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Certificati idoneità attività agonistica, pdl Amati


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L'ex assessore Fabiano Amati (fonte image: puglialive.net)

Bari – “CI sembra giusto che la Regione Puglia adegui la sua legislazione in materia di rilascio della certificazioni mediche di idoneità all’attività sportiva agonistica, consentendo che tale attività sia compiuta anche dai centri medici privati diretti da specialisti in medicina dello sport, organizzati in apposito albo, così come peraltro è previsto dalla legislazione nazionale”. Lo dichiara il Consigliere regionale, Fabiano Amati, primo firmatario di una proposta di legge presentata oggi, e sottoscritta dai Consiglieri Antonio Maniglio, Nino Marmo, Pino Romano, Erio Congedo, Dino Marino, Donato Pentassuglia, Ruggiero Mennea, Salvatore Negro, Maurizio Friolo, Andrea Caroppo, Michele Mazzarano, Arnaldo Sala, Donato Pellegrino, Gerardo De Gennaro, Michele Boccardi, Davide Bellomo, Giovanni Epifani, Anna Rita Lemma, Antonio Martucci, Michele Monno.

“La Regione Puglia – rileva Amati – non ha sinora adottato una propria legge regionale di disciplina della materia, per cui allo stato solo i Centri di Medicina dello Sport delle ASL e delle Federazioni sportive convenzionate sono abilitati all’espletamento dell’attività, comportando l’impossibilità a dare risposta immediata alle centinaia di migliaia di richieste di certificazione di idoneità sportiva agonistica”.

“Con l’approvazione della proposta di legge – conclude Amati – sarà dunque possibile che la certificazione di idoneità sia rilasciata da centri privati diretti da specialisti di medicina della sport, organizzati dall’Assessorato alla Salute in apposito albo. Anche questo è insomma un piccolo passo verso la semplificazione amministrativa, che provvede inoltre a garantire ad altri specialisti l’espressione piena della propria funzione”.

Redazione Stato

Certificati idoneità attività agonistica, pdl Amati ultima modifica: 2013-06-13T13:57:53+00:00 da Redazione



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Commenti


  • avv. Gegè Gargiulo

    Da: avv. Eugenio Gargiulo (eucariota@tiscali.it)

    Il medico di famiglia non può mai rifiutarsi di eseguire una “visita domiciliare” gratuita!

    Quando il medico di famiglia può rifiutarsi di eseguire una visita domiciliare? E quando può chiedere la parcella per questo tipo di visita?

    La disciplina del medico di medicina generale è affidata agli accordi collettivi nazionali, sottoscritti dalle rappresentanze sindacali dei medici e periodicamente aggiornati. Gli accordi attualmente in vigore sono stati stipulati nel 2005.

    Il medico di base ha l’obbligo effettuare almeno 5 ore settimanali di ambulatorio, se ha meno di 500 assistiti; almeno 10 ore settimanali se ne ha tra 500 e 1000; un minimo di 15 ore settimanali se ha più di 1000 pazienti.

    Gli orari di apertura e chiusura dello studio sono gestiti in autonomia dal medico, che ha tuttavia l’obbligo di affiggerli fuori dallo studio o comunque all’ingresso, in modo tale da renderli noti, e ogni variazione di orario dovrà essere comunicata all’Asl entro 30 giorni dall’avvenuta modifica.

    Le visite domiciliari a scopo diagnostico o terapeutico rientrano tra i compiti del medico di base. (art. 45, c. 2, lettera S, ACN del 23.03.2005 e successive modificazioni)

    Tuttavia, di norma, l’attività del medico si svolge presso il proprio studio. Per cui la visita domiciliare è un’eccezione la cui richiesta, secondo la legge, è legittima solo in caso di “non trasferibilità” dell’ammalato (art. 47, c.1, ACN). Ciò significa che, per ricevere il medico a casa, il paziente deve versare in uno stato di salute tale da non consentirgli di recarsi allo studio. La legge, tuttavia, non specifica ulteriormente il concetto di “non trasferibilità”: in quanto è un termine generico, esso presta il fianco alla “libera interpretazione” e all’analisi caso per caso, sulla base di fattori quali l’età e le condizioni generali di salute della persona.

    Le visite a domicilio devono essere compiute in giornata, se richieste entro le 10:00 di mattina, o entro le 12:00 del giorno dopo, se richieste oltre le 10:00 del mattino. Il sabato, il medico non è tenuto a svolgere attività ambulatoriale, ma è obbligato a eseguire le visite domiciliari richieste entro le ore 10:00 dello stesso giorno, nonché quelle eventualmente non ancora effettuate, richieste dopo le ore 10:00 del giorno precedente.
    Nei giorni prefestivi valgono le stesse disposizioni previste per il sabato, con l’obbligo però di effettuare attività ambulatoriale per i medici che in quel giorno la svolgono al mattino.

    Le visite domiciliari effettuate dal proprio medico di famiglia sono gratuite, sempre che venga rispettato il requisito della “non trasferibilità” dell’ammalato. Così come precisato dalla Cassazione, il paziente può richiedere al proprio medico di base una visita a casa anche qualora non sia in condizioni così gravi da non potersi muovere; in tal caso, però, non commette alcun reato il dottore che accetti del denaro per la prestazione effettuata. Secondo la Suprema Corte, infatti, quando la visita a domicilio non è indispensabile, assume i connotati di una visita “privata”, che il sanitario effettua da libero professionista, non rientrando tra le prestazioni in regime di convenzione con il servizio sanitario nazionale. Questo giustifica un eventuale pagamento. ( in tal senso Cass., sent. 41646/01)
    Foggia, 13 giugno 2013 Avv. Eugenio Gargiulo

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