LORETO – «Quello che posso dire, in base agli elementi emersi, è che si tratta di un omicidio sostenuto dal cosiddetto dolo d’impeto». Lo ha dichiarato l’avvocato Simone Matraxia, difensore di Sami Khemaies, il 39enne tunisino accusato di aver ucciso a coltellate la moglie Luigia Fortunato, 33 anni, originaria di Cerignola (Foggia), al culmine di una lite avvenuta nell’abitazione della coppia a Loreto.
Al termine dell’udienza di convalida del fermo, il legale ha spiegato che, a suo avviso, si è trattato di «una risoluzione criminosa sorta e attuata in quel momento». La Procura contesta a Khemaies il reato di omicidio volontario aggravato; allo stato, non viene contestata l’aggravante del femminicidio. Il giudice per le indagini preliminari di Ancona, Carlo Cimini, pur non convalidando il fermo, ha disposto nei confronti dell’indagato la misura della custodia cautelare in carcere.
«Non siamo di fronte a un omicidio determinato dal rifiuto di una donna di mantenere o iniziare una relazione, né da un intento prevaricatore da parte del mio assistito nei confronti della moglie», ha aggiunto Matraxia.
L’interrogatorio di garanzia, svolto in videocollegamento dal carcere di Montacuto, è durato pochi minuti. Khemaies ha confermato di aver ucciso la moglie, sostenendo però di essere stato minacciato. Una versione che aveva già fornito ai carabinieri e al pubblico ministero Rosario Lionello dopo essersi presentato spontaneamente, nella notte tra mercoledì e giovedì, alla caserma dei carabinieri di Porto Recanati, dopo aver lasciato l’abitazione in cui si è consumato il delitto.
La Procura ha disposto l’autopsia sul corpo della vittima, affidata al medico legale Angelo Montana.
«Khemaies è ovviamente molto provato da questa vicenda – ha concluso il difensore – ed è pronto ad affrontare il procedimento con un atteggiamento di collaborazione, essendo consapevole dell’errore che ha commesso e della volontà di scontare la pena che l’autorità giudiziaria riterrà giusta».
Fonte: AnconaToday.



