Non si arresta la corsa dei prezzi dei carburanti e il governo è chiamato a trovare rapidamente una soluzione per contenere l’impatto del caro-benzina su famiglie e imprese.
L’ultimo aggiornamento dell’Osservatorio sui prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy fotografa un nuovo rialzo. Sulla rete stradale ordinaria, il prezzo medio del self service è arrivato a 2,100 euro al litro per la benzina e a 2,208 euro per il gasolio, rispetto ai 2,086 e 2,193 euro del giorno precedente.
La situazione non migliora sulle autostrade, dove la benzina self service raggiunge in media 2,192 euro al litro, mentre il diesel arriva a 2,285 euro.
Numeri che restituiscono la portata dell’impennata registrata negli ultimi mesi. Prima dell’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran, il 27 febbraio, la benzina self service sulla rete ordinaria costava circa 1,67 euro al litro, mentre il gasolio si attestava a 1,72 euro.
Il taglio delle accise verso la scadenza
Il governo ha già adottato una serie di interventi per contenere gli effetti dell’aumento dei prezzi. Dal 19 marzo al 10 settembre sono stati varati otto decreti-legge e sette decreti ministeriali, con misure che hanno previsto il taglio delle accise su benzina e gasolio e, di conseguenza, anche dell’Iva.
La sola proroga dell’intervento ha comportato un impegno complessivo di circa 2,16 miliardi di euro fino al 17 settembre.
Il problema, ora, è trovare nuove risorse. Le disponibilità per proseguire con un taglio generalizzato delle accise sono infatti limitate e all’interno del governo cresce l’orientamento verso misure maggiormente selettive.
«Vorremmo un provvedimento più targettizzato verso i consumatori e i fruitori che hanno maggiormente bisogno», ha spiegato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, esprimendo ottimismo sulla possibilità di arrivare a un nuovo intervento già nella prossima settimana.
Alla ricerca delle coperture
Il nuovo provvedimento dovrà essere definito prima della scadenza del 17 settembre, quando terminerà l’attuale riduzione di 17 centesimi delle accise sul gasolio.
Il nodo principale resta quello delle coperture finanziarie e della distribuzione degli aiuti. Tra le ipotesi allo studio c’è la possibilità di utilizzare circa un miliardo di euro derivante dalla vendita delle riserve di gas acquistate nel 2022, nel pieno della crisi energetica.
Ma sul tavolo ci sono anche altre proposte.
La Lega continua a sostenere l’ipotesi di un contributo da parte delle banche, soluzione che invece incontra la contrarietà di Forza Italia. Un’altra possibilità riguarda una tassazione degli eventuali extraprofitti delle società attive nella raffinazione.
Anche questa strada, però, presenta delle incognite: il rischio paventato è quello di scoraggiare gli investimenti nel comparto e, paradossalmente, contribuire a un ulteriore aumento dei prezzi dei prodotti raffinati.
Buoni benzina e aiuti alle categorie più colpite
Per quanto riguarda la distribuzione degli eventuali nuovi sostegni, una delle soluzioni considerate più semplici è quella dei buoni benzina destinati ai lavoratori dipendenti.
La Lega chiede però di estendere gli interventi anche ai lavoratori autonomi, mentre Forza Italia spinge per misure specifiche a favore dei pensionati.
Tra le ipotesi allo studio figurano inoltre interventi mirati per le imprese di autotrasporto, particolarmente esposte all’aumento dei costi del carburante, e persino la possibilità di introdurre uno sconto sul bollo auto.
Intanto, secondo le associazioni dei consumatori, il rincaro sta già incidendo pesantemente sui bilanci delle famiglie. Sulla rete ordinaria, un pieno da 50 litri è arrivato a costare, in un solo giorno, circa 70 centesimi in più per la benzina e 75 centesimi in più per il gasolio.
Il governo guarda anche alle trivellazioni
Nel quadro delle misure energetiche, il decreto sulla proroga del taglio delle accise contiene anche disposizioni per favorire lo sblocco delle trivellazioni di gas e petrolio ferme a livello regionale.
L’esecutivo valuta anche la possibilità di ricorrere alla nomina di commissari per accelerare l’iter delle pratiche.
Attualmente sono 38 le istanze pendenti relative a nuove attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi o al rinnovo delle concessioni.
Mentre il prezzo alla pompa continua a salire, dunque, il governo cerca una soluzione che possa sostenere famiglie e imprese senza gravare ulteriormente sui conti pubblici.
La scadenza del 17 settembre si avvicina e la partita sulle nuove misure contro il caro-carburanti entra nella fase decisiva.
Lo riporta l’ANSA



