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Estorsione a terzi di capoclan Cerignola su “invito” di direttore di banca: cominciato il processo

AUTORE:
Girolamo Romussi
PUBBLICATO IL:
13 Novembre 2009
Cronaca //

danaroCerignola – COMINCIATO ieri il processo a carico di Donato Piazzolla, il direttore di banca arrestato nel 2008 dai carabinieri di Molfetta con l’accusa di estorsione, seguita da un pestaggio, ai danni di un giovane imprenditore edile di Molfetta. Già ascoltati in tribunale l’attuale comandante del nucleo operativo dei carabinieri di Molfetta, Natale Selvaggi e l’imprenditore vittima dell’estorsione.

Oltre a Piazzolla nel procedimento sono coinvolti anche suo cognato Savino Sangermano, il boss cerignolano Giuseppe Caputo ed i coratini Michele Migliaccio e Giuseppe Balducci. I cinque furono ritenuti, dagli inquirenti,  responsabili a vario titolo di “estorsione aggravata in concorso” e “lesioni” ai danni del costruttore. Il direttore di banca coinvolto nell’inchiesta avrebbe promesso al capoclan di Cerignola una cifra pari a  5000 euro se avesse convinto il costruttore ad accontentarsi di 15000 euro piuttosto che degli oltre 80000 richiesti come corrispettivo per alcuni lavori edili eseguiti in una proprietà del Piazzolla (fonte: il Fatto di Molfetta)

molfetta Assunto l´incarico, lo scorso 3 gennaio, il cerignolano 55enne Giuseppe Caputo avrebbe telefonato al giovane imprenditore  barese, consigliandolo di accettare la somma proposta, per non ricadere in  ripercusioni  personali. Ma a seguito di un rifiuto dello stesso imprenditore di scendere a patti con i suoi estorsori, l’uomo sarebbe stato accoltellato due giorni dopo la teleffonata, oltre ad essere stato sottoposto ad un pestaggio, diretto dallo stesso uomo di Cerignola, e di due ragazzi, all’interno di un’area di servizio situata nella zona artigianale di Molfetta.

L’imprenditore di Molfetta avrebbe ceduto dopo altre successive minacce: ai primi di gennaio del 2009 (8), l’uomo, pur non avendo ricevuto alcuna somma, avrebbe consegnato ai suoi picchiatori una falsa dichiarazione nella quale lo stesso dichiarava di aver percepito una somma pari a 25.000 euro dal committente dei lavori. Una somma che metteva quindi l’imprenditore barese nella condizione di non pretendere ulteriori cifre di danaro. Il 12 gennaio l´arresto degli uomini, responsabili del reato suddetto,  i due cognati ed i tre aggressori. Nel corso dei controlli è staa recuperata anche la  dichiarazione resa, su minacce, dall’imprenditore barese.

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