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LA MARCA “Libera la terra” di Domenico La Marca, una canzone civile contro mafia, sfruttamento e indifferenza

Il progetto discografico, presentato il 14 aprile 2026 nella Sala del Vento della Fondazione dei Monti Uniti di Foggia, raccoglie otto brani inediti

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
14 Aprile 2026
Manfredonia // Notizie in piazza //

C’è una musica che intrattiene e una musica che prende posizione. Libera la terra, uno dei brani contenuti nel nuovo album La mia barca a vela di Domenico La Marca, sindaco di Manfredonia e cantautore, appartiene con forza alla seconda categoria: è una canzone civile, intensa, diretta, che mette al centro il tema della legalità, della dignità del lavoro, della giustizia sociale e della difesa del territorio.

Il progetto discografico, presentato il 14 aprile 2026 nella Sala del Vento della Fondazione dei Monti Uniti di Foggia, raccoglie otto brani inediti scritti e interpretati dallo stesso La Marca. L’album è stato realizzato dalla cooperativa Arcobaleno di Foggia, con etichetta Noteum, e nasce dentro un percorso culturale e sociale già consolidato, legato all’esperienza del centro interculturale “Baobab – sotto la stessa ombra” e alle attività di inclusione, solidarietà e sensibilizzazione portate avanti negli anni.

Libera la terra è un brano che si colloca pienamente nella tradizione della canzone d’autore impegnata, dove la parola non è decorativa ma necessaria. Il cuore del testo sta già nel verbo che apre e attraversa l’intero componimento: “libera”. È un imperativo, ma anche una richiesta collettiva, un appello morale e politico.

La “terra” evocata da La Marca non è soltanto suolo o paesaggio. È insieme madre, sorella, sposa, quindi luogo affettivo e simbolico, ma è anche spazio concreto di lavoro, diritti, economie, ferite. Una terra che nel testo appare “bruciata”, “svenduta”, “violentata”: tre parole che condensano devastazione ambientale, speculazione e abuso di potere.

L’elenco dei mali da cui la terra va liberata è preciso e senza ambiguità: mafia, affari dei potenti, corruzione, mercanti, politicanti, usura, pizzo, tratta degli esseri umani. Non c’è genericità nella denuncia; c’è invece la volontà di nominare i meccanismi che soffocano il territorio e piegano la dignità delle persone. In questo senso, il brano supera la dimensione lirica per assumere quella di manifesto etico e civile.

Particolarmente significativa è la connessione tra la difesa della terra e la difesa di chi la abita e la lavora. Quando La Marca scrive “Non sia più un inferno per chi vive o ci lavora”, il riferimento si allarga immediatamente al tema dello sfruttamento, del lavoro agricolo, delle filiere segnate dall’ingiustizia e, più in generale, di tutte le forme di sopraffazione che colpiscono i più fragili.

Centrale è anche il passaggio sulla memoria delle vittime innocenti: “Non ci sia più a terra il sangue di nessuno” e “Dei morti innocenti, colpevoli di niente”. Qui la canzone assume un tono quasi liturgico, civile appunto, trasformando il ricordo in responsabilità. La memoria, per La Marca, non è mai celebrazione sterile, ma seme che deve generare futuro: “Un seme muore, un giardino germogli”.

Il ritornello, ripetuto con insistenza, ha la forza di uno slogan collettivo, quasi da corteo o da piazza, ma senza perdere la sua intensità poetica. Serve a fissare un messaggio semplice e radicale: la liberazione della terra coincide con la liberazione delle coscienze.

Nella parte finale il brano cambia leggermente registro e diventa ancora più esplicito: la commozione non basta, le emozioni passano, occorre “cambiare le cose, arrabbiarsi e fare rumore”. È forse questo il punto più attuale e politico della canzone. La Marca denuncia il rischio di una società che si limita a indignarsi per pochi istanti, senza trasformare quell’emozione in impegno concreto. Per questo il verso conclusivo lega la giustizia sociale alla possibilità stessa di avere un domani: senza impegno personale e collettivo, nessun muro cade davvero.

Libera la terra si inserisce in un itinerario artistico coerente con la produzione precedente di Domenico La Marca. Già autore dello spettacolo musicale “E sarà domani”, il cantautore ha portato avanti negli anni una scrittura attenta alle questioni sociali. Tra i riconoscimenti ricordati durante la presentazione, la vittoria al Cantassori 2019 con Di cartoni e lamiera, dedicata al tema del caporalato, il Premio Sergio Bardotti ricevuto al Cantagiro 2020, la partecipazione a Musica contro le Mafie e, nel 2022, la pubblicazione dell’album Oro rosso, anch’esso centrato su tematiche civili e sociali.

Con La mia barca a vela, La Marca conferma dunque un profilo artistico in cui musica, territorio e responsabilità pubblica si tengono insieme. Non è un dettaglio che a scrivere e cantare questi testi sia un sindaco: la dimensione istituzionale e quella artistica qui si incontrano, dando voce a una idea di cultura come servizio, testimonianza e presa di posizione. Più che una semplice canzone, Libera la terra è una invocazione laica contro l’indifferenza. È un brano che chiede di non voltarsi dall’altra parte, di custodire il territorio, di difendere chi lavora, di opporsi alle mafie e a ogni forma di sfruttamento. Nella scrittura di Domenico La Marca convivono denuncia e speranza, rabbia e cura, memoria e futuro.

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“Felicità non è fare sempre ciò che si vuole, ma volere sempre ciò che si fa.” – Valerio Albisetti

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