Nessuno sconto di pena per Vincenzo Antonio Pellegrino, detto “Capantica”, storico esponente della “Società foggiana”. Nel processo d’appello Decimabis, in corso a Bari, il procuratore generale Francesco Barbanente ha chiesto la conferma della condanna a 15 anni di reclusione inflitta in primo grado al presunto boss.
Secondo l’accusa, Pellegrino avrebbe ricoperto un ruolo di vertice all’interno dell’organizzazione criminale foggiana, rappresentando un punto di riferimento per gli affiliati durante i periodi in cui altri esponenti di primo piano, come Rocco Moretti e il figlio Pasquale, erano detenuti.
Il pg ha sostenuto che Pellegrino, considerato vicino a Rocco Moretti fin dagli anni Ottanta, fosse parte integrante della struttura mafiosa della “Società foggiana” e non meritasse alcuna riduzione rispetto alla pena già stabilita dal Tribunale di Foggia.
Il processo riguarda 12 imputati condannati complessivamente a 130 anni di carcere il 23 settembre 2023, ritenuti responsabili a vario titolo di associazione mafiosa, estorsioni, tentata estorsione e usura. Gli imputati sono collegati a tre storici gruppi criminali: Moretti-Pellegrino-Lanza, Sinesi-Francavilla e Trisciuoglio-Tolonese.
Nel corso della requisitoria, iniziata il 24 aprile e destinata a proseguire fino all’autunno, il procuratore generale ha chiesto la conferma delle condanne per nove imputati.
Oltre ai 15 anni per Pellegrino, sono state richieste conferme per:
12 anni a Leonardo Gesualdo;
11 anni ciascuno a Savino Ariostini, Michele Morelli, Ciro Stanchi, Mario Clemente, Giuseppe Perdonò, Massimiliano Russo e Pietro Stramacchio.
Le posizioni degli altri tre imputati saranno affrontate nella prossima udienza: Felice Direse, condannato in primo grado a 13 anni per mafia; Marco Gelormini, condannato a 4 anni per tentata estorsione; Alessandro Morena, condannato a 9 anni per due episodi di usura con relative estorsioni.
L’inchiesta Decimabis nasce dalle 44 ordinanze cautelari eseguite tra novembre e dicembre 2020 dalla Direzione distrettuale antimafia. Dopo la richiesta di rinvio a giudizio per 43 persone, il procedimento si è diviso in due filoni: uno con rito ordinario celebrato a Foggia e approdato ora in appello a Bari, l’altro con rito abbreviato che ha portato a una sola assoluzione e 27 condanne.
Secondo gli investigatori, l’indagine avrebbe ricostruito uno dei principali affari della “Società foggiana”: il sistema delle estorsioni, insieme al traffico di droga.
L’impianto accusatorio si basa su intercettazioni e sulle dichiarazioni di sette collaboratori di giustizia, tra cui Alfonso Capotosto, Carlo Verderosa, Giuseppe Folliero, Patrizio Villani, Danilo Pietro Della Malva e i fratelli Ciro e Giuseppe Francavilla.
Durante la requisitoria il pg Barbanente ha analizzato nove posizioni, soffermandosi anche su Leonardo Gesualdo, ritenuto affiliato al gruppo Moretti e protagonista di una lunga latitanza durata circa cinque anni: sfuggito all’arresto nel blitz del 16 novembre 2020, è stato catturato il 6 ottobre 2025.
Secondo l’accusa, Gesualdo avrebbe avuto un ruolo operativo nella gestione delle attività estorsive, occupandosi della richiesta e della riscossione delle tangenti e della consegna dei proventi agli affiliati.
Conferma della condanna a 11 anni per mafia è stata chiesta anche per Mario Clemente, indicato come affiliato al gruppo Sinesi-Francavilla e noto per essere stato il primo esponente della “Società foggiana” a dissociarsi. Nei mesi scorsi, durante il processo, aveva dichiarato di essersi avvicinato ai testimoni di Geova e di aver abbandonato il passato criminale, senza però fornire nomi di altri presunti complici.
Lo riporta lagazzettadelmezzogiorno.it.



