FoggiaPolitica
Sovranità monetaria, immigrazione, politica per casa e famiglia

“Il governo dopo il 4 marzo? Sarà tecnico, e non è la prima volta”

Simone di Stefano, candidato premier di CasaPound, sul programma elettorale


Di:

Foggia, 13 febbraio 2018. Simone Di Stefano, candidato premier di CasaPound, è arrivato a Foggia per presentare il programma elettorale e la lista sul territorio. Una strada blindata dalle camionette della polizia e dalle macchine dei carabinieri. Ad ascoltarlo, tutta la provincia, alcuni volti noti ex An e Msi, tanti giovani e i militanti storici di Cp Foggia, cui va il primo pensiero e ringraziamento. “Abbiamo inaugurato la sede n. 110 a Orvieto, grazie a quanti spendono il loro tempo e i loro soldi ogni giorno sul territorio”. Di Stefano parla ininterrottamente per un’ora, poi le domande dei giornalisti. Europa, economia, lavoro, figli, mutuo sociale e reddito nazionale di natalità. Tutta la conferenza ruota intorno al concetto di “tornare ad essere una grande nazione, rimettere in circolo il denaro, la nostra moneta, rimettere i soldi nelle tasche degli imprenditori e dei cittadini, tornare a mettere al mondo i figli. La prospettiva, secondo il leader, è che dopo il 5 marzo, dato che sarà difficile vincere con il 41% dei voti, ci sarà un’alleanza fra pezzi di Pd, Fi, Lega nord e M5s per “un governo tecnico, il resto sono menzogne spudorate. Tornare a votare? Succederà come con il governo Monti e poi con quello Letta, la terza volta tradire gli elettori significa essere complici”.

L’Europa e i trattati
Critiche ai grillini: “Di Maio, che è andato a dare rassicurazioni a Londra, agli speculatori che desertificano la nostra economia, dirà, in caso di governo tecnico, che ‘sono stato traditi’, è tutto scritto. 116 parlamentari che dal 2013 non hanno fatto nulla, se entrano 12 o 13 dei nostri la rivoluzione è già fatta” o comunque “un’ opposizione intransigente e dura”, preannuncia Di Stefano.

Note le posizioni sull’euro. Per CasaPound la sovranità è monetaria, il debito pubblico “non può stare in mano alle banche tedesche. Qualcosa di diverso è possibile, non è ‘Guerre stellari’, parlo di Giappone e Usa dove il debito pubblico c’è, ma è nelle loro mani”. In base a questo assunto, non crede in chi oggi dice che “i trattati europei possano essere cambiati, Francia e Germania non ce lo permetteranno”. Fuori dall’euro con più dialogo e scambi verso Russia e Giappone: “Certo anch’io mi sento più europeo, ma quando sono andato a Bruxelles ho visto una sala che sembra un’Ikea appena svaligiata, nessun nostro simbolo. E poi noi non siamo la Grecia, abbiamo un’industria che è stata svenduta, i treni su rotaia li fabbricano da un’altra parte. Possiamo diventare il Giappone d’Occidente”.

Sulla globalizzazione e sul mercato condanna lo sfruttamento delle multinazionali in Africa, di cui parlerà in seguito, ma il concetto è la tutela del “prodotto italiano: se la lavatrice la fabbrichi dove la manodopera è a basso costo o dove c’è lo schiavismo paghi i dazi. Noi abbiamo lottato una vita per avere quelle ore lavorative, l’assistenza sanitaria, la maternità”. Prosegue con la difesa del lavoratore pubblico e dello Stato in generale, contro le esternalizzazioni che spesso non vanno a buon fine “se non di quelli che le ottengono”.

Mutuo sociale e reddito di natalità
La famiglia è al centro del programma con il mutuo sociale chiesto alla banca “in cui nessuno ci perde e in cui la banca non specula”, e il reddito nazionale di natalità, solo per gli italiani: “Carta elettronica con 500 euro al mese, obiettivo 350mila nuovi nati per 24 miliardi all’anno di costo”. Possibile?: “Se non daremo più i soldi ai centri di accoglienza e vari regali alle banche”, spiega Di Stefano.

Accenna ai fatti di Macerata parlando di immigrazione: “Chi spara nel mucchio sbaglia, ma lo Stato che non ti caccia se delinqui è colpevole due volte. Anche le nostre carceri vanno liberate dagli immigrati che devono incontrare il loro primo magistrato in Africa. Quelle nazioni le prenderemo per mano attraverso accordi con le nostre imprese in loco. La manodopera la metteranno coloro che oggi sono parcheggiati nei campi di accoglienza, o che sperano di diventare grandi calciatori o star di qualche talent-scout in tv. Noi terremo il fiato sul collo come opposizione ai ‘nemici della patria’. Siamo una grande nazione che costruisce strade, ponti, ha aziende energetiche, costruisce aeroplani”. E a proposito di quanti parlano di sciogliere Cpi dice: “Abbiamo consiglieri comunali, ci avviamo ad avere consiglieri regionali nel Lazio e nella Lombardia, non si può farla franca così, con noi devono venire ad un confronto dialettico”.

A cura di Paola Lucino, Foggia 13 febbraio 2018
Redazione StatoQuotidiano.it

fotogallery

“Il governo dopo il 4 marzo? Sarà tecnico, e non è la prima volta” ultima modifica: 2018-02-13T20:15:10+00:00 da Paola Lucino



Vota questo articolo:
0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nota. Si informano i lettori che la testata giornalistica Statoquotidiano (www.statoquotidiano.it) è responsabile solo dei contenuti multimediali (video, foto etc) e dei testi presenti nella sezione "Articoli" e "Documenti". Non è in alcun modo responsabile dei contenuti e dei commenti presenti in tutte le sezioni del sito.

Articoli correlati

Pin It on Pinterest

Share This