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CERIGNOLA RAPINA Assalto al portavalori Battistolli di Bari, la banda cerignolana-andriese preparava un nuovo colpo

La banda accusata dell’assalto al portavalori Battistolli di Toritto del novembre 2024 avrebbe pianificato un secondo colpo

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
13 Luglio 2026
Cerignola // Cronaca //

La banda accusata dell’assalto al portavalori Battistolli di Toritto del novembre 2024 avrebbe pianificato un secondo colpo per recuperare il denaro perso nell’operazione precedente, finito in gran parte distrutto dalle fiamme dopo l’esplosione del portellone della cassaforte del mezzo blindato.

È quanto emerge dall’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Bari e dei carabinieri, culminata il 10 luglio con l’arresto di sette persone: quattro cerignolani, due andriesi e un bitontino, accusati a vario titolo di associazione per delinquere, rapina, detenzione di armi e ricettazione.

Secondo l’accusa, l’obiettivo del nuovo piano criminale sarebbe stato il caveau della sede barese dell’istituto di sicurezza Battistolli.

Figura centrale dell’indagine è Biagio Barrasso, 41 anni, di Cerignola, arrestato nell’ambito dell’operazione. Gli investigatori lo ritengono coinvolto nell’assalto al portavalori avvenuto a Toritto il 6 novembre 2024, quando il commando tentò di impossessarsi di un carico di 1 milione e 214mila euro trasportato dalle guardie giurate.

Durante quell’azione Barrasso sarebbe rimasto ferito nel conflitto a fuoco con i vigilantes. Poche ore dopo venne accompagnato all’ospedale Tatarella di Cerignola con una ferita da arma da fuoco all’addome, che secondo gli inquirenti sarebbe stata già suturata prima del ricovero.

Interrogato dai carabinieri, Barrasso avrebbe dichiarato: «Non mi ricordo niente, quel giorno ero a piedi in campagna in località Scarafone. Non so se era mattina o pomeriggio, mi sono sentito affaticato. Non ricordo come ma sono salito su una Tipo nera, e non so chi la guidasse, che mi ha accompagnato in ospedale dove ho detto d’essere stato colpito da un’arma da fuoco. Non ricordo però d’aver visto sangue, mi sentivo affaticato».

Gli investigatori hanno poi acquisito elementi attraverso alcune intercettazioni ambientali. Una microspia installata nella Fiat Panda utilizzata da Barrasso avrebbe registrato conversazioni ritenute rilevanti dall’accusa.

Secondo quanto riportato nell’ordinanza cautelare firmata dal gip Chiara Maglio, Barrasso avrebbe parlato della preparazione di un nuovo assalto a Bari, spiegando di aver già contattato alcune persone: «devono andare a rubare i mezzi». In un altro passaggio avrebbe aggiunto: «non abbiamo preso una lira», frase interpretata dagli inquirenti come un riferimento al mancato guadagno della rapina di Toritto.

Un’altra intercettazione, attribuita all’andriese Riccardo Magno, arrestato nel blitz, conterrebbe un ulteriore riferimento alla perdita economica: «che noi abbiamo perso tutto».

Il 14 luglio 2025 i carabinieri avrebbero registrato un confronto tra Barrasso, Giovanni Terlizzi e il bitontino Pasquale Pazienza, anche loro coinvolti nell’operazione. Durante la conversazione, secondo gli investigatori, si sarebbe discusso sia dell’assalto di Toritto sia del nuovo progetto ai danni del caveau Battistolli di Bari.

Pazienza avrebbe indicato un possibile luogo da utilizzare come base operativa: «Io ho una ritirata, bella assai, un’azienda agricola al paese, un grandissimo capannone che è chiuso. Ti metti sotto, puoi mettere 30 mezzi e non ti vede nessuno. Sono 5 chilometri dalla sede lì. Possiamo fare l’attesa lì».

Nel dialogo sarebbe emersa anche la difficoltà nel reperire i fondi necessari per organizzare il nuovo colpo. Barrasso avrebbe lamentato le perdite subite: «Siamo andati in perdenza e abbiamo perso un’altra volta».

Sempre secondo la ricostruzione accusatoria, il gruppo avrebbe valutato diverse modalità operative e la possibilità di coinvolgere altre persone. Barrasso avrebbe inoltre affermato: «Metto assieme alcune persone e me ne vado a rubare le macchine; me ne vado a fare le rapina ai camion, il furgone, la posta, la banca, è un problema mio».

Per il gip, dalle conversazioni intercettate emergerebbero elementi ritenuti significativi sul coinvolgimento degli indagati nell’assalto di Toritto e sulla progettazione di un nuovo colpo, con l’individuazione di un luogo ritenuto idoneo per nascondere i mezzi da utilizzare nell’eventuale azione criminale.

L’inchiesta dovrà ora affrontare anche il vaglio del Tribunale del Riesame, chiamato a esaminare i ricorsi presentati dalle difese contro le misure cautelari.

Lo riporta lagazzettadelmezzogiorno.it.

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