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BEATA Foggia celebra la Beata Maria Celeste Crostarosa, memoria viva del Redentore

A dieci anni dalla beatificazione, la città ha rinnovato il proprio legame con la fondatrice delle Redentoriste

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
13 Settembre 2026
Cronaca // Foggia //

(A cura di Michele Ciani). FOGGIA – Preghiera, gratitudine e una profonda riflessione sul valore dell’amore cristiano hanno accompagnato, venerdì 11 settembre, la festa liturgica della Beata Maria Celeste Crostarosa, fondatrice dell’Ordine del Santissimo Redentore e figura particolarmente legata alla città di Foggia.

La celebrazione ha assunto quest’anno un significato ancora più intenso: nel 2026 ricorre infatti il decimo anniversario della beatificazione di Maria Celeste, proclamata beata il 18 giugno 2016 durante la solenne cerimonia presieduta a Foggia dal cardinale Angelo Amato, allora prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi e delegato di Papa Francesco.

Il programma della giornata è iniziato alle ore 17 con la recita del Santo Rosario, accompagnata da alcune meditazioni tratte dagli scritti della Beata. Alle 18 è seguita la Santa Messa di ringraziamento, presieduta da padre Rogério Gomes, Superiore Generale dei Redentoristi, e concelebrata da confratelli redentoristi e sacerdoti ospiti. Alla funzione hanno partecipato le Monache Redentoriste della comunità e numerosi fedeli.

Al centro dell’omelia è stata posta l’esperienza contemplativa di Maria Celeste Crostarosa e la sua capacità di rimanere fedele a Cristo nonostante una vita attraversata da incomprensioni, opposizioni, separazioni e sofferenze.

Una contemplazione, la sua, che non divenne mai isolamento o lontananza dai problemi concreti delle persone. Padre Rogério ha ricordato come guardare il mondo con gli occhi e il cuore di Dio significhi diventare maggiormente sensibili alle ingiustizie, alle contraddizioni e alle ferite dell’umanità.

La preghiera autentica, dunque, non può trasformarsi in una fuga dalla realtà. Deve tradursi nella capacità di lasciarsi toccare dal dolore degli altri, sviluppando sentimenti di compassione, misericordia e vicinanza. Un insegnamento particolarmente attuale in una società nella quale il rischio dell’indifferenza appare sempre più presente.

Nel corso dell’omelia è stato richiamato anche il passo del Vangelo di Giovanni: «Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi». Parole che racchiudono la grande sfida di ogni vocazione cristiana: rimanere nell’amore di Cristo e trasformare quell’amore in gesti concreti di cura, perdono, pazienza e servizio.

Maria Celeste Crostarosa visse personalmente questa esperienza. Nata a Napoli nel 1696, affrontò numerose difficoltà lungo il proprio cammino umano e religioso, senza rinunciare alla missione spirituale che sentiva affidatale da Dio. Nel 1738 giunse a Foggia, dove riuscì finalmente a dare forma al proprio progetto di vita consacrata.

L’anno successivo fondò il Conservatorio del Santissimo Salvatore, dedicato anche alla formazione delle ragazze. Foggia divenne così il luogo nel quale la sua spiritualità poté radicarsi e trasformarsi in una comunità fondata sulla memoria del Cristo Redentore.

La santità di Maria Celeste, è stato sottolineato, non nacque dall’assenza di fragilità. Fu una donna profondamente umana, con le sue lotte, i propri limiti e una costante sete di Dio. La sua forza consistette nella capacità di affidare ogni debolezza a Cristo e di perseverare anche quando il cammino sembrava diventare più difficile.

L’amore ricevuto nella contemplazione diventò progressivamente dono agli altri. La sua intera esistenza si trasformò in quella che la spiritualità redentorista definisce una “Viva Memoria” del Redentore: non un semplice ricordo, ma una testimonianza visibile e quotidiana della presenza e dell’amore di Cristo.

La festa celebrata a Foggia non rappresenta, quindi, soltanto l’omaggio a una religiosa vissuta nel Settecento. La storia della Beata Crostarosa continua a interrogare la Chiesa e la società contemporanea, ricordando che la fede acquista significato quando riesce a cambiare il modo di guardare e accogliere le persone.

Dalla clausura di un monastero foggiano, Maria Celeste continua idealmente a parlare al mondo. Il suo messaggio supera le mura e attraversa i secoli: la contemplazione deve generare compassione, l’incontro con Cristo deve trasformare le relazioni e l’amore non può restare una parola astratta.

Nel volto di chi soffre, nella solitudine di chi si sente dimenticato e nelle fragilità che spesso nascondiamo può ancora manifestarsi quella richiesta di vicinanza alla quale Maria Celeste seppe rispondere con tutta la propria vita.

A dieci anni dalla beatificazione, Foggia riscopre così non soltanto una pagina importante della propria storia religiosa, ma una presenza che continua a indicare una strada: rimanere nell’amore di Cristo e diventare, attraverso le scelte di ogni giorno, memoria viva del Redentore.

 

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“Felicità non è fare sempre ciò che si vuole, ma volere sempre ciò che si fa.” – Valerio Albisetti

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