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AUTOVELOX MULTE Autovelox, nuove regole su omologazione e multe: cosa cambia

È entrato in vigore il decreto che stabilisce finalmente criteri uniformi per omologazione, taratura e controlli degli autovelox in Italia

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
13 Luglio 2026
Attualità //

È entrato in vigore il decreto che stabilisce finalmente criteri uniformi per omologazione, taratura e controlli degli autovelox in Italia, dopo oltre trent’anni di attesa. La nuova disciplina interviene su un settore che negli ultimi anni ha generato un vasto contenzioso tra automobilisti e amministrazioni locali, soprattutto dopo le sentenze della Cassazione che hanno messo in discussione la validità delle multe rilevate da dispositivi soltanto approvati ma non omologati.

Il problema nasce dal Codice della Strada del 1992, che già prevedeva l’utilizzo di apparecchiature «debitamente omologate». Per molto tempo, però, è mancato un decreto ministeriale capace di definire le procedure tecniche necessarie per ottenere questa certificazione. Di conseguenza, molti dispositivi hanno continuato a essere utilizzati sulla base della sola approvazione amministrativa.

A cambiare il quadro sono intervenute le pronunce della Corte di Cassazione a partire dal 2024, che hanno evidenziato la differenza tra approvazione e omologazione, stabilendo che le due procedure non possono essere considerate equivalenti. Questo orientamento ha aperto la strada a numerosi ricorsi da parte degli automobilisti.

Con il nuovo decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti non cambiano né i limiti di velocità né gli importi delle sanzioni, ma vengono introdotti criteri precisi per rendere validi i dispositivi presenti sulle strade italiane.

Secondo i dati del Mit, su oltre 10mila autovelox presenti sul territorio nazionale, circa 3.150 risultano già conformi ai nuovi requisiti, mentre altri 850 dovranno completare il percorso di omologazione prima di poter essere nuovamente utilizzati. Gli apparecchi privi dei requisiti previsti non potranno invece produrre multe valide.

Per i dispositivi che avevano ricevuto soltanto l’approvazione tecnica prima del giugno 2017 sarà necessario un controllo della documentazione e, in alcuni casi, ulteriori verifiche tecniche e tarature. Gli apparecchi approvati dal Ministero dopo quella data seguiranno invece una procedura più semplice con il riconoscimento automatico dell’omologazione.

Per chi riceve una multa sarà quindi fondamentale verificare la regolarità dell’apparecchio utilizzato. Nei verbali dovrà essere indicato anche il decreto di omologazione del dispositivo. Come spiegato da Luigi Altamura, comandante della Polizia Locale di Verona e referente Anci per la Viabilità Italia, sarà possibile controllare i dati attraverso il censimento nazionale pubblicato dal Ministero, dove sono riportati ente accertatore, modello, matricola e riferimenti dei decreti relativi agli autovelox.

In alternativa, gli automobilisti potranno richiedere l’accesso agli atti amministrativi per verificare la documentazione del dispositivo che ha rilevato l’infrazione.

Occorrerà controllare che l’autovelox fosse regolarmente censito alla data della violazione, che i dati riportati nel verbale coincidano con quelli ufficiali e che siano rispettati tutti i requisiti relativi a omologazione, taratura e verifiche di funzionamento.

Per quanto riguarda le multe già ricevute, il nuovo decreto non ha valore retroattivo. Non annulla automaticamente le sanzioni precedenti, non chiude i ricorsi già presentati e non rende valide tutte le rilevazioni effettuate prima dell’entrata in vigore delle nuove regole.

Le multe relative a infrazioni precedenti al 12 luglio restano quindi soggette alla normativa precedente e agli orientamenti già espressi dalla Cassazione. Tuttavia, anche in caso di autovelox non presente nell’elenco ufficiale, la sanzione non decade automaticamente: sarà necessario presentare un ricorso nei termini previsti e sarà il prefetto o il giudice di pace a stabilire se annullarla.

Per le multe ricevute dopo l’entrata in vigore del decreto, la valutazione dovrà essere fatta caso per caso. Prima di decidere se pagare o contestare, l’automobilista dovrà verificare la data dell’infrazione, la regolarità del dispositivo e la presenza di eventuali errori nel verbale.

Un elemento importante riguarda il pagamento della multa: versare la sanzione, anche usufruendo dello sconto previsto per il pagamento rapido, generalmente impedisce di presentare successivamente ricorso. Chi intende contestare deve rispettare i termini previsti: 30 giorni dalla notifica per rivolgersi al giudice di pace oppure 60 giorni per il ricorso al prefetto.

Nonostante il nuovo decreto, il dibattito giuridico potrebbe non essere ancora concluso. Leonardo Ferrara, docente di diritto amministrativo all’Università di Firenze, ha evidenziato che un decreto ministeriale non può modificare una norma di rango superiore come il Codice della Strada. Secondo Ferrara, quindi, per le sanzioni relative al periodo precedente potrebbe continuare a prevalere l’orientamento della Cassazione, con la possibilità che diversi ricorsi vengano accolti.

Il nuovo quadro normativo potrebbe dunque non fermare completamente il contenzioso, anche se introduce finalmente criteri più chiari per il futuro.

Resta comunque il principio fondamentale della sicurezza stradale: il rispetto dei limiti di velocità rimane uno degli strumenti principali per ridurre gli incidenti, considerando che l’eccesso di velocità continua a essere tra le principali cause di sinistri con conseguenze gravi o mortali.

Lo riporta leggo.it.

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