BARI – Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari ha disposto la sostituzione della misura della custodia cautelare in carcere con quella degli arresti domiciliari nei confronti di Renato Quitadamo, 43 anni, nato a San Giovanni Rotondo il 17 luglio 1982 e residente a Mattinata. L’uomo è difeso legalmente dall’avvocato Alberto Ciuffreda del foro di Foggia.
Il provvedimento, firmato dal GIP Ilaria Casu il 13 luglio 2026, accoglie parzialmente l’istanza presentata dalla difesa dell’indagato, disponendo l’esecuzione della misura presso la sua abitazione, previa verifica dell’idoneità del domicilio da parte della polizia giudiziaria.
Contestualmente il GIP ha disposto la sua immediata liberazione, se non detenuto per altra causa, ordinando che venga accompagnato direttamente presso il domicilio, con i controlli affidati ai Carabinieri competenti per territorio.
Renato Quitadamo figura tra gli indagati nell’ambito della vasta inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari che ha portato all’esecuzione di nove misure cautelari relative a tre omicidi rimasti irrisolti della sanguinosa guerra di mafia sul Gargano, tra cui quello di Francesco Armiento.
Secondo quanto contestato dalla Procura, al capo 11 dell’ordinanza cautelare, Quitadamo risponde dei reati di false informazioni al pubblico ministero (art. 371-bis c.p.) e della relativa aggravante contestata nell’ambito del procedimento.
Gli inquirenti sostengono che, durante un confronto davanti al Pubblico Ministero, svolto insieme ai collaboratori Antonio e Andrea Quitadamo, avrebbe reso dichiarazioni ritenute non veritiere.
In particolare, secondo l’impostazione accusatoria, Renato Quitadamo avrebbe dichiarato: di aver accompagnato Francesco Armiento in una zona isolata nei pressi del ponticello di Tor di Lupo; di non aver incontrato nessuno; di ignorare quanto successivamente accaduto ad Armiento; di non aver discusso della vicenda con i fratelli Antonio e Andrea. Per gli investigatori tali dichiarazioni sarebbero state false.
La Procura sostiene infatti che Quitadamo avrebbe anche taciuto un acceso diverbio, sia verbale sia fisico, avuto sul posto con il fratello Antonio, episodio che, secondo l’accusa, sarebbe avvenuto nel tentativo di salvaguardare l’incolumità di Francesco Armiento.
Le accuse sono aggravate, secondo la Procura, dal fatto che le presunte false dichiarazioni sarebbero state rese in relazione all’omicidio di Francesco Armiento, delitto che gli inquirenti riconducono alla guerra di mafia garganica e che viene contestato come commesso con metodo mafioso e al fine di agevolare il gruppo criminale denominato “Romito-Lombardi-Ricucci”. Le contestazioni riguardano esclusivamente la fase delle dichiarazioni rese nel corso delle indagini e non attribuiscono a Renato Quitadamo la responsabilità materiale dell’omicidio Armiento.
Prima della decisione sulla misura cautelare, Renato Quitadamo era stato interrogato il 9 luglio 2026 davanti al GIP del Tribunale di Bari, nell’ambito del procedimento relativo all’operazione della Direzione Distrettuale Antimafia. Successivamente, con il provvedimento del 13 luglio, il giudice ha ritenuto di poter attenuare la misura cautelare sostituendo il carcere con gli arresti domiciliari.




il quadro probatorio non cambia, notizia pressoché inutile
conviene essere un -,indagano vengono arrestati,e si va ai domiciliari voi chiamate questa GIUSTIZZIA??? E una vergognia
Se non fosse una vicenda drammatica, mi verrebbe da dire: “ma siamo su Scherzi a parte”???