Manfredonia

La settimana Economica: Figli del passato. Genitori di un futuro migliore


Di:

Family (st - lt@)

Manfredonia – “L’AZIENDA per essere ordine economico di istituto deve essere duratura, deve cioè svolgersi secondo condizioni di vita e di funzionamento tali da consentire di durare nel tempo in un ambiente mutevole.” Nel corso degli ultimi giorni mentre sentiamo ancora parlare di crisi, di nuovi declassamenti da parte delle agenzie di rating e di tassi di disoccupazione a livelli preoccupanti, mi è venuta in mente questa frase risalente agli oramai lontani anni universitari. Cercheremo, in questo articolo, di sviscerarne l’essenza e di capire in che modo potremmo imparare dagli errori commessi in passato.

In primis, come già discusso nel corso dei precedenti appuntamenti, giova osservare come le persone, nella loro articolata evoluzione, perseguano una molteplicità di obiettivi di vita. Questo perseguimento genera dei bisogni, i quali, per essere soddisfatti, inducono le persone a svolgere l’attività economica (intesa tanto in termini di produzione, quanto in termini di consumo di beni economici). L’attività economica è svolta fondamentalmente da tre classi di istituti (ovvero, aggregazioni di persone): le famiglie, le imprese e le amministrazioni pubbliche. Essa si sostanzia, prioritariamente, nel lavoro. Possiamo, pertanto, capire come economia\lavoro, capacità di risparmio e obiettivi di vita siano elementi estremamente interconnessi.

Al fine di stimolare l’attività economica e di permettere un più celere sviluppo economico, l’economia (e in termini più avanzati, la finanza) hanno elaborato i concetti di credito\debito. Infatti, per soddisfare il fabbisogno finanziario connesso alle proprie attività di produzione e di consumo, gli istituti di ogni ordine (famiglie, imprese, PA) possono ricorrere a capitali di prestito (debiti) negoziando la possibilità di disporre – in anticipo e per un certo periodo – di mezzi monetari altrui, a fronte di definite modalità di rimborso e del pagamento di un prezzo (interessi).

La disponibilità di capitali di prestito presuppone il risparmio, il quale può manifestarsi in ogni ordine di istituti, ma è sempre primariamente “risparmio di famiglia”.

Ciascun istituto, infine, è soggetto a rischi economici generali – ossia alla possibilità che le combinazioni economiche complessive producano utili e perdite, che ne sostengono o ne minacciano la vita duratura – e a rischi specifici – ovvero relativi a accadimenti economici strettamente legati all’istituto di pertinenza (ed eventualmente eliminabili per mezzo di assicurazioni).

Eccoci giunti al nodo della questione: affinché vi sia attività economica e, a maggior ragione, un rapido sviluppo economico, è necessario che vi sia capacità di risparmio. Utilizzando una dizione tipica delle definizioni in matematica potremmo dire che la possibilità di generare credito\debito è condizione sufficiente per ottenere un effetto moltiplicatore sull’attività e sullo sviluppo economici, tuttavia il risparmio è condizione necessaria.

Gli ultimi decenni hanno provato a convincerci del fatto che i “fondamentali” economici erano inutili e che tutto potesse essere conquistato grazie al debito. E bene, per l’ennesima volta affermiamo che il tempo per la società del debito è scaduto. Il lavoro ed il risparmio sono e saranno per sempre, anche a dispetto di quanti hanno teorizzato il contrario in passato, le condizioni primarie di produzione e di consumo di beni economici utili a soddisfare i bisogni delle persone; i bisogni emergono dagli obiettivi di vita delle persone e influiscono, sostanzialmente, nella loro articolata evoluzione.

Come avrete avuto modo di notare siamo tornati esattamente a quanto avevamo discusso in principio di articolo. Rileggiamo ora la frase proposta come incipit: “L’azienda per essere ordine economico di istituto deve essere duratura, deve cioè svolgersi secondo condizioni di vita e di funzionamento tali da consentire di durare nel tempo in un ambiente mutevole.”

Cattiva politica e dottrine economiche troppo spregiudicate hanno compromesso l’aspetto della durabilità’ descritto nella frase che abbiamo esaminato.

L’innovazione delle modalità di svolgimento dell’attività economica avrebbe dovuto ispirarsi, oltre che ai principi generali di giustizia, alla ricerca di soluzioni capaci di coniugare più elevati livelli di efficienza delle combinazioni produttive (ad esempio: una minore burocrazia nelle amministrazioni pubbliche al fine di agevolare l’attività imprenditoriale, soprattutto per i giovani; una imprenditoria “sana” che investa nella propria attività e che non si limiti a sfruttare i tanti sovvenzionamenti pubblici, spesso concessi alle stesse persone che li usano per fini personali) e più elevati livelli di soddisfazione dei lavoratori (definiti in letteratura economica, prestatori di lavoro). Al contrario, hanno prevalso: l’egoismo dell’arricchimento di pochi, l’individualismo degli arrampicatori sociali e la ricerca dei facili guadagni.

Come se ciò non fosse abbastanza, indovinate chi dovrà pagare gli errori commessi nel passato? Noi, ed i nostri figli. In tal senso va inquadrata l’aberrante decisione di far pagare (a carissimo prezzo) il costo di un progresso troppo repentino – ma necessario per entrare e per tenersi al passo degli stati aderenti alla UE – della piccola isola di Cipro alla popolazione cipriota stessa. Ci verrebbe da dire, oltre il danno anche la beffa. Ma questo è quanto. In precedenza avevamo sostenuto che la disponibilità di capitali di prestito (debiti) presuppone la capacità di risparmio, e che questo è risparmio di famiglia. Il caso di Cipro, con il prelievo forzoso sui conti correnti, ne è l’emblema. Cosa ci resta da fare allora? Spendiamo e sperperiamo tutti i nostri averi in modo tale da non dover pagare niente di quanto ci sarà richiesto a fronte – e bene ricordarlo sempre – dei debiti che abbiamo voluto contrarre noi stessi? Sbagliato! Sbagliatissimo!

Quello che dovremmo fare è vigilare che chi amministra la cosa pubblica, lo faccia scientemente e secondo il principio del “buon padre di famiglia”. Non c’è niente di male nel fare un mutuo per comprare una casa che diventerà nido per la propria famiglia; diversamente ottenere denaro da spendere in maniera dissoluta e lasciare i debiti ai propri figli è qualcosa di altamente disonesto e immorale.

Negli istituti pubblici i portatori di interessi economici istituzionali sono prioritariamente tutti i membri delle corrispondenti unità politiche; il loro interesse immediato e comune è la produzione ed il consumo di beni pubblici.” Gino Zappa

(A cura del Dott. Leonardo Taronna
Analista Economico e Finanziario
leonardotaronna@hotmail.com)

La settimana Economica: Figli del passato. Genitori di un futuro migliore ultima modifica: 2013-06-14T13:03:04+00:00 da Redazione



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Commenti


  • Antonello Scarlatella

    Che pena vedere che nessuno commenta un articolo di tale valore.
    Neanche un bravo, ad una analisi cosi’ impeccabile.

    Mi spiace dirlo ma la nostra comunità è proprio degenerata.

    Se fosse stato un articolo di cronaca, di sport ci sarebbero stati chissà quanti commenti.

    La vera crisi caro Leonardo è culturale.
    Questa città è troppo distratta e la sua società si ispira solo a principi effimeri.

    I valori sono, vestirsi fare lo struscio per il corso. La nostra ignoranza la noti già dal fatto che tutti copiano gli altri. Tutti hanno le stesse scarpe, tutti mettono la stessa marca di pantaloni, se apri un negozio che vende sigarette elettroniche tutti aprono negozi di sigarette elettroniche, se apri una pizzeria tutti aprono una pizzeria se apri un bar tutti aprono un bar…potrei continuare all’infinito.

    Nessuno si ispira al proprio know how nessuno si affida ad indagini di marketing.

    Si creano le attività alla rinfusa senza studiare alla base andiamo a tentativi a prove, per questo collezioniamo fallimenti economici e sociali.

    Probabilmente non c’entra nulla ciò che sto scrivendo con il tuo articolo, vuole evidenziare una cosa però che la nostra comunità è distratta senza cultura si imita il peggio e non si hanno e non si creano riferimenti di alto valore.

    Ed è questo il vero declino e la motivazione per la quale non usciremo mai dalla crisi anzi sarà sempre peggio.

    Ed ora tutti al mare…… Domenica tutti si metteranno il costume piu’ bello quello che metterà piu’ in risalto le fattezze fisiche perchè la nostra comunità ci vuole belli non intelligenti ed istruiti.
    Gli edicolanti venderanno centinaia di copie di giornali di gossip al massimo qualche stupendo libro di Andrea Camilleri.

    Continua a scrivere però Leonardo ti prego.

    Vi è una parte della popolazione che costituisce l’eccezione che conferma la regola a cui questi articoli non solo piacciono ma risvegliano nella nostra mente attività e pensieri che a volte diamo per scontato, abbiamo bisogno di persone come te che con i tuoi scritti ci riportano al senso filosofico del principio.
    Leggere poi la citazione di Gino Zappa….il mio illustrissimo Professore di Ragioneria che oggi non c’e’ più iniziava quasi tutte le lezioni con citazioni di Gino Zappa e Fabio Besta. Da ragazzi ci ridevamo sopra, ma nella vita neanche immagini quanto sono servite. Te lo dice uno che lavora da 27 anni.

    Grazie Leonardo

    Di sotto un altro commento…non mio forse lo leggeremo solo io te e Giuseppe, purtroppo non parla di Gossip…..


  • Antonello Scarlatella

    “Non pretendiamo che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi
    può essere una grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi
    porta progressi.
    La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E’ nella
    crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi
    supera sé stesso senza essere superato. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e
    disagi, inibisce il proprio talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La
    vera crisi è l’incompetenza. Il più grande inconveniente delle persone e delle
    nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita ai propri problemi.
    Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia.
    Senza crisi non c’è merito. E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché
    senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa
    incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo.
    Invece, lavoriamo duro.
    L’unico pericolo della crisi è la tragedia che può conseguire al non voler lottare
    per superarla.”
    Albert Einstein

    Dedicato a Giuseppe De Filippo alla Redazione di Stato e al Dott. Leonardo Taronna.

    Antonello Scarlatella


  • G.de Filippo

    Gent.le Antonello, la condivido totalmente ed è vero: “Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro”. E così sarà, grazie, nella speranza di poterci presto salutare, buona giornata; Giuseppe de Filippo


  • G.de Filippo

    Grazie Antonello, di certo i tuoi interventi li leggiamo in tanti, buona giornata; a presto, Giuseppe de Filippo

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