Papa Leone ha già visitato dal 13 al 23 aprile 4 Paesi del continente africano (Algeria, Camerun, Angola, Guinea equatoriale). Come per papa Francesco, anche per lui è importante vedere il mondo dalle periferie. Da quei luoghi parla all’Africa, all’Occidente… La libertà di emigrare, il diritto a non essere respinti, ma anche il diritto a restare in Africa, a non essere costretti a partire. Dall’Africa diminuiscono gli sbarchi, ma aumentano i minori non accompagnati. E sono le famiglie a spingerli a partire.
I viaggi africani di papa Francesco e papa Leone sono l’occasione per parlare dell’Africa, della sua storia, della geografia, e per ascoltare parole sulla pace e sulla guerra. “La teoria della guerra giusta viene da secoli passati, quando non si immaginavano le armi e le capacità di distruzione che l’uomo ha oggi“. Parole di richiamo all’Europa, assuefatta a un Mediterraneo e Atlantico pieno di “cimiteri senza lapidi”. E’ interessante e importante per noi vedere le folle immense, centinaia di migliaia di persone, la partecipazione festosa e ordinata, i giovani, le donne, i canti, le danze…
Il professor Francesco Vietti (Università di Torino) ha scritto che i suoi studenti non sanno indicare due o tre nomi di leader africani. Mi sono interrogato anch’io e ho dovuto fare per me la medesima constatazione. Ho fatto un rapido sondaggio tra amici, conoscenti… C’è il nome di Al Sisi (conosciuto per la vicenda tragica di Regeni) e niente altro. Di quei paesi non conosciamo nulla. Eppure la Nigeria si estende per 1 milione di Kmq ed ha oltre 200 milioni di abitanti, nel Rwanda c’è stato un genocidio e a Kigali (la capitale) lo scorso anno si sono tenuti i campionati mondiali di ciclismo. Il presidente dell’Uganda è anche a capo nel triennio 2024 – 2027 del movimento dei paesi non allineati, che raccoglie 120 stati. Samia Soluhu Hassan è la presidente della Tanzania… Ci sono capi di Stati donne, ministre…
Due leader africani del passato sono ben conosciuti dai giovani immigrati e in parte anche da noi. Sankara e Lumumba. Due leader molto amati, uccisi a meno di 40 anni. Due morti che hanno segnato la vita africana. Thomas Sankara (il Che Guevara africano) è stato presidente del Burkina Faso (1983 – 87). Antimperialista, astro nascente del panafricanismo. Integerrimo, rinunciò a ogni privilegio, alla sua morte lasciò solo una chitarra e la casa dove era nato e viveva. Finalmente nel 2022 il processo agli esecutori e ufficiali golpisti. Tra i mandanti, Francia, Usa e poi i paesi confinanti (Costa d’Avorio, Liberia, Libia, Togo. La sua azione risultava contagiosa nei paesi limitrofi. Compreso il rifiuto di pagare il debito estero dell’epoca coloniale e la critica al sistema economico internazionale. A San Severo, in Capitanata, c’è “casa Sankara“, un luogo di accoglienza degli immigrati e ad essa sono collegate varie iniziative, come Ghetto Out, un’organizzazione per dare una alternativa allo sfruttamento.
La morte di Patrice Lumumba racconta il dramma della decolonizzazione e degli ostacoli posti allo sviluppo africano. Fu ucciso il 17 gennaio 1961 nel Katanga, la regione mineraria ancor oggi ambita e saccheggiata da gruppi stranieri. Il Belgio ritirò i suoi funzionari, diecimila persone che erano indispensabili per governare e amministrare. Il Belgio lo sapeva e lo sapeva Lumumba. Nel Congo c’erano poche decine di laureati. Chiese aiuti, non li ottenne. Nella sua morte sono coinvolti tutti: Casa Bianca, Onu, Cia, Belgio, i separatisti del Katanga. La sua uccisione diede vita a una feroce guerra civile nel Congo (che continua) e bloccò la speranza di una via africana all’autonomia. Ora il tribunale di Bruxelles incrimina Etienne Davignon di 93 anni, negli anni ’60 giovane agente belga, e successivamente alto esponente della UE e commissario straordinario. Il processo è iniziato a marzo di questo anno. Sono passati 65 anni! L’Europa fatica a fare i conti con il proprio passato.
Sankara e Lumumba, due figure ammirate e studiate dai giovani africani. Noi non sappiamo nulla degli immigrati. Non conosciamo le loro idee, i loro studi, le loro aspirazioni. Essi però conoscono la loro storia e un po’ anche la nostra. Una decina di anni fa un nutrito gruppo di Eritrei marciarono da Borgo Mezzanone verso Foggia (Prefettura), chiedevano aiuto e sostegno, un risarcimento perché erano stati colonizzati dagli italiani.
A cura di Paolo Cascavilla su futuriparalleli.it.



