Manfredonia

Porti turistici, Poli Bortone: sì a San Cataldo, no a Manfredonia


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La presidente di Io Sud, Adriana Poli Bortone (lineaquotidiano.net)

La presidente di Io Sud, Adriana Poli Bortone (lineaquotidiano.net)

Manfredonia – “A rischio deturpamento” le coste sipontine: ora è la senatrice Adriana Poli Bortone (presidente Io Sud) a sostenere la causa, nel locale, di quanti si sono frapposti alla realizzazione del nuovo porto turistico; un porto che potrebbe alterare infatti “la bellezza paesaggistiche” delle coste territoriali. “Invece dei 4 porti di Manfredonia – ha detto la presidente nazionale di Io Sud – che se ne costruisca uno nei pressi di San Cataldo”, in provincia di Lecce, terra d’ordine della stessa senatrice. Secondo Poli Bortone, la costruzione del nuovo porto turistico a Manfredonia, “nei pressi di uno dei tratti più suggestivi della scogliera sipontina”, potrebbe non solo “offuscare uno splendido tratto di costa”, ma anche frapporsi “alle esigenze” della stessa città sipontina. “Manfredonia conta già tre porti – dice Poli Bortone- sembra allora incomprensibile la realizzazione di un’ulteriore struttura”. La presidente di Io Sud sostiene allora la causa dei diversi comitati che si stanno opponendo alla realizzazione, “riprogettare il vecchio porto avrebbe consentito di risparmiare tempo e denaro – dice la senatrice – oltre che salvaguardare il territorio”.

PORTI TURISTICI, I MONITI DI LEGAMBIENTE – NASCONO per la realizzazioen di posti barca “numerosi”, grazie a superfici “estese” e investimenti “ingenti”. Sono i porti turistici italiani, fra i quali rientra di diritto anche quello di Manfredonia: 700 i posti barca previsti, 900 i posti auto, con il verde attrezzato di circa 16.500 metri quadrati, per un investimento totale di 55 milioni di euro. Fra i problemi principali del piano (vedi in seguito): “la necessaria cementificazione delle coste”. Necessaria poichè, sia detto, sarebbe stato “impossibile”, come confermato anche da tecnici del settore, poter attuare il piano, nonostante le proteste (ponderate) delle associazioni ambientaliste italiane. Associazioni che, tramite uno studio redatto con l’Unione Nazionale dei Cantieri e delle Industrie Nautiche e Affini (Unice), hanno presentato una soluzione di riserva, dal 2007, per ovviare al problema.

PROTESTA LEGAMBIENTE CONTRO I PORTI TURISTICI – “La mancanza di posti barca non può diventare motivo di una nuova cementificazione delle coste. Alle parole del Ministro delle Infrastrutture che auspicava la creazione di 100 nuovi porti turistici, Legambiente risponde citando uno studio, realizzato già due anni fa con Ucina, che prevedeva la creazione di 39mila nuovi posti barca (circa un terzo di quelli esistenti) a cemento zero, senza dover costruire nuovi porti turistici ma riutilizzando i bacini esistenti inutilizzati o sottoutilizzati (porti creati per rispondere alle esigenze delle attività di pesca, oggi assai ridimensionata, o per servire grandi impianti industriali oggi convertiti o dismessi), per più proficui fini turistici”. “Questa soluzione – ha dichiarato il vicepresidente nazionale di Legambiente Sebastiano Venneri – a differenza della costruzione di nuovi porti turistici, permetterebbe di dare risposta immediata (nel giro di pochi mesi) alla domanda di ulteriori posti barca, altrimenti realizzabili in 7 o 8 anni. Piuttosto che immaginare nuove infrastrutture diportistiche e nuove cementificazioni, sarebbe auspicabile che i ministri competenti si esercitassero in una politica straordinaria per dare risposte rapide e pulite alle reali esigenze della nautica”.

LO STUDIO UNICE – “Migliorare l’esistente senza nascondere l’esigenza di nuove strutture”. Questo il messaggio di Ucina in materia di portualità turistica. Ottimizzando l’esistente, secondo uno studio del 2007 della Unione Nazionale dei Cantieri e delle Industrie Nautiche e Affini, si potrebbero ricavare 39 mila nuovi posti barca da diporto. In occasione della 48ma edizione del Salone Nautico Internazionale, l’associazione delle industrie nautiche evidenziò il conflitto tra posti barca disponibili e domanda di mercato e alla nautica da diporto (40.000 occupati, un valore commerciale 2008 di oltre 7 miliardi di euro, il 25% del cluster marittimo nazionale). 243 porti (di cui 97 dedicati in modo esclusivo al turismo), quattrocentomila barche da turismo, una su tre ormeggiata in mare: questo il quadro della nautica da diporto in Italia dipinto da Ucina. Secondo l’associazione, sono 139 mila gli ormeggi dei porticcioli italiani, contro 400 mila imbarcazioni da diporto attive. Due su tre restano a terra o in navigazione. Dei 39 mila nuovi posti ricavabili migliorando l’esistente, 4.500 potrebbero diventare realtà in Liguria, Veneto e Friuli, 9.000 tra Emilia, Toscana, Lazio, Marche e Abruzzo, ben 25.500 in meridione e isole. Razionalizzando i bacini, 13.500 ormeggi sarebbero ottenibili subito con la dislocazione di pontili galleggianti, 10.000 in pochi anni grazie al posizionamento di piccole infrastrutture, e 15.500 in più tempo con opere impegnative come drenaggi. Per questo, l’associazione ha avviato una collaborazione con Legambiente al fine di integrare la visione del comparto con un’ottica di tutela del paesaggio. Al governo i cantieri italiani chiedono infrastrutture, modifiche fiscali e la revisione di due leggi: la 84/1994, con l’inserimento dello yachting all’interno della gestione dei porti commerciali e la 509/1997, che ha aiutato il settore con la definizione di “porto turistico”, ma necessita l’inserimento della definizione di “porto a secco”. Il “dry storage”, parcheggio per barche in capannoni a terra vicini al mare, sta diventando una pratica sempre più diffusa. L’80% della flotta italiana è sotto i dodici metri. Negli Stati Uniti i porti a secco, conservando meglio le barche, hanno raggiunto tariffe più alte di quelli a mare, ma l’Italia é indietro. “Il nostro studio parte da una fotografia dell’esistente e individua la possibilità di potenziare, senza grandi interventi, il sistema, valorizzando e razionalizzando spazi ora non dedicati al diporto, in particolare quelli non più utilizzati per il commercio marittimo e per la Marina Militare. Si tratta ora di trovare le modalità per avviare questa piccola rivoluzione”: disse il presidente di Ucina, Anton Francesco Albertoni. “Nell’analisi di oltre 200 siti abbiamo dovuto valutare le situazioni ambientali più diverse. Dei 39 mila posti barca individuati da Ucina la maggior parte utilizza e riconverte aree già dedicate alla portualità. E abbiamo voluto coinvolgere Legambiente proprio per avere fin dall’inizio una “sensibilità” per le tematiche ambientali”.

Area verde - Porto Turistico Manfredonia

Area verde - Porto Turistico Manfredonia

IL PORTO TURISTICO DI MANFREDONIA – I lavori per la realizzazione del nuovo porto turistico del centro sipontino, sulla costa sud del promontorio del Gargano, dovevano partire a metà febbraio, come fu comunicato dal Comune in piena campagna elettorale. Ma dei lavori naturalmente neanche l’ombra. Secondo la passata Giunta, dovrebbero essere sufficienti “36 mesi” per rendere “operativa” la struttura (inizialmente si era parlato invece di un periodo complessivo di 4 anni). Una struttura che sorgerà a ridosso del molo di Ponente del porto commerciale di Manfredonia (parte di un più ampio piano riqualificazione urbanistica e funzionale della fascia litoranea situata al di sotto della linea ferroviaria,nel tratto compreso tra Piazza Marconi, Comparto CB6 e l’abitato di Siponto) e che dovrebbe occupare una superficie di oltre 250mila metri quadri, di cui 150mila dedicati allo specchio acqueo (diverse però le cifre iniziali comunicate dalla stessa amministrazione – vedi in seguito). Saranno settecento i posti barca a disposizione del diporto, più diversi servizi e strutture ricettive tra cui un parcheggio per 900 automobili. IL PROGETTO OPERE A TERRA: Area portuale: mq. 60.800; i parametri urbanistici: lo scorso 25 gennaio 2007 il Consiglio Comunale ha ratificato con delibera n°1 l’accordo di programma sottoscritto dal Sindaco di Manfredonia e dal Presidente della Regione Puglia per la realizzazione del Porto Turistico ”Marina de Gargano”. Questi i parametri: urbanistici: Sup. coperta: mq. 9.525, Altezza max: m. 11,50, Sup. aree verdi: mq. 9.000, sup. carenaggio e manovra: mq. 4.000; Volumetria totale: mc. 49.870, Indice fabbr. territoriale: mc/mq 0,67, Parcheggi: mq. 16.100, Officina rimessaggio: mq. 2.700

NEL PASSATO – Già lo scorso 14 giugno del 2008 era stata già data notizia che per il porto turistico di Manfredonia si era arrivati “finalmente alla fase di cantierizzazione”. La società Gespo srl (azienda locale ammessa con altre 46 ai finanziamenti del Terzo Protocollo aggiuntivo al Contratto d’area di Manfredonia – Monte Sant’Angelo – Mattinata, una società con Mucafer capofila della quale fanno parte accreditate imprese europee specializzate fra cui quella che dovrà gestire la struttura) è l’ente che aveva ottenuto dalla Regione Puglia la concessione dell’area demaniale dove realizzare la struttura. Alla sottoscrizione dell’atto (gennaio 2007) la società era rappresenta da Ugo Galli, suo consigliere delegato e legale rappresentante, nonché dal geometra Renato Beccia. Tra i presenti anche l’attuale l’assessore al demanio e patrimonio del Comune di Manfredonia, Rocco Piccolo. La sottoscrizione avvenne negli Uffici del Settore demanio e patrimonio, innanzi all’Ufficiale rogatore della Regione Puglia Nicola Lopane, e firmato per l’ente regionale da Michele Loffredo, dirigente del Settore demanio e patrimonio. Il progetto, va chiarito, appartiene addirittura alla prima giunta Campo (giugno 2004). Per una clausola inserita nell’atto di concessione, si disse nel giugno del 2008, i lavori dovevano partire già “entro i prossimi 120 giorni”. Dunque nel settembre del 2008. Al tempo il sindaco Campo espresse la propria “soddisfazione” per la realizzazione di una struttura “volano dell’economia locale”. Per una superficie complessiva di 273.845 metri quadri (di cui 108.635,54 di area a terra e 165,209,45 di specchio acqueo – anche se inizialmente si era parlato di 262.827 metri quadri, dei quali dei quali 147.727 formeranno lo specchio d’acqua e 115.100 destinate alla banchina, moli e pontili fissi, attualmente invece ridotti a oltre 250mila metri quadri, di cui 150mila dedicati allo specchio acqueo), con spazi costruiti pari a 11.050 metri quadri che svilupperanno un volume di 48.890 metri cubi, il nuovo porto sorgerà a ridosso della radice del molo di ponente del vecchio porto, dinnanzi a Piazza Falcone e Borsellino e al villaggio dei pescatori, fino alla foce del collettore di Ponte Lungo. 700 i posti barca previsti (di svariati dimensioni) per 900 posti auto, con il verde attrezzato pari ad una superficie di 16.500 metri quadrati, per un investimento complessivo pari a 55 milioni di euro (divisi tra 19,6 milioni come contributo del Terzo protocollo del contratto d’area e 36,4 milioni finanziati dalla Gespo srl). Il nuovo porto si chiamerà “Marina del Gargano”, poiché “situato nel vertice del golfo che disegna lo sperone del Gargano”. Per la costruzione dell’opera (di cui una struttura miniaturizzata è stata testata presso i bacini di verifica di Aversa della facoltà di ingegneria della Seconda Università degli studi di Napoli) sono stati previsti 48 mesi di lavori . Tra la documentazione tecnica e amministrativa che accompagna il progetto, “voluminoso” è il fascicolo di pareri e di valutazioni ambientali rilasciati da una pletora di enti a vario titolo
interessati all’iniziativa.

Porto turistico di Manfredonia, da Legambiente allarme cemento

NECESSITA’ DI POSTI BARCA, ADEGUAMENTO LEGA NAVALE – Necessità di posti barca, studio Unice, partono nuovi lavori

Porti turistici, Poli Bortone: sì a San Cataldo, no a Manfredonia ultima modifica: 2010-05-13T23:01:17+00:00 da Giuseppe de Filippo



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Commenti


  • antonella

    I cittadini di Manfredonia non vogliono questo scempio per una ennesiama cattedrale nel deserto, op nel mare.

    voi del giornale fatevi sentire!
    fate un articolo che esprimi tutta la nostra disapprovazione

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