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Finanziamenti all’Uni/Fg contro la “fuga dei cervelli”, ricerca molecola Hbr

AUTORE:
Agostino del Vecchio
PUBBLICATO IL:
13 Febbraio 2010
Capitanata //

Fuga cervelli - immagine da arealocale.it
Fuga cervelli - immagine da arealocale.it
Foggia – LA Fondazione per il Sud, l’ente morale presieduto da Carlo Borgomeo, ha stanziato lo scorso 11 febbraio, fondi pari a circa 2,1 milioni di euro per le 23 Università meridionali invitandole a proporre iniziative esemplari di formazione d’eccellenza in campo tecnologico, scientifico ed economico in grado di contrastare il fenomeno dei della cosiddetta “fuga dei cervelli”, vale a dire emigrazione verso paesi stranieri di persone di talento o alta specializzazione professionale. Tra gli atenei che rispondono all’appello si annoverano, tra le altre, l’Università della Basilicata, quella del Salento e l’Università degli Studi di Foggia che ha ottenuto un finanziamento di 265.000,00 euro. Sei i progetti approvati. Tra questi quello presentato dall’Università degli Studi di Foggia, relativo alla creazione di figure professionali di eccellenza per le esigenze del comparto agro-alimentare meridionale. Il progetto, elaborato dalla Facoltà di Agraria sotto il coordinato dal prof. Emilio De Meo, ha l’obiettivo di istituire un Master Universitario di I livello in Economia e Politica Agro-alimentare della durata di un anno (1500 ore) finalizzato alla formazione di manager di imprese agro-alimentari. La partnership progettuale risulta composta dall’Università degli Studi di Foggia-Facoltà di Agraria, in qualità di soggetto responsabile e dal Distretto tecnologico Agroalimentare della Regione Puglia (D.A.Re. Puglia), in qualità di Garante dei Talenti (figura fondamentale nell’economia generale di progetto).”E’ un risultato di grande importanza che conferma l’elevata qualità progettuale dell’Università degli Studi di Foggia che si è classificata al 3° posto in una graduatoria che ha visto il coinvolgimento di 23 Atenei meridionali il commento del rettore Giuliano Volpe– Un progetto formativo di elevato valore in un settore strategico per lo sviluppo dell’Università e dell’intero territorio di Capitanata come quello agro-alimentare. Vorrei sottolineare un aspetto molto importante di questa iniziativa e cioè la precisa scelta di proporre come sede di svolgimento delle attività formative per creazione di figure professionali di eccellenza per le esigenze del comparto agro-alimentare meridionale, il Comune di Cerignola che cofinanzia il progetto a dimostrazione della concreta volontà dell’Università di rimodulare la presenza nelle sedi decentrate a favore di iniziative di alta formazione in sostituzione dei corsi di laurea triennali di cui si è sperimentata negli anni l’inefficacia. Un segnale chiaro che l’Università vuole lanciare anche nei confronti degli altri comuni della provincia.” Al di là dei facili entusiasmi, lo stanziamento di una somma relativamente esigua, considerato l’enorme flusso di neolaureati in fuga in Europa e negli States (7% dati del 2000), produce lo stesso effetto di una goccia nel mare. In Italia, com’è noto a tutti, la ricerca è spesso sotto finanziata e mal gestita. Tutto ciò si traduce in scarsa meritocrazia e, in definitiva, nella scarsa capacità di trattenere e attrarre intelligenze. Da una parte, quindi, si sviluppano baronie, nepotismi e clientelismi che rendono le procedure di reclutamento nel mondo del lavoro e di carriera poco trasparenti. Dall’altra gli scarsi apporti economici offerti dal governo italiano alla Ricerca (0,7 del Pil a fronte del 7% della Svezia) hanno come conseguenza che il clientelismo la faccia ancora più da padrona nell’assegnazione delle poche risorse disponibili a coloro che sono riusciti a vincere i concorsi. I dati disponibili non consentono di stimare con precisione quanto sia la perdita annua di “cervelli”, ma è verosimile ritenere che nei quattro anni, dal 1996 al 1999, abbiano lasciato il paese 12 mila laureati, in media 3 mila all’anno. Poi avviene che alcuni di loro ritornino in Patria glorificati nelle pubblicazioni scientifiche internazionali e il loro lavoro, portato avanti grazie a stanziamenti di università straniere, venga ipocritamente annoverato tra “i grandi successi della Ricerca italiana”.

RICERCATORI PUGLIESI E MOLECOLA HBR – Una nuova molecola, detta Hbr, capace di rigenerare il cuore immediatamente dopo l’infarto e aumentare l’efficacia del successivo trapianto di cellule staminali è stata analizzata nel corso di uno studio pubblicato sul «Journal of Biological Chemistry», coordinato da Carlo Ventura, originario di Trani direttore del laboratorio di Biologia molecolare e Bioingegneria delle cellule staminali dell’Istituto nazionale di biostrutture e biosistemi dell’università di Bologna e del Bioscience Institute di San Marino. Il progetto di ricerca, dopo una collaborazione tra tra pubblico e privato (fonte: LaGazzettadelMezzogiorno), è stato condotto con Vincenzo Lionetti, originario di Canosa di Puglia, e Fabio Recchia, originario di Noci, dell’Istituto di Fisiologia clinica del Cnr e della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, e con Gianandrea Pasquinelli del dipartimento di Ematologia, Oncologia e Patologia clinica dell’università di Bologna. L’analisi della molecola Hbr è stata sviluppata da una ricerca scientifica, redatta grazie a fondi regionali toscani ed emiliani da un gruppo di ricerca «tosco-emiliano».Ad esclusione di Carlo Ventura, Lionetti e Recchia hanno effettuato la propria formazione presso l’università di Bari, ma non hanno potuto sviluppare la loro ricerca in Puglia. Per questo i due ricercatori (contrastando la continua ‘fuga dei cervelli’ regionali) hanno sottolineato “l’urgenza” di creare Alta Formazione in Puglia.

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