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Tiberio Claudio Nerone, un imperatore ‘di fuoco’


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Nerone (moneta)

Nerone (moneta)

Lucera – NATO con il nome di Lucio Domizio Enobarbo ad Anzio il 15 dicembre dell’anno 37d.c., Nerone ebbe nella sua infanzia come precettori un barbiere ed un ballerino, da cui avrebbe imparato l’amore per la danza e lo spettacolo. La madre Agrippina e il filosofo Seneca, furono i  veri  fautori dell’ascesa al trono imperiale di Roma di Nerone. Egli divenne imperatore nel 54 d.c. alla morte dello zio l’imperatore Claudio e fu il quinto ed ultimo “princeps” della Dinastia Giulio-Claudia. Il primo vero scandalo  fu il suo primo matrimonio “incestuoso”con la sorellastra Claudia Ottavia,ma durò molto poco. Dopo questo divorzio, Nerone intraprese la sua storia d’amore con la fantomatica “Poppea”. Dotata di una bellezza ammaliante (colta,spiritosa, elegante), quest’ultima nel 58 d.c. divenne la moglie dell’imperatore e nel 59 d.c. fu sospettata dell’omicidio della suocera Agrippina. Ma fu il grande incendio di Roma nel 64 d.c. che immortalò per sempre questo imperatore, additandolo come il vero incendiario, anche se questo rogo divenne il pretesto per addossare la colpa ai Cristiani, autorizzando di fatto l’inizio di una sanguinosa persecuzione di quest’ultimi, la tradizione cristiana riporta che sotto questo imperatore avvenne la decapitazione di San Paolo e la crocifissione di San Pietro . Nerone dopo l’incendio dette alla città imperiale un nuovo assetto urbanistico e costruì la nuova sede imperiale la famosissima“Domus Aurea”. A lui si deve anche una delle riforme monetarie più importanti della storia di Roma imperiale. Per porre rimedio all’aumento del mercato dell’oro e dell’argento, egli deliberò una riduzione di peso degli aurei e dei denari d’argento. Tale provvedimento (geniale per quei tempi)  portò notevoli benefici all’economia dell’impero per almeno altri 150 anni. Dopo svariati errori, pose fine alla sua vita, suicidandosi il 6 giugno del 68 d.c. gettandosi sulla spada di un liberto. Viene inoltre ricordato per la sua pazzia (dovuta all’ossido di piombo,utilizzato per addolcire i vini) e al fatto sconveniente per un imperatore di dare spettacolo in pubblico, recitando,cantando e suonando la “lira”.

Tiberio Claudio Nerone, un imperatore ‘di fuoco’ ultima modifica: 2009-12-13T18:21:59+00:00 da Redazione



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Commenti


  • Ferruccio Gemmellaro

    Omologismo storico
    /…/ Augusto non aveva eredi e gli successe il figliastro Tiberio (pacificatore col Senato), donde il via alla dinastia Giulio-Claudia: Caligola, Claudio (porto di Ostia, acquedotto) e Nerone.
    Caligola (14-37dC) si trasformò in un emulo di sovrano orientale, accentuandosi divinizzazione e onnipotenza, allo scopo di rafforzare la propria figura a scapito dell’autorità istituzionale del Senato; per svilirne la dignità e dimostrare quanto Ei potesse, giunse a far nominare senatore il proprio cavallo, un atto che i partigiani avversi assunsero a mattone utile per costruire la pazzia dell’imperatore.
    Morì assassinato da una congiura ordita dal partito dei senatori.
    Durante la “prima repubblica” italiana, il partito radicale di Pannella riuscì a far eleggere in Parlamento la pornodiva Ilona Staller, appunto per dimostrare quanto permeabile fosse l’istituzione alle volontà diverse dall’espressione popolare e dal comune senso della morale.
    Nerone (54-68), dopo un inizio d’intesa con il Senato, comprese che per consolidarsi il potere occorreva schierarsi con la casta militare – i pretoriani n’erano l’emblema – e con la plebe, ricavandone un irriducibile sostegno.
    Un iter politico-ideologico sfociato nel nazional-populismo di convenienza che Napoleone (da rivoluzionario ad imperatore), Mussolini (da socialista a dittatore) avrebbero ripercorso circa duemila anni più tardi. Il Duce, poi, con l’ONC, avrebbe addirittura omologato nel regime l’istituzione romana della distribuzione dei campi ai veterani. Occulto strumento propagandistico, quanto il primo, e, guarda caso, nelle stesse terre d’allora: Puglia, agro romano e pianura padana.
    La politica di Nerone, infatti, fu d’elargizioni e spettacoli popolari, che lo proteggevano dall’ostilità del Senato.
    La questione degli spettacoli era di lunga data; il Senato, infatti, ponendosi contro il popolo, l’aveva sempre osteggiati, considerandoli di minaccia ai costumi; in realtà, aveva compreso l’enorme potenzialità politica degli attori, attraverso la satira e la tropologia teatrale.
    Ancora oggi, le istituzioni, pur democratiche, temono e, quando ne hanno l’opportunità, oscurano gli spettacoli satirici, oltremodo quando presentati dal televisore, l’ultimo omologo, questo, dell’anfiteatro.
    E fu di Nerone l’idea di incenerire i quartieri malsani di Roma – un labirinto di capanne maleodoranti e botteghe di materiale infiammabile – per risanarla e ristrutturarla modernamente (l’incanto della Domus Aurea)
    Una novità urbanistica che gli avversari, allo scopo di coglierne occasione di rivincita, fecero passare per follia incendiaria.
    Il patriziato della fazione senatoria non aveva digerito il fuoco nelle loro ingenti proprietà immobiliari e pare che l’ordine d’evacuazione emanato da Nerone non fosse stato bene diramato e\o eseguito, pertanto le fiamme s’estero – o addirittura appiccate da agenti – laddove non previsto.
    Nerone si salvò facendo ricadere ad arte le colpe sui cristiani, una comunità che il sistema di potere, in connivenza col paganesimo, aveva reso invisa alla gente, alla stessa stregua degli ebrei, ma per motivazioni ben diverse e storicamente sempre attuali.
    La questione è controversa; pare che per cristiani s’intendesse la comunità palestinese costituita da cristiani ed ebrei, quest’ultimi di numero ben superiore rispetto a quello esiguo dei primi, ancora in una primitiva fase di espansione.
    Accade ancora, in epoca contemporanea, che servizi occulti, al servizio di filibustieri della finanza, promuovano gesti terroristici orditi a criminalizzare gli avversari e per far sorgere, così, nell’opinione pubblica la necessità di perseguirli.
    Hitler, nel ’33, giunse ad ordinare il rogo del palazzo parlamentare, per far ricadere la colpa sui comunisti; ma fece di più; il Führer e, in subordine, Mussolini incendiarono il mondo, cercando di colpevolizzare ancora gli ebrei quali finanziatori arbitri delle plutocrazie.
    Oltre a ebrei e cristiani, a Roma, si diffusero nuovi culti a prova di una straordinaria tolleranza sovente offuscata da cronache faziose: della Magna Mater (Cibele) che portava la speranza della resurrezione, di Diòniso (Bacchus) che prometteva la vita oltre la morte, di Iside che infondeva ai credenti la possibilità di trovarsi quel giorno al cospetto del giudizio divino, di Mitra (Zarathustra) glorificante il sacrificio per la ricerca del bene e della castità… dogmi tutti omologati nel cristianesimo.
    In un pertinente inciso, ricordiamo che la nascita di Budda, l’adorazione dell’astrologo eremita, le tentazioni del malefico… si ritroveranno ancora nel Vangelo.
    C’è da dire, però, che la tradizione \ vedi Faraoni d’Egitto \ riversata nella Roma imperiale, identificava nella figura del re il rappresentante divino a terra, mentre la novità dei cristiani, che andava a rielaborare la tradizione degli ebrei, la sottraeva a beneficio di una seconda, quella del papa-pontefice; quindi, una grave perdita nella gestione del potere, uno sdoppiamento che avrebbe condotto, più d’ogni altro, alla loro persecuzione e, per inerzia, anche regnanti cristiani allo scontro con la Chiesa, l’abbrivo alle autonomie ed agli scismi.
    I monarchi inglesi sono gli omologhi di quest’antico potere sacerdotale: Enrico VIII fece approvare dal Parlamento l’Atto con il quale il re d’Inghilterra si sostituisce al papa nel governo della Chiesa (Anglicana).
    In risposta, il partito del Senato s’aggiudicò il governatore della Gallia, Sulpicio Galba, che decise d’intervenire con le sue armate per spodestare Nerone, a condizione però che sarebbe stato incoronato lui imperatore e così avvenne.
    I cronisti istituzionali, leggasi Svetonio \ 70-140 \, raccontano di (Nerone) un imperatore pazzo e sadico \…\ in realtà, la plebe ed i militari romani ne tramandarono la memoria come di un generoso ed indimenticabile principe \…\ (M. Vegetti e M. Coccino – Zanichelli 1979).
    \… \ i quartieri distrutti della città vennero ricostruiti non disordinatamente, come dopo l’incendio gallico, ma con allineamento di case ben calcolato ed ampiezza di strade; fu limitata l’altezza delle costruzioni, vi si aprirono cortili e vi si aggiunsero portici a proteggere le facciate \…\ (Tacito 54-120 dC) /…/

    NdA Versione integrale in Literary.it Autore on-line Ferruccio Gemmellaro Saggistica “Omologismodue”

    Ferruccio Gemmellaro

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