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Traduttore, scrittore, insegnante, lascia l’Italia per l’America dove i parenti costruivano case extralusso

La vita come Odysseus di Mansolillo, dagli States a Foggia partendo da Panni

La sua casa editrice prende il nome dall’eroe greco e rispecchia i viaggi di studio, non solo americani


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Foggia, 13 febbraio 2019. Negli anni ‘80, quando ancora non esistevano i corsi europei di lingua nelle scuole, Renato Mansolillo legava Foggia agli Usa con gemellaggi fra istituti italiani e americani, oltre a istruire i professionisti in viaggio di lavoro all’estero (architetti, dirigenti, medici) sui fondamenti della conversazione. Un riferimento che ha mantenuto vivo anche dopo. “Foggia più vicina agli Usa”, scrivevano alcune testate locali dopo l’incontro fra il liceo Lanza e la Johnston High school. Interprete di Jamie McQuire, scrittrice americana, di Ray Choto, giornalista dello Zimbabwe (come si vede nelle foto di alcune conferenze in Puglia), lavora nel campo dell’insegnamento dell’inglese con tutta la famiglia. Sua figlia Cristina ha fatto da interprete per Robert Spitzer, teologo e scrittore americano, e per Bernice King, figlia di Martin Luther King, ospite l’anno scorso a Monteleone per il Premio della pace e della non violenza.
Suo figlio Ronnie è tornato in Italia a 6 anni, moglie italiana, figli con la doppia cittadinanza: “Certo sono contento di essere tornato ma non è detto che, un giorno, non mi trasferisca di nuovo in America dove passo, ogni anno, almeno 3 settimane di vacanza”. Di quelle stagioni ricorda la villetta indipendente a Providence, il giro in slitta, le feste a casa dei parenti.

Comunità di emigrati
La storia è quelle dell’emigrazione da Panni, paese dei Monti Dauni, della comunità dei Mansolillo in varie fasi del ‘900: negli anni 20, nel ’50 e nel ’60. Per quella parte della famiglia che raccontiamo, il nonno lascia l’Italia da solo, poi fa “l’atto di richiamo” e dopo qualche anno arrivano gli altri. “Noi siamo ornai l’ultima generazione di quegli emigrati- dice Renato Mansolillo- e siamo tornati quasi tutti”. Alcuni parenti costruiscono negli States case extralusso e hanno bisogno di ebanisti, i Mansolillo sono falegnami. Lui arriva oltre oceano a 19 anni, si iscrive all’università, si laurea sia in lingue sia in scienze politiche, alla Berlits School of language insegna italiano. Ospite di un matrimonio pannese, conosce la moglie che abitava ad Hartford (i nonni materni, nelle foto in bianco e nero). Con la Rhode Island, associazione non governativa che accoglie studenti stranieri, aiuta alcuni italiani a risparmiare qualche anno di studi, “quello che non avevo potuto fare io non sapendo una parola di inglese. Gli inizi non sono stati facili, avevo 19 anni, lasciavo amici, fidanzatine, il mio paese, vivevo con l’incubo di non saper comunicare, forse questo mi ha spinto ad imparare. Credo che bisogna trasferirsi prima dei 13-14 anni, come ho fatto con i miei figli”.

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Il ritorno a Foggia
Non è semplice nemmeno il ritorno in Italia nel 1980 dopo 17 anni di vita americana. “La burocrazia mi faceva girare di ufficio in ufficio, io ho ancora la residenza a Panni, anche se oggi abito a Foggia, ma allora dovevo venire in città più volte per un certificato. In uno di questi uffici mi hanno detto una volta: “Lei che chiede aiuto sulla documentazione regionale per l’aiuto agli immigrati di ritorno, ma perché non è rimasto lì senza togliere lavoro agli italiani?”.

Insegna, traduce, scrive libri di lettura in inglese per la scuola, ma è difficile pubblicarli per la competizione con la grandi case editrici: “Scrivevo letture di ogni genere, pensi che mi è capitato anche di tradurre dall’inglese testi medici, industriali, persino il capitolato di una nave che doveva essere costruita”. La domanda era: “Scriveva libri di didattica?”. “No, vari, li firmavo con pseudonimi per non essere ‘elogiato’ dagli alunni”.

La scuola a Nusco e a Salerno
Decide di fondare una sua casa editrice e la chiama Odysseus. Pubblica anche libri di altri come quello, uno degli ultimi, su Gomez, musicista brasiliano. “Il nome deriva dal fatto che mi sento anch’io come Odysseus. A Panni ho frequentato solo le scuole elementari, a Nusco le medie in un istituto cattolico il cui preside era il fratello di Ciriaco de Mita. Il liceo classico a Salerno, poi l’America, poi Foggia”. Qui veniva considerato ‘l’americano’, con qualche snobismo locale sul suo accento: “Il tuo non è inglese”, gli dicevano, “ah, che grave colpa…” commentava lui. Per i salernitani era quello che veniva dai monti, per gli americani l’italiano straniero. “Devo dire che gli americani mi hanno accolto bene, mi hanno preso per mano e chiesto: cosa vuoi fare all’università? Un professore ebreo, Kramer, mi ha trattato davvero come un figlio, a lui devo molto. In Italia, a Foggia, qualche critica, qualche “nemico”, ma chi non ne ha? Con il tempo mi sono ambientato e ho frequentato i circoli culturali. Sono contento di essere qui, sono tornato perché la propria terra, il proprio paese, è sempre il proprio paese”.

A cura di Paola Lucino,
Foggia 13 febbraio 2019

La vita come Odysseus di Mansolillo, dagli States a Foggia partendo da Panni ultima modifica: 2019-02-13T16:49:38+00:00 da Paola Lucino



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