze della Formazione: «L’insegnante ha un ruolo ben preciso: educare. L’educazione però ha a che vedere anche con il senso civico, quindi la politica, vuoi o non vuoi, farà sempre parte dell’insegnamento, ma senza fazioni politiche. Un buon insegnante farà il suo lavoro senza influenzare gli studenti, senza schieramenti politici o lotte sociali, ma comunque farà sempre politica».

A cura di Carmen Palma

Scuola e politica, Salvini: “Niente più insegnanti politicizzanti a scuola” ultima modifica: 2018-10-12T12:26:45+00:00 da Redazione



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Commenti


  • POLIS

    Il prof. Illiceto è stato mio insegnante al Liceo e riconosco che durante i suoi anni d’insegnamento sia stato eccellente, sia nella spiegazione delle sue discipline, sia nell’imparzialità con cui ha trattato argomenti facilmente strumentalizzabili e politicizzabili, sia nell’aver donato ai suoi alunni quella curiosità sana per la formazione di un individuo in fase di crescita.
    Insomma ce ne fossero di insegnanti così, proprio quelli che a Salvini non vanno giù. Perché lui, in fondo, (e come all’epoca chiedeva anche Berlusconi) auspicherebbe invece una tecnoscuola che forma soggetti asettici, giovani robot, senza senso critico e scevri di cultura umanistica; così da renderli facilmente permeabili alle future populistiche battaglie di cui si faranno paladini i suoi seguaci e sostenitori.
    Fortunatamente per ora il suo ambizioso , triviale e forsennato progetto faticherà a realizzarsi.


  • Dario

    Ci mancava solo l’attacco del fasciorazzista agli insegnanti.

    In un Paese normale basterebbe solo quello che ha detto della sorella di Cucchi (per tacer dell’altro) per mandare un ministro fuori dalle palle.
    Ho detto normale, non l’Italia.

    http://www.adnkronos.com/fatti/politica/2016/01/05/caso-cucchi-salvini-sorella-dovrebbe-vergognare-schifo_42NCMWy8nekzTbc1VZ1DTK.html


  • Raffaele Vairo

    Sono d’accordo con Pina Covello:
    “L’insegnante ha un ruolo ben preciso: educare”.
    Il concetto di educazione è più ampio – e direi anche più nobile – rispetto alla “istruzione”.
    Il verbo educare deriva dal latino ex-ducĕre “trarre o condurre fuori, estrarre”.
    Chi educa fornisce a chi viene educato gli strumenti per esprimere liberamente la propria individualità, ed è proprio questa possibilità di esprimersi liberamente che permette a ogni membro di interpretare la società in modo personale, originale, anche divergente rispetto al passato e quindi di consentirne il progresso e lo sviluppo.
    Il bravo insegnante deve saper educare alla cittadinanza attiva; elevare il suddito… al rango di vero cittadino in grado di ascoltare, osservare la realtà e sviluppare un sano senso critico.
    Concludo dicendo che sono sempre stato convinto che il fine istituzionale della Scuola è insegnare a “saper essere…” più che a saper fare!


  • antonio

    c’è qualcuno dei filosofi che tanto parlano oggi che sa spiegarmi perchè i cosiddetti grandi statisti hanno fatto 2341 miliardi di euro come si evince dai dati della banca d’italia (. Dal Bollettino Statistico mensile elaborato da Bankitalia si apprende che a luglio 2018 il debito pubblico si è attestato a 2.341,7 miliardi di euro, rispetto ai circa 2.323 miliardi del mese precedente e ai 2.263 miliardi di fine 2017. La crescita in un mese è stata pari a 18,4 miliardi di eu ).senza che tutti i tecnici prendessero a calci nel sedere gli autori ed ora si vorrebbe far credere che l’italia sia in pericolo per colpa di dieci miliardi in più di debiti. quanto è costato il patto d’area a manfredonia????????? e che risultati ha prodotto? quanto sono costati i nastri trasportatori di pomicino e che risultato???


  • Valerio

    1) La manovra è sui 40 milardi e non da 10.

    2) La manovra viola i vincoli di bilancio come da accordi europei.

    3) La manovra viola la nostra Costituzione, legge costituzionale sul pareggio di bilancio 1/2012 (in vigore dall’anno 2014 )

    4) Si fa un deficit del 2,4% per far cosa? Se si fanno debiti per costruire cose che restano nel tempo (investimenti), fare deficit ha senso. Se si fanno per dare bonus o per pagare promesse elettorali, (vuoti a perdere), si fanno dei danni che poi causano problemi non affrontabili in qualche mese, ma in un decenni.
    Se Salvini e Di Maio fossero andati in Europa e avessero detto: ‘Voi non volete che noi non sforiamo ma noi sforiamo perché facciamo investimenti pubblici, rafforziamo porti, aeroporti, scuole”, penso che nessuno avrebbe potuto dire nulla e nemmeno i mercati avrebbero reagito nervosamente, come in queste ore.

    5) La riforma è ancora pieno di fumo (quali sono ad esempio i requisiti per accedere al reddito di cittadinanza, non lo sa ancora nessuno), l’incertezza è il peggior nemico dei mercati.

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