Cultura

Macondo – la città dei libri


Di:

NEL NOME DI GIUDA
Recensione de “XY” (Sandro Veronesi – Fandango Libri)
Piero Ferrante

Sandro Veronesi, "XY", Fandango Libri 2010



Faccia pure corna e corna doppie, Sandro Veronesi. Ma se non è destinato ad esplodere questo “XY”, allora realmente bisognerebbe incominciare a pensare che il mondo ruoti all’incontrario. Perché, quest’ultima sua fatica, messa al mondo con una gestazione lunghissima – quattro anni di lavoro – è uno dei migliori romanzi apparsi sulla scena italiana degli ultimi anni.

Sapiente lui, Veronesi, a crearci attorno un’attesa quasi nevrotica, da spasmo. Ottimo il lavoro della Fandango, un battage inarrestabile e martellante ed un gioco col tempo calcolato alla perfezione. Un sito, il lancio de La Repubblica, l’anticipazione, il trailer. La presentazione dei personaggi, il disvelamento dell’origine dei loro nomi via web.

Il tutto, miscelato, impacchettato e regalato in un’edizione semplice ma efficace. E favorito, val la pena dirlo, dalla struttura interna del libro stesso. Magistrali i personaggi, caratteristiche pesate, parole col contagocce anche se spesso perse in una miriade (troppe?) di pensieri. Con il filtro, senza il filtro, ragionati o casuali. Magistrale l’arzigogolio della vicenda, che si perde fra un omicidio ed un mistero, si imbottisce di psicologia, psichiatria, psicanalisi, si innalza al Cielo con la religione. Magistrale il modo di portare avanti due personalità difformi come fosse un progetto unico, con la naturalezza del grande scrittore. Magistrale il prospetto dei luoghi, l’ambientazione, disegnata vividamente a tinte ora candide ora forti.

“XY” è un calderone. Anzi, è come due paioli ripieni di addensante che non attendono che essere fusi (e che si fonderanno dopo oltre 300 pagine). X come Giovanna Gassion, la psicologa trentina prima sconfortata, poi tenace, prima arresa poi mai doma, prima spenta, poi vitale, rassegnata e vincitrice, colpevole ed innocente,  peccatrice volontaria e volontaria redenta. Ingabbiata in rapporti da fuor di testa: una storia agli sgoccioli, una madre ossessiva, un prete diverso.

Già, il prete, don Ermete. L’imposible, la Y. Martello ed incudine nello stesso tempo. Un passato sapientemente lasciato nel vago, spesso nel buio. Misterioso. Misterioso lui, misterioso il suo paese, San Giuda. Settantadue case, qualche anima sparuta e nemmeno un giornalaio, nemmeno una scuola, nemmeno il barbiere. Un’entità chiusa, una casta civile, un blocco di piombo. Unito e compatto in principio, sfaldato e menzognero alla fine. È su San Giuda, sulle sue contraddizioni, sui suoi segreti, sui suoi dolori, che si abbatte la furia della morte. Dieci cadaveri. Tutte morti diverse. Depistaggi. Riunioni di ministri. Scena alterata. Una nuova verità. Creata. Artefatta. Artificiale. Umanamente e ragionevolmente comprensibile. Rassicurante (per quanto può esserlo un attentato terroristico).

Una verità subito rivelata che toglie al testo il sapore del giallo e sbianca anche le tinte noir, lasciando spazio alla psicologia, alle confessioni intime ed insieme alle soluzioni necessarie da metter su per non portare allo sbando la comunità trentina.

Giovanna e don Ermete. Don Ermete e Giovanna. Attori duali ed a volte dicotomici. Scienza contro fede, scienza e fede, scienza più fede. Incompatibili e poi stampelle l’un dell’altro. Fra di loro, malattie mentali ed eventi inspiegabili. Ma quando uno squalo aggredisce ed uccide in pieno bosco, quando si muore, in undici, in modo differente, in un’apoteosi della simbologia fobica piuttosto che in maniera “normale”, la ragione non può che arrestarsi. E ritorna il mistero; quel mistero da tacere, quel mistero da accettare. Quel mistero che fa crescere, che dona saggezza e matura le scelte conseguenti di Giovanna ed Ermete. Perché è inutile spiegare quel che le parole non possono spiegare o dipanare mentalmente quel che la mente non afferra. Perché “se ci sono le parole per dirlo, è possibile”. Ma, non per questo, svelabile.

Non resta che leggerlo. Classico del futuro.
Sandro Veronesi, “XY”, Fandango Libri, 2010
Giudizio: 4.5 / 5

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LA CAROFIGLIO LUCANA FA CENTRO

Recensione de “Come piante tra i sassi” (Mariolina Venezia, Einaudi)

Sabrina Caterino

Mariolina Venezia, "Come piante tra i sassi", Einaudi 2010



È stata definita, non completamente a sproposito, la versione lucana di Gianrico Carofiglio. Con i suoi romanzi legali ambientati in uno stretto contesto regionale – protagonista al pari dei personaggi e delle storie che vi si intrecciano –, la Venezia riesce a raccontare della sua terra, la Basilicata, appunto, con una leggerezza che mai diventa superficialità, un’ironia calibrata nonostante si trovi ad affrontare argomenti spinosi come quelli che vedono protagoniste le Procure di tutta Italia (e soprattutto quelle delle regioni meridionali) alle prese non solo con i reati che avvengono all’esterno ma anche con le lotte quotidiane alla disorganizzazione di chi ci lavora all’interno, tra chiacchiere di corridoio e perbenismo popolare dei piccoli centri, il tutto condito dal carattere tutto personale e non privo di difetti della protagonista, il sostituto procuratore Imma Tataranni.

Un romanzo che scorre facilmente, che forse tiene il lettore attaccato alle pagine più per la personalità e le vicende che ruotano intorno alla protagonista che non per il proseguo naturale delle indagini che la vedono coinvolta, e dal quale non ne uscirà completamente vittoriosa; questa, forse, è la riflessione finale che l’autrice ci consegna, una giustizia presente (ma con tante ombre di mezzo) che arriva alla verità nonostante forse si avrebbe preferito un’altra, di verità, più da favola, più da happy end, e che, in un turbinìo di sensazioni mescolate a fatti veri o verosimili, come la protesta degli abitanti per la discarica di scorie tossiche in territorio lucano, ci lascia con un po’ di amaro in bocca e la voglia di una nuova storia della Tataranni. Come Carofiglio comunque non ce n’è, per nessuno.

Mariolina Venezia, “Come piante tra i sassi”, Einaudi 2010. Giudizio 4 / 5

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I LIBRI CONSIGLIATI DA STATO QUOTIDIANO
IL ROMANZO: Jack London, “Storie di pugni”, Piano B 2010
IL SAGGIO: Filippo Maria Battaglia-Paolo Di Paolo, “Scusi, lei si sente italiano?”, Laterza 2010
IL CLASSICO: Gabriel Garcia Marquez, “Nessuno scrive al colonnello”, q.e (ed.cons. Mondadori)

I LIBRI CONSIGLIATI DALLA LIBRERIA EQUILIBRI, MANFREDONIA
IL ROMANZO: John Ronald Reuel, “Figli di Hurin”, Bompiani, 2010
La vicenda narrata è smisuratamente anteriore agli anni in cui si colloca “Il Signore degli Anelli”. Sprofonda a ritroso nella preistoria, e se la vicenda di Boilbo, di Frodo e di Aragorn è un mito, qui approdiamo al mito del mito. Si narra della genealogia di Hador, da cui discendono gli eroi di Dor – Iomin, della tragica Battaglia delle Innumerevoli Lacrime, delle nozze di Hurn e Morwen e del destino di Turin, loro figlio. Lasciata l’ultima pagina il lettore potrà rileggere “Il Signore degli Anelli” scoprendo nuove e inavvertite vie d’accesso.

NARRATIVA PER RAGAZZI: Daniel Pennac, “Occhio del lupo”, Salani 2010
Per descrivere questo romanzo nulla di più appropriato sono le parole utilizzate dall’autore stesso in un’intervista nella quale gli fu chiesto quale preferisse tra i suoi libri: “Un libro per ragazzi, l’occhio del lupo, la storia di un piccolo africano che incontra un vecchio lupo guercio venuto dall’Alaska”.

IL SAGGIO: Vito Mancuso, “Vita autentica”, Raffaello Cortina, 2010
Che cosa fa di un uomo un “vero uomo”? E’ la libertà da se stessi a rendere la vita autentica perchè vissuta nelle proprie scelte. Nel concetto di autenticità sono presenti due dimensioni, una soggettiva che riguarda il rapporto con se stessi e si traduce in spontaneità, l’altra oggettiva che riguarda il rapporto con gli altri e si traduce in sincerità, onestà, fedeltà e giustizia. Il vero uomo è colui che ha trovato qualcosa di più grande di sè per cui vivere e grazie al quale acquista un timbro personale e inconfondibile.

CLASSIFICA DEI LIBRI PIU’ VENDUTI A MANFREDONIA, LIBRERIA EQUILIBRI
Ken Follett, “La caduta dei giganti”, Mondadori 2010
Umberto Eco, “Il cimitero di Praga”, Bompiani 2010
Sandro Veronesi, “XY”, Fandango 2010

IN MORTE DI PEPPINO. UNO SGUARDO SU DI VITTORIO
Anita Di Vittorio, “La mia vita con Di Vittorio”, Vallecchi 1965
Michele Pistillo, “Giuseppe Di Vittorio”, Editori Riuniti
Michele Pistillo, “Togliatti-Di Vittorio 1956 – 1957. Dal ventesimo congresso alla morte del grande sindacalista”, Grenzi 2007

(a cura di Piero Ferrante)

Macondo – la città dei libri ultima modifica: 2010-11-13T10:11:12+00:00 da Redazione



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