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Marino: “Cementificio di Apricena, che sia un’opportunità per noi”

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
12 Novembre 2010
Cronaca //

Il consigliere regionale del Pd Dino Marino
Il consigliere regionale del Pd Dino Marino (immagine d'archivio)
Foggia – “SI fa un gran parlare del cementificio di Apricena, infatti questa sera è convocato un Consiglio comunale. Nella città, ma anche nei comuni limitrofi, si è aperto un dibattito, sono nati comitati, più o meno, spontanei contro l’istallazione dello stesso cementificio; c’è un interesse della popolazione a capire quali sono i benefici sul versante dei posti di lavoro che si possono attivare e quali invece, i rischi a cui va incontro la salute dei cittadini e un territorio che ha un altra vocazione : quello dell’agricoltura di pregio”. Lo ha detto Dino Marino Presidente della Commissione Sanità della Regione Puglia.

“La mia posizione sul cementificio è chiarissima, ha una sua legittimità e non dribbla le responsabilità, neanche quelle dei miei amici di partito che si assumono le loro. La ribadisco, non sono contro a condizione che l’impianto non sia nocivo per la salute delle persone, per la tutela dell’ambiente e sia in regola con le norme urbanistiche”.

“Fino ad oggi il Comune di Apricena – dice Marino – non ha prodotto alcun atto. Si accinge a convocare, dopo che è andata deserta la prima volta, una conferenza di servizio. L’unico atto prodotto finora è la VIA rilasciata dall’Amministrazione Provinciale. Atto di cui non mi fido e che va controllato dalla Regione. Proprio perché ho una mia idea sull’utilizzo di certi materiali x far andare avanti il forno del cementificio, dico che non basta gridare al lupo al lupo, ma verificare tutte le carte e riesaminare li imbatto ambientale dell’opera”.

“Ho letto la VIA – Valutazione di Imbatto Ambientale – data dall’Amministrazione Provinciale che ha la delega in materia ambientale e le prescrizioni inserite nella stessa valutazione. A mio avviso la valutazione data dagli uffici provinciali non approfondisce alcuni aspetti fondamentali e non è in grado di dare garanzie, in primo luogo, sul piano della salute. Sono certo – dice Marino – che la Regione attiverà le sue strutture per controllare e approfondire tutte le questioni che un impianto di tale portata pone, sia sul piano ambientale che su quello della salute, ma su questo vigilerò personalmente”.

“Il cementificio,deve essere un opportunità per il nostro territorio e non un rischio per la salute. Se alla fine dei controlli urbanistici e ambientali non ci saranno rischi per la salute dei cittadini sarò favorevole, perché solo a quel punto il cementificio può essere un opportunità per creare nuovi posti di lavoro”, conclude Marino.


Redazione Stato

1 commento su "Marino: “Cementificio di Apricena, che sia un’opportunità per noi”"

  1. Lo scorso anni in questi giorni eravamo tutti presi dalla preoccupazione per la probabile epidemia d’influenza e tutti siamo diventare esperti della sconosciuta sigla H1N1.

    Non ritorno sul dibattito, stancante in quei giorni, essendone stato uno dei protagonisti, ma cerco di sviluppare una riflessione per trarne degli insegnamenti

    Tralasciando la stucchevole sicumera, postuma, de: “l’avevo detto io”, l’elemento che prendo e su cui rifletto è la mancata fiducia che si è andata sviluppando in quei giorni da parte di noi operatori sanitari e dei cittadini verso le “istituzione preposte”.

    Per ovvi motivi mi soffermo sugli operatori sanitari e considero che buona parte degli stessi non si sono fidati dell’OMS.

    Non si è avuta fiducia delle indicazioni che venivano dall’organismo preposto alla tutela della salute della collettività mondiale.

    E’ andata com’è andata e siamo tutti contenti, ma rifletto sul fatto che se l’epidemia ci fosse stata davvero le conseguenze di questa perdita di fiducia sarebbero state tragiche.

    La fiducia reciproca è stata, insieme ad altri, il fattore culturale che ha aiutato la specie nella sua evoluzione: i nostri antenati sono scesi dagli alberi ed hanno cominciato a vivere nella savana, diventando bipedi e , fidandosi l’uno nell’altro, hanno cominciato a cooperare per cacciare animali ben più grandi ed attrezzati di loro, sul piano della possibilità evolutiva.

    La fiducia, che si dice sia un paradosso, come il volo del calabrone, che pur avendo delle ali troppo piccole per un corpo così grande, riesce lo stesso ad alzarsi da terra e volare: non si sa bene come, ma funziona.

    In questi giorni ho seguito la discussione sulla costruzione di un cementificio ad Apricena ed ho partecipato al consiglio comunale aperto che si è tenuto nello stesso paese, ritenendolo un mio dovere istituzionale, quale presidente di un ente ausiliario dello stato nella tutela della salute dei cittadini.

    L’elemento che più mi ha colpito nella discussione del consiglio e dei comunicati ed articoli di giornali dei giorni prima, al di là delle questioni tecniche , che accantono in questo tipo di riflessione, è stata la totale mancanza di fiducia, anche qui, nei confronti degli “organi competenti”.

    Dire che un cementificio può avere un grosso impatto ambientale è scoprire l’acqua calda. Non entro nella questione delle tabelle, delle polveri e dei tumori, troppo facile e troppo evocativo di scenari da film dell’orrore a cui l’argomento si presta, e molto. Ci sono dei regolamenti, delle normative e degli “organismi preposti” all’attenzione all’ambiente ed alla salute pubblica che devono non rassicurare, ma garantire che quegli scenari non saranno mai reali. Gli organi preposti si esprimono. E la gente non si fida, com’è successo per l’H1N1.

    Non mi avventuro ad analizzare le cause, la lascio ad altri, ma considero solo il dato, che è diventato ,per me, dato di certezza: nel nostro paese la fiducia non gode di buona salute e quindi il nostro è diventato un paese malato.

    Non aggiungerei molto, per avvalorare la diagnosi, se facessi considerazioni sulla percezione pubblica della politica e dei politici, mi basta solo aggiungere il dato della progressiva riduzione degli esercitanti il diritto al voto nelle competizioni elettorali.

    Senza la fiducia finisce la cooperazione, termina un processo evolutivo, comincia la regressione.

    Alcuni elementi che si possono attingere dai dati di cronaca e dalle statistiche fanno pensare che la regressione è già iniziata, ma siamo ancora in tempo per fermarla.

    I toni accesi delle discussioni, le argomentazioni portate con la bava alla bocca non facilitano.

    Su argomenti seri, discussioni serie, senza agitare vessilli o alzare barriere, in particolare su questioni che riguardano la salute, che è signora di grande democrazia: non guarda i colori e le casacche politiche, ma coglie là dove decide di cogliere.

    Molte volte fermarsi e riflettere non è segno di viltà, ma di coraggio per meglio decidere, il coraggio di ripensarci e di sapere ascoltare chi magari ha ruoli e competenze, con animo sgombro e armati di fiducia, sperando che quest’ultima non sia già passata a miglior vita.

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“Felicità non è fare sempre ciò che si vuole, ma volere sempre ciò che si fa.” – Valerio Albisetti

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