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Fecondazione: indagine, in media 12.300 euro per avere un bebe’

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
13 Dicembre 2012
Scienza e Tecnologia //

(Ph: iljournal)
Roma, 12 dic. (Adnkronos Salute) – Quanto costa avere un bimbo con la fecondazione assistita in Italia? Secondo i dati emersi dall’indagine della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori e i disavanzi sanitari, presentata oggi alla Camera, il costo finale del cosiddetto ‘bimbo in braccio’, è in media di 12.300 euro, con un valore minimo di 6.900 in Emilia Romagna e un valore massimo di 15.600 euro in Lombardia.

Con questa voce – precisa la commissione – si intendono tutti i costi che intercorrono dal momento della terapia riproduttiva a cui viene sottoposta la coppia, alle spese per la gravidanza visite, ecografie, esami, con i relativi eventuali ricoveri. A questi si aggiungono i costi dovuti alle complicanze delle gravidanze plurime e delle iper-stimolazioni. Infine quelli del parto vero e proprio, che è generalmente cesareo, e quelli delle complicanze sui nascituri, frequenti soprattutto nei parti plurimi che sono sempre prematuri e quindi necessitano di assistenza neonatale anche intensiva. Sottraendo i costi che riguardano la gravidanza, il parto e le eventuali complicanze nel neonato, si ottiene la somma che pagano le famiglie che fanno ricorso al privato, che oscilla dai 3.000 ai 4.000 euro. A pagarli di tasca propria, se non optano per la mobilità passiva, sono in particolare i cittadini che vivono al Sud e nelle isole, dove i centri sono perlopiù privati.

Ma quanto costa una procedura di fecondazione in vitro? Il rimborso medio nazionale corrisposto dalle Asl delle diverse regioni è pari a 1.934 euro. Quello che colpisce, è l’oscillazione del costo, che va da un minimo 928 a un massimo 3.547 euro, molto probabilmente specchio di performance diverse, di cui però nessuno può controllare i risultati. La prescrizione dei farmaci induttori dell’ovulazione – farmaci ad alto costo, visto che un ciclo può costare fino a 800 euro e molto spesso non basta – è affidata alla responsabilità dei centri di Pma solo nel 75% dei casi, in modo omogeneo sul territorio. Nel 25% dei casi dunque esiste il rischio che queste vengano fatte da chi non è controllabile, ovvero vengano erogate senza responsabilità specifiche.


Redazione Stato

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