Economia

Bankitalia, catasto è per ricchi


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Mattinata, contrada Principe, panoramica dell'area interessata ai sequestri dei cc del Noe (st@)

Roma – “Il divario tra i valori del catasto e gli effettivi valori di mercato degli immobili ”possono generale fenomeni di iniquita”.

E’ quanto sostiene la Banca d’Italia in audizione al Senato. “Questo scostamento tende a favorire i contribuenti più ricchi’. Una spedita revisione avrebbe effetti positivi sul piano distributivo. Il valore di mercato – spiegano gli analisti a Palazzo Madama – del patrimonio abitativo secondo le ultime stime e’ di 2,25 volte superiore al corrispondente valore imponibile ai fini dell’Imu per le abitazioni principali. Il completamento di revisione delle rendite catastali richiederà però tempo, almeno cinque anni – ricorda la Banca d’Italia. “Nell’attesa – conclude – potrebbe essere opportuno trovare meccanismi che attenuino disparità di trattamento ingiustificate”.

 

Bankitalia, catasto è per ricchi ultima modifica: 2013-06-13T17:13:39+00:00 da Redazione



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Commenti


  • avv. Gegè Gargiulo

    Da: avv. Eugenio Gargiulo (eucariota@tiscali.it)

    E’ legittimo il licenziamento nei confronti di un lavoratore che usufruisca di una “pausa caffè” eccessivamente lunga!

    Aveva fatto una pausa caffè durata troppo, così tanto da aver ingolfato i lavori in una banca di Catania. Ed il “Credito Emiliano” per questo motivo aveva “messo alla porta” il proprio dipendente.

    Il licenziamento è stato convalidato dalla sezione lavoro della Corte di Cassazione, che ha così confermato quando deciso dalla Corte d’Appello di Caltanissetta. I giudici della Suprema Corte evidenziano il principio fondamentale su cui si basa la sentenza: la sanzione dell’espulsione non può riguardare di certo tutti i lavoratori che si concedono una pausa al bar. L’elemento discriminante risiederebbe nel fatto che quell’allontanamento crei, o meno, un rallentamento rilevante del lavoro. E , nella fattispecie, era accaduto proprio questo.

    La questione è stata sottoposta per due volte agli ermellini del Palazzaccio. I fatti risalivano al 1998 il dipendente era stato licenziato perché si era rifiutato di effettuare un’operazione complessa richiesta da un cliente, e poi, a distanza di una settimana , si era allontanato per andare al bar senza prima aver registrato l’ultima operazione, ma cosa più grave lasciando la cassa aperta ed i soldi incustoditi, con una eccedenza di 500 mila lire.

    Nel primo caso era stato reintegrato dal giudice del lavoro e dalla Corte d’Appello di Catania. Ma nel 2008 la Suprema Corte aveva spiegato che “la giusta causa di licenziamento di un cassiere di banca, affidatario di somme anche rilevanti, deve essere apprezzata con riguardo non soltanto all’interesse patrimoniale della datrice di lavoro, ma anche alla potenziale lesione dell’interesse pubblico alla sana e prudente gestione del credito”.

    Su questa motivazione aveva quindi rimandato al giudice la valutazione della questione, affidandolo per competenza alla Corte d’Appello di Caltanissetta, che, nel 2010, aveva dichiarato legittimo il licenziamento del bancario. E’ stato presentato ricorso in Cassazione che ha convalidato quanto deciso dai magistrati siciliani.

    A nulla è valsa la tesi della difesa del cassiere, che si è opposto affermando come fosse una “prassi” aziendale che i dipendenti si allontanassero per un caffè “senza apposito permesso”, coprendosi a vicenda. Poiché, come hanno rilevato i giudici d’Appello dichiarando proporzionata la sanzione, “la concreta situazione avrebbe richiesto da parte del lavoratore maggiore sollecitudine”.

    Ora la Cassazione ha confermato il licenziamento e ha definito “senza rilievo” l’esistenza della prassi aziendale invocata dal lavoratore, poiché non incide “sulla valutazione della negligenza della condotta”, accertata nel secondo grado di giudizio. Insomma prima di fare una pausa caffè bisogna pensarci bene, perché potrebbe costare cara, molto cara!!!
    Foggia, 13 giugno 2013 Avv. Eugenio Gargiulo

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