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Dissesto San Marco, Cera: avanti per rialzarci


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San Marco in Lamis – “LA deliberazione n. 154 del 24 giugno 2014 della Corte dei Conti (Sezione regionale di controllo per la Puglia), notificata al Comune l’11 settembre 2014, è un documento che farà storia per la nostra cittadina.Farà storia perché, finalmente, i cittadini hanno una fonte attendibile, al di sopra delle parti, dalla quale farsi un’idea, fondata su elementi concreti, certi e inoppugnabili, sulla reale situazione finanziaria del nostro Comune, su come si è evoluta nel tempo e, pertanto, su eventuali responsabilità. Basta avere un poco di pazienza, leggere con animo libero da pregiudizi la deliberazione e sarà chiara, per chiunque sia in buona fede, la situazione nella quale ci troviamo. La deliberazione, infatti, riporta con meticolosa puntualità date e dati che ricostruiscono fedelmente la vicenda nel suo dipanarsi nel tempo e nella sua pesante gravità.”

Rispetto ai tempi, la Corte dei Conti afferma, con inequivocabile chiarezza, che ‘La grave carenza di liquidità (che ha portato alla inevitabile valutazione della necessità di dichiarare il dissesto) proseguiva, ormai, almeno dagli inizi del 2007, e si era aggravata nel corso del 2012‘.(p. 3). Inoltre, ogni arzigogolo circa il fatto che la precedente amministrazione avrebbe lasciato in eredità “avanzi” di amministrazione viene definitivamente smentito dal fatto che la Corte fa notare che i sia pur “modestissimi avanzi di amministrazione” a partire dal 2008, non essendo veritieri, hanno fatto venire meno “la percezione della necessità di procedere ad un’operazione di sostanziale salvaguardia degli equilibri di bilancio” (p. 4).”

In altri termini, si è data l’impressione che i bilanci si chiudessero addirittura con un avanzo, mentre nella realtà vi era un consistente e strutturale deficit, che finalmente è venuto alla luce grazie al diverso atteggiamento assunto dalla nostra amministrazione, che è stato quello di fare chiarezza e di non ricorrere a sotterfugi per tirare a campare e, nello stesso tempo, finire di aggravare una situazione di per sé già grave.Anche questo diverso atteggiamento è possibile ricavare dalla deliberazione della Corte, che riporta fedelmente quanto riferito da me personalmente, ma soprattutto dal prof. Raffaele Fino (cui deve andare il ringraziamento dell’intera cittadinanza, oltre che quello mio particolare), nelle diverse audizioni disposte dalla Corte e nei diversi documenti chiarificatori inviati (da p. 10 a p.17).”

“E che l’atteggiamento della nostra amministrazione sia stato diverso, non solo lo si può evincere da quanto appena detto, ma viene esplicitamente riconosciuto dalla stessa Corte che, a p. 42 della deliberazione, così si esprime. “Appaiono degne di apprezzamento le misure che l’amministrazione convenuta ha adottato sin dal suo insediamento, a partire dall’intento, evidente in atti, di conferire trasparenza ai bilanci. Preme sottolineare, tuttavia, come la situazione risultasse già ampiamente compromessa e che i tentativi di risanare il bilancio non abbiano sortito effetti di sostanza”.

“Oppure, come si dice a p. 33: “Alla data del 15 maggio 2014 (perché non prima?), l’organo di revisione ha fornito con un dettaglio mai ottenuto finora dalla Sezione, la precisa quantificazione della debitoria”.Come si vede, basterebbero queste poche citazioni per tirarsi fuori da ogni responsabilità e per chiamare miei detrattori, a cominciare dagli esponenti del PD, a rendere conto del proprio operato, a giustificare di fronte alla popolazione la loro dissennata e irresponsabile condotta di nascondere la realtà rispetto, soprattutto, ai due elementi-chiave, che ci pongono di fronte alla scelta di dichiarare il dissesto o di tentare un piano di risanamento novennale. Ed i due elementi-chiave sono:la mole enorme di residui attivi inesigibili (già un precedente tecnico li aveva quantificati, approssimativamente in 3 milioni – p. 17 e p. 37 – );“i vincoli non ancora ricostituiti per il finanziamento del Piano sociale territoriale di Zona, ovvero € 4.100.000,00 circa (degli originali € 4.760.628,35 l’ente ha dichiarato in adunanza di aver già ricostituito 660.000 euro circa), nonché le somme incassate a titolo di affrancazione di canoni, censi e livelli gravati da usi civici per € 803.042,20” – p. 34 – (e, in proposito, la Corte parla sempre di operato contra legem – p. 36- , di “fondi vincolati utilizzati illecitamente” – p. 33-).”

Tutto ciò è riassunto a p. 37 con queste parole: “la ragione di tale deficit è da ritenersi nell’assenza di una politica seria di lotta all’evasione fiscale e nella mancata realizzazione di un reale riaccertamento dei residui realizzatisi nel corso degli anni, ferme restando le responsabilità relative all’illecito utilizzo dei fondi vincolati”. E’ pur vero che esistono altri elementi da considerare, come debiti fuori e dentro il bilancio (e la Corte, mancando di fatto le coperture nelle entrate, speso fittizie perché costituite, appunto, da residui attivi inesigibili, non fa molta differenza fra le due fattispecie), che ammontano (pp. 33-34) ad € 6.458.144,22, così ripartiti:

contenzioso € 1.111.356,50
liti definite con impegno di spesa € 116.993,76
spese a professionisti incaricati per liti in corso € 107.273,27
somme richieste nell’atto di citazione € 356.353,65
contenzioso TAR e Consiglio di Stato (urbanistica e non) –somme impegnate € 530.735,82
debiti in conto capitale € 1.871.367,26
debiti di bilancio (fatture non pagate conimpegno di spesa) € 3.475.420,46

“Anche questi debiti, però, si sono accumulati, in buona parte, sempre grazie al meccanismo perverso di pensare di poter far fronte alla spesa corrente con entrate fasulle e con anticipazioni di cassa con fondi vincolati. Quindi, il colpo di grazia alle finanze comunali, è stato dato proprio dell’utilizzo illegittimo dei fondi vincolati per il Piano dei servizi sociali e per gli usi civici (che, insieme, ripetiamolo, assommano a circa 5 milioni di euro, che vanno reintegrati, imponendo al Comune di reperire risorse non per pagare i debiti, ma per restituire quanto illegalmente utilizzato per spese correnti). Anche questo non lo dico io, ma lo dice la Corte dei Conti a p.3: “Lo sforamento del limite massimo previsto dall’art.222 del TUEL a seguito dell’impiego di fondi vincolati alle esigenze del Piano sociale di zona, di cui il Comune di San Marco in Lamis è ente capofila, per circa 4,5 milioni di euro, segnalato dal Sindaco, oltre ad essere una violazione normativa, è indicativo del grave stato di illiquidità in cui versa il Comune e che potrebbe portare allo stato di dissesto finanziario.”

“Ora, dopo questa deliberazione della Corte di Conti, se qualcuno vuole ancora coprirsi di ridicolo, attribuendo il dissesto a qualche centinaia di migliaia di euro spesi per mettere a posto viali e giardini, è libero di farlo, ma i fatti sono ben altri. Come ben altra è la realtà rispetto ad altre spese: io non percepisco indennità di carica e tutte le altre spese sono state ridotte o abolite, come quelle per gli assessori e per lo staff del sindaco (ma, anche in questo caso, non poteva certo qualche decina di migliaia di euro provocare il dissesto, né potevano provocarlo gli scarsi contributi per feste patronali e cose del genere).”

“Di fronte al perdurare di un atteggiamento provocatorio da parte delle opposizioni (si veda, ad esempio, il modo di dare la notizia della deliberazione della Corte di Conti da parte del segretario del Pd), io potrei reagire, come accennato, tirandomi fuori da ogni responsabilità, visto che la Corte lascia ben intendere dove ricercarle, rassegnando addirittura le dimissioni, considerato che, per i prossimi anni, di fronte c’è solo l’onere di tirare San Marco fuori da questa drammatica situazione (e potrei aggiungere anche tutti i guasti urbanistici ed ambientali emersi con l’alluvione).”

“Invece, non intendo affatto tirarmi fuori, voglio invece, proprio in questo frangente, confrontarmi con una realtà difficile, chiamando a raccolta tutti i cittadini, “tutte” le forze sociali, culturali e politiche ad un impegno straordinario ed unitario nell’interesse della nostra cittadina, che non merita di essere abbandonata, ma che va sostenuta ed aiutata a rialzarsi e riprendere il ruolo di esempio per altri comuni per le sue tradizioni culturali e di civiltà.”

Lo dice in una nota l’On. Angelo Cera, Sindaco di San Marco in Lamis.

Redazione Stato

Dissesto San Marco, Cera: avanti per rialzarci ultima modifica: 2014-09-13T19:20:18+00:00 da Redazione



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Commenti


  • mario merla

    Il Comine di San Marco in Lamis è evidenteche NOM ha i SANTI del Comune di Manfedonia che per la MEDESIMA situazione (RESIUDI ATTIVI ingenti inesigibili e debti CERTI enormi NON pagati) non è stata richiamata dalla Corte dei Conti (grazie Francesco B.)

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