Un turismo a due velocità. Non tanto per l’impatto numerico, che aumenta e diminuisce a seconda delle stagioni, ma per le prospettive. Ecco che da un lato la Puglia dell’alta qualità (o comunque degli standard più elevati) schiera l’appeal del tratto di costa tra Polignano a Mare e Ostuni (con tappe obbligate a Monopoli e Savelletri), della Valle d’ltria e del Salento. Dall’altro la bellezza del Gargano che, tuttavia, ha caratteristiche da inquadrare: uno scenario paesaggistico da favola che purtroppo deve fare i conti con la palla al piede della mobilità. Fattori che ne limitano la crescita e la presenza dei grandi investitori di settore. «Va fatta una distinzione tra Vieste e le altre località – afferma Antonella Silvestri di Confindustria turismo – perché i numeri registrati da tale località balneare sono importanti: nel 2025 parliamo di oltre 2,1 milioni di presenze. Ma dal punto di vista delle prospettive il fattore mobilità si fa sentire».
I primi dati del Dms Puglia, il sistema di rilevamento dei flussi, indicano che nei primi sei mesi del 2026 arrivi e presenze sono in diminuzione (-7,5% nelle località costiere secondo Assoturismo Capitanata). «Certamente la capacità ridotta della spesa delle famiglie italiane – prosegue Silvestri – crea un rallentamento del giro d’affari. Tuttavia il dato va analizzato e per le strutture che spingono su un turismo esperienziale la tendenza va in direzione opposta. Là palla al piede? È inutile girare intorno alla questione. Il Gargano è meraviglioso, ma senza un sistema di mobilità efficiente l’unica risorsa per raggiungere la costa è l’automobile. Significa non sfruttare la leva dei collegamenti pubblici perché dall’aeroporto o dalla stazione ferroviaria di Foggia ci vogliono due ore e mezza per arrivare a Vieste. Per non parlare dei collegamenti con Manfredonia o con le località del Subappennino Dauno».
Qui non si parla delle catene del lusso (come Four seasons, Mandarin o Marriott), ma di un’offerta che si ricalibra in B&B, affittacamere e case vacanza. Molti campeggi e hotel che hanno avviato l’attività negli anni Ottanta e che passando di generazione andrebbero rimodernati su standard da 4 a 5 stelle con servizi. «Molti non lo fanno – conclude Silvestri – proprio per la difficoltà di attrarre visitatori l’elite. D’altronde la Valle d’ltria può contare su due aeroporti, Bari e Brindisi, con centinaia di rotte verso l’estero. Sa come ci si attrezza? L’opzione è acquistare un van e offrire il servizio navetta, spesso gratuito, con gli scali pugliesi. Perché dall’aeroporto di Foggia arriva ben poco».
Differente è il quadro dell’area barese. L’attenzione verso una ricettività di qualità e di alta gamma rappresenta un’evoluzione coerente con le scelte effettuate negli scorsi anni. «I riscontri delle nostre imprese associate sono incoraggianti – commenta Massimo Salomone, presidente della sezione Turismo di Confindustria Bari-Bat – soprattutto sul mercato internazionale. Bari sta consolidando il proprio molo di destinazione urbana, sostenuta da aeroporto, porto, eventi e dalla crescita del comparto del congressuale. Monopoli esprime una vocazione complementare, nella quale ricettività di qualità, costa, masserie, enogastronomia, wedding ed esperienze compongono un’offerta fortemente identitaria. Nella Bat, invece, alla ricettività qualificata si affiancano benessere e turismo termale».
C’è la corsa ad aprire nuove strutture ricettive lavorando sui permessi già esistenti ma da attualizzare (come il caso di Four Seasons a Ostuni) o sfruttando la velocizzazione dell’opzione Zes. «Sui numeri dell’alta gamma – termina Salomone – ritengo corretto attendere il consolidamento dei dati 2026. È però evidente una domanda che non ricerca semplicemente il lusso, ma servizi di livello, autenticità e qualità complessiva dell’esperienza».
In Salento la partita turistica è legata all’aumento dell’offerta d’accoglienza. Un parametro su tutti. Il registro delle strutture gestito dalla Regione spiega che quasi la metà degli operatori è in provincia di Lecce: 29.235 realtà su 66.898 censite. Un numero pari alla sommatoria delle strutture delle province di Bari (14.897), Brindisi (8.616) e Taranto (6.328). Nelle retrovie ci sono la provincia di Foggia (4.917) e la Bat (2.905).
Lo riporta corrieredelmezzogiono




Il turismo lo fanno le navi e gli aeroporti. Se la provincia di Foggia ha un porto di merda p bbell vdì…) ed un aeroporto di uguale merda (aeroporto sulla carta…), la colpa non è dei baresi o dei salentini ma di chi amministra i territori, parlamentari inclusi.